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Mascherine Covid, uno scandalo miliardario

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Ciò che emerso durante l’ultima puntata di Quarta Repubblica in merito allo scandalo delle mascherine, la cui inchiesta giudiziaria sembra che sia stata archiviata a tempo di record, sul piano generale conferma la tesi che sostengo su queste pagine sin dall’inizio della pandemia di Covid-19.

In parole povere, le opache vicende – ad esser buoni – emerse nel programma, che coinvolgono in qualche modo i vertici del Movimento 5 Stelle, non sono altro che la punta di iceberg di un sistema del terrore virale a cui, un po’ alla spicciolata, si sono aggregati un gran numero di personaggi che all’epoca fiutarono, ognuno nel proprio settore di riferimento, l’enorme e forse irripetibile occasione che si prospettava loro.

Occasione d’oro per ottenere appalti, consulenze, avanzamenti di carriera, prestigio e visibilità a tutti i livelli. Insomma, per dirla in soldoni, una grande occasione per accrescere il proprio spazio economico, politico e professionale nell’ambito di una società che in quel momento pensava di dover affrontare una implacabile malattia mortale, quando in realtà oggi sappiamo – personalmente lo avevo capito dopo una settimana leggendo i primi riscontri – che essa colpiva in modo grave esclusivamente i soggetti molto fragili e molto anziani.

Ma una volta compreso il colossale interesse rivestito dall’emergenza sanitaria, tutti questi soggetti interessanti non hanno fatto altro che soffiare sul fuoco, alimentando una paura del tutto irrazionale, creando i presupposti per paralizzare il Paese, infischiandosene dei colossali danni sociali ed economici che ne sarebbero poi inevitabilmente conseguiti.

Pertanto, oltre allo scandalo delle mascherine fallate comprate in Cina ed ai respiratori difettosi, va ricordato anche lo scandalo forse più demenziale di quel lungo periodo buio della nostra democrazia: la gigantesca operazione dei banchi a rotelle per le scuole. Una operazione commissionata dall’allora ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina – altro genio incompreso del M5S – a Domenico Arcuri, il controverso Commissario all’emegenza Covid, e che, insieme ai banchi monouso, costo al contribuente italiano circa mezzo miliardo di euro.

Ora, lasciando da parte i respiratori, per quanto riguarda le mascherine e i banchi a rotelle, l’evidente spreco, che su quest’ultime sarebbe tale anche se non fossero state fallate, è insito nel fatto che tutto questo enorme ambaradan non serviva a bloccare la circolazione di un virus banale per la stragrande maggioranza della popolazione (lo dimostra la prima indagine sierologica portata avanti da Andrea Crisanti – altro esperto della paura – nei primi momenti della pandemia).

In particolare, a testimonianza del fatto che ancora oggi esiste molta confusione e incertezza su quel periodo – incertezza e confusione che solo la attenta lettura dei dati più fugare – c’è quello che ha dichiarato il pur ottimo Felice Manti – efficacissimo nello spiegare la dinamica della citata e rapidissima archiviazione – proprio in merito alle stesse mascherine fallate. Egli, nel rispondere alle domande di Nicola Porro, ha sottolineato che sia possibile che una delle più alte mortalità in Europa del nostro personale sanitario (cosa che a mio avviso fu gonfiata ad arte, includendo medici molto anziani che erano in pensione da anni e non si conoscono nel dettaglio le cause del decesso) sia dovuto proprio all’uso di tali mascherine non a norma.

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Ebbene, mi permetto solo di mettere in evidenza che le mascherine ordinarie – in questo caso quelle chirurgiche e quella ffp2 – non sono mai servite e mai serviranno a proteggere chi le indossa – sebbene sull’aggettivo “protettive” si è giocato molto all’epoca -, bensì gli altri; in questo caso i pazienti dal droplet del personale di cura. In realtà, sempre dati alla mano, il personale sanitario in attività, mediamente assai più giovane dei pazienti che si trovò a curare durante la pandemia, a conti fatti fu interessato da un tasso di mortalità Covid in linea – quindi estremamente basso – con quello della popolazione cosiddetta sana. Non penso di dover aggiungere altro.

Claudio Romiti, 16 giugno 2026

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