Politico Quotidiano

Ilaria e Ivan, due cuori e una casa in comune? Che guaio per la Salis

Tra versioni che non tornano e dettagli sempre più strani, spunta un intreccio tra la Salis e il suo assistente che fa divertire più della politica stessa

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Apriamo con una domanda, ma non così buttata là, anzi accorata, urgente, un po’ alla Oliver Hardy: “Insoma, c’è qualcoosa che sai fòòre? Di Legale?”. Rivolta però non a Stanlio ma a Ilaria. Certo, almeno lei non mente sul curriculum come fanno tante signorinelle in fregola di potere, lei i suoi titoli ce li ha tutti e ben squadernati: 4 condanne, 29 precedenti di polizia, 90mila euro di debito all’Aler, una sfilza di occupazioni, un processo congelato in Ungheria (tentato omicidio, una bazzecola): è così che si diventa élite, europarlamentari a pugno chiuso e “Solidarietalpopolocubanoooh!”. Fino al capolavoro della notte in hotel col portaborse, regolarmente pregiudicato, “appoggiato” nella sua stanza d’albergo alla vigilia della manifestazione no kings, e anche no works: “Ci hanno svegliato alle 7,30, una barbarie”.

Appoggiato cioè? Comunque stava là, in barba, per coerenza, alle legislazione europea che vieta di appoggiare, per così dire, amorazzi in pianta stabile. Pareva finita con la sceneggiata di Ilaria novella Ibarruri, braccata dal regime fascista, manco ci si può appoggiare in santa pace in un hotel, e invece vien fuori di ben altro: Ilaria e Ivan (prima le femmine, per amor di woke) sarebbero effettivamente due appoggiati a vicenda, non solo negli alberghi durante i loro tour antagonisti, ma pure nella borghesia delle mura domestiche: residenti allo stesso indirizzo di un’abitazione di Milano come racconta Il Giornale.

Fino al fattaccio dell’hotel, dopo il quale la nostra flotillera, guerillera, occupadora, snasando puzza di bruciato, non decideva alla svelta di separare almeno le residenze, intestando la sua addirittura in un’altra città. Marachella, marachella! Trucchi da centro sociale, che lasciano il casino che trovano, anzi lo peggiorano perché la coda di paglia si sente fino a Cuba. A questo punto si potrebbe aprire una pensosa disquisizione, non del tutto freschissima, circa il tema di eros e potere, l’uomo/donna forte che diventa appetibile, la scalata di tante signorine&signorini fino a entrare nei giri che contano, lo vediamo, lo constatiamo ogni santo giorno, teste scucite e teste vuote o fin troppo fine, ambizioni e curriculum ricamati, eccetera.

Si potrebbe ma non lo facciamo se non per far notare, di passata, che la pratica vecchia come il mondo della (o del…) senz’arte né parte che arriva alle soglie del sancta sanctorum, con tanto di patacche auto ed egoriferite, “imprenditrice”, “giornalista e scrittrice” (andostà l’Ordine, quando serve?), è del tutto sfuggita al controllo. Oramai si esibisce, si costruisce, si inguaiano allegramente ministri, che potrebbero stare un momentino più attenti, specie nell’età della ragione, si mettono governi a repentaglio e ce ne si vanta in una totale frana della decenza, dello stile, della misura, con tutti che ammiccano da destra a sinistra perché l’andazzo è ormai sbracato e condiviso.

Ecco, si potrebbe fare questo discorso, ma non lo facciamo, tanto più che l’abbiamo appena fatto. Ma, per tornare a bomba, e alla domanda iniziale, noi si vorrebbe sapere un po’ di più sull’ultimo domicilio conosciuto della compagna euroonorevole Ilaria Salis col portavoce in appoggio Ivan Bonnin (sembra, per circostanze, intrecci e nomi, un fumetto di Diabolik ambientato a Clerville): insomma, almeno la casa abitata dalla diabolica coppia, era occupata? Abusiva? Come un rifugio del Re del Crimine? No perché noi saremmo molto, molto delusi, confsi e amareggiati casomai venisse fuori che era un comunissimo bilocale vista giardino interno regolarmente affittato, pagato eccetera. Non è da Salis.

Andiamo, puoi fare meglio di così. Va bene che ti sei imborghesita, che più che la lotta continua potè il bonifico regolare, che gli ozi bruxellesi eccetera, però dovrebbe esserci se non altro una coerenza di fondo, una linearità definitiva: non basta levare il pugnetto in aula per il popolocubanooh!” come una ginnasiale in assemblea, se anche le più agguerrite cedono, che resta del mondo askatasunato? L’armocromista?

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Dai Ilaria, garantisci che il tuo portaborse appoggiato (dove, come, in che senso?), tirato dentro im barba alle leggi, conviveva con te in un alloggio sottratto, alla faccia delle norme. Allora sì che ti riconosciamo. Allora sì che va tutto a posto. Se no davvero dobbiamo pensare che la politica l’è una bruta bestia che normalizza anche i peggiori, pardòn, i migliori, i più cazzuti (non te la prendere, non è sessismo, confidiamo nella tua fluidità ideologica, l’uomo è chi si percepisce, la donna pure e non parliamo del portaborse).

Facce sta’ tranquilli, ah Ila: dicci che quel rifugio in piena Milano era del tutto irregolare, solo l’ultima delle tue innumerevoli occupazioni, dei tuoi colpi alla faccia dell’ispettore Ginko; che non c’è benessere di potere che possa corromperti, che tu, alla fine, in fondo in fondo, sotto la tuta griffata Adidas, sei sempre la stessa, una okkupatrice compulsiva, indefessa, indomita e irredimibile, e che se lo fai con l’amor d’appoggio illegale e pregiudicato ci provi più gusto, c’est plus facile, è più Salis. Per favore te lo chiediamo. Almeno questo ce lo devi.

Max Del Papa, 9 aprile 2026

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