Sardinismo, malattia infantile del comunismo. Non so se ci avete fatto caso, ma da quando la sora Lella ha trasformato il PD nel centro sociale okkupato “La supercazzola antagonista”, si registra una vertiginosa regressione a livelli puerili del partito e, per osmosi, della sinistra tutta. Che un granché non è mai stata, però almeno le sue vestali portavano il grigiore ostentato dei nati vecchi nelle polverose segreterie: adesso è un proliferare di fanciullini che inseniliscono mai cresciuti davvero. Bravi a fare i soldi, per carità, come Renzi, ma pervicacemente inchiodati a una immaturità incorreggibile, tipo anche Calenda che avvizzendo non si è mai scrollato di dosso l’aspetto da Bottini, il cicciolo berretto e pantaloni al ginocchio figlio di mamma Cristina dello sceneggiato deamicisiano. O la Ilaler Salis che a forza di adolescenzial smarronare (adesso pretende la distruzione islamocomunista d’importazione francese) galoppa veloce verso una menopausa situazionista. Ma forse lei si salva, sta facendo i soldi nel falansterio postliberista di Bruxelles alla faccia delle rimbambite, nel senso etimologico, bambine di ritorno, che l’han votata votandosi al verbo di Giulietto Chiesa. Il sardinismo è il carrierismo dei garzoncelli scherzosi, i donzelletti che vengon dalla campagna umbra e vengono lanciati dalla Sardina in chief alla conquista di Terni. Tipo l’influencer antisionista del caffè Lavazza in aroma di sionismo, il tipo, là, come si chiama, che la sera va al bistrot della Gruber, la vita è un pendolo tra la Lella e la Lilli, ah sì, il Giuliani, Raffaele mi pare, quello che pare il Marcolino di Lino Banfi appena cresciuto, ve lo ricordate, “sio Lino, di che sesso sono le tartarughe?”. “Ma che… Non ho capito, non hanno sesso, sono ricchione, va bene?”.
Anche “Siolino” Giuliani andrebbe legato al calorifero per manifesta insopportabilità, prima che faccia danni, invece madame de Schlein lo fionda nell’agone proprio per quello: ci credo, che l’eccessivo Bandecchi si frega le mani e tutto il resto, e dove lo trova un freschello così, che lo fa vincere senza manco combattere? Siccome i sardini apprendisti filosofi, e qui ci appelliamo a una ricerchina dell’infallibile prof. Puglisi, sono divorati dall’ambizione, egli non esclude, com’è che dice? Ah, sì: di “mettere in futuro il mio impegno al servizio della cosa pubblica”. Il suo impegno è fare l’influencer gramsciano cartonato. Poi dice che ai compagni gli manca il Beringuer. No, gli manca una rotella se votano uno così. Perché va bene tutto, l’asfissia del vivaio, per dire le frattocchie, la scuola di partito dove almeno imparavano per imboccamento quattro cazzate militanti, va bene l’immaturizzazione, l’infantilizzazione, il rimbamboccimento, ma c’è un limite, o no? La mossa della cavalLella è emblematica di un trend, già si voleva imbarcare la principessa delle influencer, la Ferragni del consumismo comunista più incompatibile con la retorica del pauperismo di classe, poi, la filantropa s’è allargata, hanno subito affidato alla Lucarelli, bona pure quella, il lavoro sporco ed è saltata sul pandoro minato.
Ma la tendenza sardinista resta e l’armocromista la cavalca da amazzone: niente contenuti, per la carità, solo notorietà in saldo, in politica ci va chi porta voti non importa come, anzi se la fama è famigerata, tanto meglio. Influencer, “creator”, piedine da onlyfans, cantanti strombonati, provocatori penosi, idioti patentati, pregiudicati matricolati, filosofi a un soldo la dozzina, basta siano spocchiosi, improbabili e improponibili, verbosi come vecchi marpioni da prima repubblica, però virati social. La concretezza, come la serietà, la decenza, sono bandite, bisogna saper far andare la favella, s’ha da esser farfarelli professionali. Questo qui che tira su dagli sponsor, dalla Lavazza e intanto tira giù su Israele: ma chi lo regge? Eppure funziona così, basta un giro di salottini televisivi, magari qualche salottino massonico, per dire dei poteri più o meno sommersi che decidono davvero, e il gioco è fatto. Alla Lella va bene così e bisogna dire che purtroppo anche nell’altera pars si adeguano vigorosamente, ormai è una bagarre a risucchiare il peggio. Tocca vedere i divulgatori da bigino che se la tirano, “non escludo di mettere il mio impegno al servizio della politica”, e stanno dicendo: non escludo di infilarmi vorticosissimamente nel giro del potere dal quale non uscirò mai più. Perché la filosofia che ho imparato, l’unica, è quella di Ilaler, pura contemporaneità della scempiaggine metodologicamente inconsistente ma proiettata pervicacemente all’elogio del reato. Insomma sempre teeeso al rinnovamento, come il comiziante di Verdone. Rinnovamento di se stesso.
“Psicologo, divulgatore su TikTok e Instagram, filosofo, appassionato di etica, attualità”, a questi la fannulona che faceva cose, vedeva gente gli fanno uno shampoo. Con maglietta di Che Guevara, uno stragista seriale omofobo, e qui davvero si arriva all’improntitudine, a maledire chi non canta Bella Ciao, come alla Scala cigiellina i pagliacci di Leoncavallo, non il compositore, il centro sociale deep red che opera in total black. Ma che ne sa il votatore pavloviano comunista? Il PD degli anal/fabeti funziona per autoinduzione, come dice il Bonaccini a noi ci votano i colti e i ricchi, a quegli altri il contrario; e insigniscono Wanna Marchi, nella cui ontologia si riconoscono al punto da sognar di candidarla (“Non voglio parlare di ontologia, se vuole parlare di ontologia parli col professor Heidegger e vada a fare in culo!”, Carmelo Bene al Costanzo Show).
Ci vorrebbe l’amaro medicinale omonimo per smaltire le tossine del Raffaellino, gli occhialini cerchiati e l’eloquio fuori sincrono di chi ha niente da dire. Ma finché va in certi tinelli compiacenti nessuno lo rimette a posto e lui può atteggiarsi a salvatore del campolargo, che in effetti è un kindergarden dove si agitano petulanti griffati in carriera, sardiniani, flotilleri, resistenti, fumettari, spacciatori industriali di fumo, molto fumo, vagamenti antisemiti ma diciamo antisionisti che fa più problematico, più storico.
Max Del Papa, 3 ottobre 2026
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