Circola un video su di lei. Fatto da lei. La incorreggibile, irascibile, per niente carissima Ilaria Salis che si dissocia dalla condanna in primo grado per aver cacciato senza giusta causa due galoppini, e lo fa con il tratto padronale e vagamente autoritario che la sua condizione le dà: dopo avere premesso, in modo vagamente vannacciano, tolleranza zero per chi non si adeguerà alla versione ufficiale, la sua, passa al desculpe; ma le sue ragioni, molto tecniche, molto cavillose, non sembrano particolarmente convincente. Ilaria, come a volte le capita, legge, legge una pappardella immaginiamo preparata dai suoi legali e lo fa, curiosamente, con una voce impastata, inciampata, a metà fra Maurizio Costanzo e Maurizio Landini.
“Perché sono stata condannata?” domanda con la naturalezza dell’abitudine. Dopo uno spreco introduttivo di retorica politicante a base di “con chiarezza”, “nella massima trasparenza”, roba da far imballidire Giusebbi Conde, voilà la sua autoassoluzione: non ho potuto difendermi, non sono stata avvertita di quel procedimento e non certo per mia responsabilità in quanto ero “incolpevolmente assente”. Ma non spiega per quali ragioni e nemmeno perché il Tribunale dei Milano abbia durata tanta fatica, e inutile fatica, nel notificarle gli atti: due tentativi infruttuosi, par di capire, “alla mia residenza italiana”, quindi la procedura per irreperibilità e il giudizio in contumacia.
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L’euronorevolissima eccepisce che, da “personaggio pubblico”, insomma una vip, una diva, era facilissimo scovarla, tipo “l’indirizzo ce l’hai, rintracciarmi non è un problema”, per esempio con una pec. Il che è effettivamente previsto dalla riforma Cartabia, dunque sul punto potrebbe aver ragione Ilaler. Solo che non precisa tempi, circostanze, niente, resta sul vago che più vago non si può, e anche, di-cia-mo-lo, sul padronale. Può un tribunale perdersi senza essere in grado di verificare la reperibilità di una convenuta? E può la convenuta, anche proprio in quanto figura notoria, ma diciamo pure inconfondibile, ignorare, a lungo, un procedimento a suo carico, che oltre tutto le era stato preannunciato, come ammette lei stessa?
Ma un momento un momento, ho anch’io qualche argomento. Dice il saggio che la notifica di un atto del giudice del lavoro a un europarlamentare tramite PEC è valida se l’indirizzo risulta dai pubblici registri, a condizione che l’atto sia notificato in proprio dall’avvocato (ai sensi della Legge 53/1994) o tramite ufficiale giudiziario, previa considerazione di eventuali immunità e residenza estera. Circa la validità della notifica PEC, gli europarlamentari sono tenuti ad avere pubblici domicilii digitali; se l’indirizzo PEC del parlamentare è iscritto nei pubblici elenchi (come l’albo professionale di appartenenza o il Registro Generale degli Indirizzi Elettronici – ReGIndE), la notifica a mezzo PEC è pienamente legittima e si perfeziona con la ricevuta di avvenuta consegna (che Salis lamenta di non aver ricevuto). In caso di domicilio e residenza all’estero, poiché l’attività si svolge principalmente a Bruxelles o Strasburgo, le regole europee, dettate dal Regolamento UE 2020/1784 sul portale europeo della giustizia elettronica, disciplinano le notifiche all’estero: se l’europarlamentare non ha eletto un domicilio digitale o speciale in Italia e risulta residente all’estero (es. iscritta all’AIRE), la notifica via PEC potrebbe non essere sufficiente. In tal caso, si applicano i canali di notificazione all’estero previsti dagli articoli 142 e seguenti del c.p.c., richiedendo la trasmissione tramite l’ufficiale giudiziario (UNEP) per via consolare, diplomatica o tramite gli organi riceventi dello Stato membro”.
Insomma se capiss nagot; non è chiaro in particolare se le inadempienze siano, se mai, da parte dei ricorrenti, dei loro avvocati, non verificate dal tribunale, oppure della convenuta, forse in modo strategico: l’impareggiabile Salis ebbe già qualche grana ai tempi della identificazione da parte della polizia in albergo con l’ennesimo collaboratore, risultante suo convivente, al che cambiarono precipitosamente indirizzo tutti e due: anche allora le spiegazioni risultarono più cavillesche che convincenti, e anche allora convenne spostare l’attenzione su quelle rispetto al busillis. Che, nel caso specifico, è la condanna a un vigoroso risarcimento a due “inferiori” per assenza di giusta causa.
Nostra Signorina Delle Occupazioni precisa che la condanna (150mila euro circa cadauno: una martellata) è stata congelata, ed è un sollievo mica da ridere, in attesa dell’appello, per il quale ostenta fiducia, anche qui con piglio e cipiglio da potente che, quando ostenta “fiducia nella magistratura”, vuol significare fiducia nel riguardo che si deve alla propria rilevanza, insomma cari giudici tenete presente con chi avete a che fare; poi, olé, passa a scaricare i due galoppini, dipinti come traditori e perfino ricattatori: “Li conoscevo da tempo, ma ho avuto la sensazione che volessero solo influenzare le mie decisioni”. In che senso?
Peraltro, Salis, proprio come un sciur padrun da li beli braghi bianchi, attribuisce agli ex sottoposti “gravi inadempienze”, cioè non si facevano trovare, non rispondevano agli ordini, insomma due fancazzisti. Si vede proprio che erano comunisti; alla fine sarebbero arrivati addirittura a minacciare di rovinarle la reputazione, e qui davvero è un’impresa non da poco. Ilaria, ex precaria, lascia capire che una della sua statura non può concedersi troppa indulgenza, è una politica lei, una del potere, della élite, deve garantire “il corretto esercizio del mio mandato”: si è mai sentita una formula più padronale, più istituzionalmente sussiegosa? Comunque non ha dubbi: “Ho fatto bene e lo rifarei”. Che padrona senza cuore. Comunista fino a che conviene. Fin che non si passa dall’altra parte. Ma non è lei a denunciare a destra e a manca la mancanza di empatia, di rispetto, di compassione verso le maestranze vessate e sfruttate? E insomma, “solidarietalpopolocubanoooh!”, ma al pueblo italiano un po’ meno. Pussate via, brutte bertucce parassitarie lavative ingrate, comunisti di comunisti che non siete altro. E ora, cari inferiori, cazzate la randa: si salpa! E non dimenticate di lavare a specchio il ponte dello yacht. Che pretese poi questi straccioni irriconoscenti. Pure la giusta causa! Non avevano capito con chi avevano a che fare. Ilaria è una che se ne intende di occupazioni, figuratevi se si lasciava occupare lei da due de passaggio. Ah, uhè, uhi, la cuccagna non va lì. Menagrami di menagrami!
Max Del Papa, 24 luglio 2026
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