Ieri a Torino Roberto Vannacci ha preso parte al convegno organizzato dal sindacato di Polizia Fsp. Un incontro di categoria che verteva su diverse tematiche, dall’insicurezza urbana alle istituzioni fino agli imprenditori. L’ex generale era tra gli ospiti dell’evento, tenutosi dopo giorni di polemiche a partire da quella sul “bollino” formativo poi ritirato dal Viminale. Il capoluogo piemontese è stato in parte militarizzato: strade chiuse al transito, mezzi, cordoni creati dalle forze dell’ordine e ben duecento uomini in tenuta antisommossa. Uno spettacolo molto triste che, già semplicemente con questo clima, ha raccontato l’insofferenza di una parte politica (sempre rigorosamente e orgogliosamente quella del compagname rivoluzionario dei centri sociali) nei confronti dell’avversario, che si vuole soggiogare ad ogni costo.
Il “presidio” dei soliti noti è così partito presto. Le vedove di Askatasuna hanno iniziato subito con striscioni colmi di insulti, fumogeni e uova contro le forze dell’ordine. Insomma, il loro concetto di ordinaria amministrazione. Dopotutto i centri sociali lo avevano giurato qualche giorno prima: Vannacci a Torino non avrebbe fatto la passerella. In quella frase c’è già tutta la logica antidemocratica di questi giovani estremisti. Una parte della sinistra, quella dei militanti propal, dei reduci dei centri sociali, degli antagonisti di professione, che tratta un convegno come qualcosa da silenziare anche sdoganando la violenza fisica. E allora, dinnanzi a questo clima infame, è normale che la città venga militarizzata.
Va bene tutto, ma piegarsi a questi quattro scappati di casa sarebbe eccessivo.
E così d’improvviso arriva il genio: una donna che prende la parola ai microfoni de La Stampa e che guardando le camionette, si dice scandalizzata del fatto che il brutto e cattivo Vannacci sia così protetto da orde di poliziotti.
Cara gentile signora, quando in un Paese libero si devono schierare le forze dell’ordine per far parlare un politico, la responsabilità non è del politico ma di chi ha reso la suddetta protezione inevitabile. La colpa non è di Vannacci; è di chi minaccia, di chi si crede moralmente superiore a tal punto da voler prevaricare il diverso, di chi allude a ritorsioni persino fisiche, di chi considera la presenza di un avversario politico non un’occasione di confronto ma un’offesa da impedire. Il leader di Futuro Nazionale in quella sala faceva il relatore. Si poteva benissimo contrastare con criterio e con svariate argomentazioni. Purtroppo gli estremisti di sinistra non sono noti per la loro capacità dialettica e la loro cultura del confronto civile…
Dunque, ad aver perso non è (purtroppo o per fortuna) Vannacci. Ma chi per l’ennesima volta davanti a una personalità sgradita ha pensato che la cosa migliore fosse scendere per strada e fare casino. Un branco di manifestanti ha persino inseguito, spintonato e minacciato un sostenitore di Vannacci. È questo il concetto di democrazia che hanno in mente? È questa la loro idea di pluralismo e di libertà? In tal caso, se si guardassero allo specchio avrebbero una triste sorpresa: scoprirebbero di essere largamente peggio di ciò che giurano di combattere.
Alessandro Bonelli, 19 settembre 2026
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