Politico Quotidiano

La consigliera Avs ridacchia: “Bimbi mai nati? Non sono mai stati vivi”. E scoppia la bufera

La squallida frase di Lavinia Ferrari a Pistoia denota come il femminismo sia spesso un’ideologia cieca piuttosto che un movimento costruttivo

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Lunedì scorso, una giovane consigliera comunale di Pistoia in quota AVS è diventata protagonista di un siparietto alquanto squallido che denota come il femminismo sia spesso un’ideologia cieca piuttosto che un movimento costruttivo. Ma andiamo con ordine. La consigliera comunale della Lega Cinzia Cerdini ha preso la parola per ringraziare l’Arciconfraternita della Misericordia, organizzazione che ha deciso di rinnovare un’iniziativa avviata nel 2018: uno spazio del cimitero per la sepoltura di feti, dei “bambini mai nati”. Un semplice luogo lontano dalle polemiche e dalle strumentalizzazioni politiche nel quale alcune famiglie possono piangere un figlio che non ha visto la luce per i più disparati motivi.

Apriti cielo: a rispondere è stata Lavinia Ferrari, consigliera di maggioranza e membro di Alleanza Verdi e Sinistra. Ferrari ha lanciato un’invettiva in aula consiliare nella quale ha chiesto chi siano questi “bambini mai nati”. Se non sono nati, a suo dire non sono mai stati vivi. Dunque, luoghi come lo spazio nel cimitero di Pistoia, ha aggiunto, spesso diventano solo dei posti in cui si recrimina qualcosa alle donne che scelgono di abortire. Poi ha continuato con una frase ad effetto ma che è completamente senza senso relativamente al tema affrontato: prima di dare rispetto a qualcuno che non è mai nato, bisognerebbe darlo alle scelte delle donne. Poche idee e ben confuse: cosa c’entra la scelta delle donne con un luogo di culto e di commemorazione praticamente inoffensivo? Non si capisce.

Cinzia Cerdini, a La Nazione, ha raccontato un’evoluzione della disputa ancora più dura, quasi beffarda: in base alla sua ricostruzione la collega di AVS avrebbe riso, dicendo che non ha senso occupare una parte di un cimitero per chi non è mai nato. La seduta è stata sospesa. Francesca Capecchi (Fratelli d’Italia) e Paola Calzolari (Forza Italia) hanno parlato di dolore delle famiglie e di una pagina brutta per l’aula. Nel frattempo tutta la componente di maggioranza, tra cui il sindaco, invece di prendere le distanze ha ridimensionato l’episodio citando la giovane età della consigliera e di conseguenza una propensione più marcata all’intemerata. In una nota successiva il primo cittadino di Pistoia ha detto di non condividere il tono, ma ha ricondotto quelle parole alla difesa dei diritti civili. Solito cerchiobottismo tipico dei moderati di sinistra che però evidentemente dietro le quinte gasano gli estremisti dei loro stessi partiti, altrimenti non si spiega questi da dove escano…

Il gruppo AVS ha poi tentato di spostare il punto di vista. Non si sarebbe parlato, dicono, del lutto per un’interruzione involontaria, ma di un accordo che riguarda anche le interruzioni fino a venti settimane, dove la legge non impone la sepoltura. Insomma non paghi, continuano: chiamare bambini ciò che il regolamento mortuario definisce prodotti del concepimento, scrivono, caricherebbe di colpa un diritto, quello all’aborto.

Il punto è molto semplice: una famiglia che ha perso un figlio prima della nascita ha diritto a un luogo per ricordarlo? Dire che chi non è nato non è mai stato vivo cancella tristemente l’esperienza di chi quel bambino lo ha atteso, sentito e pianto, amplificando il dolore di chi ad esempio subisce aborti spontanei, gravidanze interrotte per malformazioni, lutti. Ma tutto questo la consigliera di AVS non lo sa o fa finta di non saperlo per alimentare la sua retorica insopportabile…

Alessandro Bonelli, 7 ottobre 2026

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