C’è un paradosso politico dietro il cosiddetto emendamento “salva-Lupi”, presentato dal deputato di Forza Italia Paolo Emilio Russo. La norma nasce con l’obiettivo di aiutare Noi Moderati e incidere sugli equilibri interni al centrodestra.
Ma il suo effetto più rilevante potrebbe arrivare dall’altra parte dello schieramento: nel campo largo, dove rischia di rafforzare Matteo Renzi e il suo ruolo nel centro riformista.
La politica insegna che le regole spesso producono conseguenze molto diverse dalle intenzioni di chi le scrive. Una legge elettorale non si limita ad assegnare seggi: stabilisce quali strategie diventano convenienti e quali soggetti hanno maggiori possibilità di sopravvivere. Ed è proprio questo il punto centrale del salva-Lupi.
L’emendamento modifica gli incentivi per le liste che si presentano all’interno di una coalizione. Il risultato è chiaro: aumenta il valore della concentrazione dei voti e rende più rischiosa la frammentazione. In un sistema in cui una singola lista sotto soglia può aspirare a ottenere il vantaggio previsto dalla norma, presentarsi separati diventa molto più complicato.
Il meccanismo chiave è quello del cosiddetto “miglior perdente”. Tra le liste che non raggiungono il 3 per cento, quella che ottiene il risultato migliore può diventare il principale riferimento per il recupero previsto dalla disciplina. Non si tratta di un seggio garantito: un’altra lista potrebbe superarla. Ma significa che, nella competizione tra piccoli soggetti dello stesso spazio politico, pochi decimali possono determinare il risultato.
Il primo effetto riguarda il centrodestra. Il provvedimento rafforza Noi Moderati, tanto da essere stato ribattezzato in commissione “salva-Lupi”. Chiaramente, il partito di Maurizio Lupi non avrà i seggi assicurati, ma la norma renderà molto più difficile la nascita di nuovi concorrenti moderati sotto la soglia del 3 per cento.
Il vero paradosso, però, riguarda il campo largo. Da mesi il centrosinistra cerca una soluzione per rappresentare quello spazio riformista, liberale e cattolico che non si riconosce pienamente né nel Pd di Elly Schlein né nel Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte.
L’obiettivo era costruire un nuovo centro capace di dialogare con il Partito democratico senza consegnare automaticamente la leadership dell’area a Renzi. Il salva-Lupi rischia però di rendere questa strada molto più difficile da percorrere.
Se la regola premia chi riesce a concentrare più voti, perché un amministratore o un dirigente dovrebbe investire in un nuovo progetto politico privo di una struttura già consolidata? Il rischio è che molti preferiscano aggregarsi alla forza che offre maggiori garanzie. Ed è qui che emerge il possibile vantaggio di Matteo Renzi.
Italia Viva, nel perimetro centrista del campo largo, parte da una posizione privilegiata. È l’unica forza dell’area esentata dalla raccolta delle firme, grazie alla norma che riconosce questo beneficio ai partiti costituiti in gruppo parlamentare in almeno una Camera entro il 31 dicembre 2025.
Ma non è soltanto una questione burocratica. Italia Viva dispone già di una leadership riconoscibile, una struttura nazionale, gruppi parlamentari, amministratori e un’identità politica definita. Gli altri progetti centristi dovrebbero ancora costruire consenso, organizzazione e radicamento.
Nessuna norma può creare voti dal nulla. Matteo Renzi dovrà comunque dimostrare di avere una reale capacità di attrazione politica. Ma le regole possono modificare il peso relativo dei giocatori in campo. E questa norma aumenta il valore di chi è già pronto a raccogliere quello spazio.
Per Schlein è un problema politico. Il Pd ha cercato negli ultimi anni di costruire un rapporto diretto con mondi civici e moderati, anche per ridurre la centralità dell’ex presidente del Consiglio. Ma un centro che tende a concentrarsi attorno a Italia Viva rende questa operazione più complessa.
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Anche Conte dovrà fare i conti con un possibile rafforzamento di Renzi. Un interlocutore centrista più forte significa nuovi equilibri e una coalizione ancora più difficile da governare.
Il paradosso del salva-Lupi è dunque questo: un emendamento nato nel centrodestra per proteggere una forza moderata interna al suo perimetro potrebbe finire per aumentare il peso politico del leader che una parte consistente del centrosinistra ha cercato di marginalizzare.
Non perché gli regali voti o parlamentari. Ma perché, in un sistema che spinge il centro verso la concentrazione, Matteo Renzi rischia di diventare un passaggio quasi obbligato per chiunque voglia costruire un’alternativa moderata e riformista.
Salvatore di Bartolo, 18 luglio 2026
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