Ecco, abbiamo dato conto ieri del risveglio tardivo del nostro Mattarella, soavemente silente per due giorni dopo le escandescenze milanesi. Solo che il suo intervento all’assemblea dell’Unione Province italiane è stato, tanto per cambiare, talmente vago e – alla lettera – insignificante, cioè privo di costrutto, da non poter essere liquidato semplicemente registrandolo.
“Alle forze dell’ordine e in particolare ai quasi 200 feriti va la solidarietà della comunità nazionale… Occorre un’analisi intelligente e approfondita, e va elaborata un’attenta vigilanza in grado di contrastare violenze che sembrano esplodere in modo inatteso da soggetti inediti, condizione quest’ultima che pone interrogativi su cui riflettere sotto diversi profili”. Tutto qui? Tutto qui. Ma non è tutto, almeno per noi. Già la situazione, irreale, dei 200 feriti, delle divise attaccate, provocate, spedite in ospedale per un assalto di ragazzini ai forni griffati, non certo per giustizia sociale, non può venire liquidata con due parole due. E non c’è analisi intelligente e approfondita che tenga, sta tutto lì, sotto gli occhi e lo vede anche un cieco: la nostra democrazia è andata, fottuta, e feticizzare la Costituzione alla maniera di Benigni non serve, il Paese è sotto attacco da cima a fondo e che tanto avvenga per una guerriglia di minorenni islamici, che prendono il controllo del centro di Milano (ma anche di Roma, di Torino, di Bologna…), lo umilia ulteriormente.
Ma il seguito presidenziale è anche peggio: violenze esplose in modo inatteso? Da soggetti inediti? Inediti come, presidente? Se sono mesi, anni che il teppismo maranzoide insiste, se dopo la strage innesco di Modena si è avuta una accelerazione vertiginosa delle violenze, degli stupri, delle aggressioni di strada, degli avventori di bar accoltellati 22 volte mentre prendono il caffè da un balordo islamico e “mi sono divertito molto, appena esco lo rifaccio”; o quell’altro che in via Pini a Lambrate aggredisce 4 vigilanti privati, poi una pattuglia di carabinieri “per offrirli ad Allah”, subito lo rilasciano e lui sgozza un italiano che andava per prostituti magrebini. E le aggressioni sui treni, gli italiani costretti a scendere, a subire, e i ricatti delle mense scolastiche, e gli addobbi sacri delle chiese usati letteralmente per pulirsi il culo. Dove sta il presidente? Chiuso al Quirinale? Dovrebbe esistere una solidarietà nazionale, piena, preoccupata: assistiamo ad un’omertà che a cascata travolte tutti. Omertà, letteralmente “silenzio volontario e reticenza su un reato o sulle sue circostanze, motivato da paura, intimidazione, interesse personale o falsa solidarietà criminale”. Il Paese omertoso non sa più difendersi perché si è intossicato di viltà, se la cava con le formule, guardando da un’altra parte. Il risultato è lo spettacolo lugubre della gente che continua a prendere l’aperitivo a tavolino pregando di non venire investita da una carica di terroristi di 16 anni.
Un capo dello Stato, scusasse, non può cavarsela come in una gag di Raimondo Vianello, “Eh, chi se l’aspettava, eh!”. Attenta vigilanza, poi, in quale senso? Sarà mica la solita vasellina del capire le ragioni di chi sfrutta la “situa”, come racconta il Corriere, peraltro spalmato in modo acritico sulle false ragioni dei delinquenti? La situa, per dire l’occasione propizia di sfondare, razziare e poi rivendere la merce rubata su ebay o vinted. Il sospetto è lecito perché il presidente non precisa e come la pensa lo sappiamo, lui è per l’inclusione che si risolve in sudditanza, ha caldeggiato il ramadan nelle scuole di Pioltello da cui sono sciamati in massa molti dei teppisti di sabato e domenica. E sulla strage innesco di Modena si è defilato, lasciando passare la falsità del disagio poetico, estraneo a logiche jihadiste viceversa puntualmente emerse. Attenta vigilanza a questo punto non può che voler dire prevenzione e reazione dura, decisa. O li fermi, questi balordi che piovono da tutte le parti, o Milano sarà ogni settimana terra di conquista e dopo Milano il resto del Paese. Non è già così? La attenta vigilanza non è solo una questione di leggi quanto, in prima battuta, di comportamenti, di serietà, di spazio da lasciare e non lasciato ancora alle forze dell’ordine. È la fine degli alibi, delle riluttanze. Se ne stanno accorgendo dappertutto, in Spagna come in Germania, nei Paesi nordici come in Francia dove hanno distrutto solo negozi francesi o ebrei, le botteghe islamiche immacolate, e un ministro ha dichiarato: la situazione ci è sfuggita di mano e non sappiamo più come riprenderla, non abbiamo idea di cosa fare. Bravissimi!
È a questo che si punta anche qui, continuando coi vertici, con gli esorcismi, col fatalismo della rassegnazione, con i discorsi vacui nelle uscite pubbliche? Stupisce come davanti a una guerra palese e peraltro dichiarata, niente affatto dissimulata, non si scorga una coesione globale tra istituzioni, partiti, informazione, società civile, scuola, famiglie. Invece ognuno esorcizza per conto suo, in una situazione per cui tanti, sempre di più sono indotti a chiedersi se esista ancora uno Stato. Ma è proprio quando le istituzioni sembrano latitanti che si fa più urgente una solidarietà davvero nazionale, una comunione civile, una psicologia comune della tutela: accorrere in gruppo se un branco attacca uno, protestare, manifestare civilmente, niente ronde o sparate vannacciane, ma civilmente per dire basta, non ne possiamo più, non vogliamo accettare più questa allucinazione. Ma siamo divisi anche noi pochi, pochissimi che denunciamo le cose per come stanno. L’uscita di Mattarella meriterebbe il commento di Pasolini a proposito di un lontano predecessore: “Il gesto pisano di Giovanni Leone mi ha più che scandalizzato: mi ha quasi spaventato”.
Certo il partito comunista è ignobile nell’opporsi pregiudizialmente a qualsiasi provvedimento o misura, certo è chiara la sua compromissione con il terrorismo maranza da saldare a quello endogeno, certo sanno, e se possono agevolano, comunque avallano i furori che si coordinano via social per mezza Europa. Quella solita che si dice preoccupata per i fermati e offre servizio legale ai balordi! E resta impunita, nessuno la convoca, nessuno la denuncia sistematicamente per le sue apologie di reato.
Su questi aspetti, vorremmo un capo dello Stato capace di esprimersi e senza il fumo delle parole impalpabili. E lasciasse pur stare le giovani generazioni, la presunta disperazione, la mancanza di prospettive, il leggendario disagio, che già c’è il partito comunista nelle sue varie componenti, tutte indecenti, che ci soffia sopra. Sapendo di mentire. Mentre scrivo queste righe ho in sottofondo un allucinante dialogo, chez Bruno Vespa, fra un tesoriere piddino che tutto giustifica e il povero Donzelli di Fratelli d’Italia che esce pazzo come quelli che cercano di ristabilire la logica delle cose, dei fatti, a chi non ha intenzione di accettarla e gioca di malizia a costo di sposare un tatticismo demenziale. Ecco, dal partito comunista questo dobbiamo accettarlo, perché non c’è altro da aspettarsi; da un capo di Stato, il nostro Stato o quello che ne resta, non possiamo, non vogliamo, non dobbiamo accettarlo. Neanche se il capo dello Stato è, di fatto, il garante sostanziale del partito comunista.
Max Del Papa, 20 ottobre 2026
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