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Mattarella storce il naso, Meloni tira dritto sul dl Sicurezza: “Non capisco perché…”

La premier: "Nessun pasticcio, la norma sui rimpatri resta. Decreto ad hoc per i rilievi del Colle"

Meloni salone del mobile
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Non sarà uno scontro Quirinale-Palazzo Chigi, ma poco ci manca. Il decreto sicurezza alla fine costringerà il governo a correggere il tiro, si parla di un decreto successivo che possa modificare la norma sui soldi agli avvocati che ottengono il rimpatrio assistito dei loro clienti, ma dalle parole di Meloni trapela tutta l’amarezza di chi è stata costretta – tramite Mantovano – a trovare un compromesso dopo che il decreto era stato già votato dal Senato.

“Non lo considero un pasticcio – ha detto oggi la premier a margine della visita al Salone del Mobile – Stiamo raccogliendo i rilievi tecnici, alcuni rilievi tecnici del Quirinale e degli avvocati, e trasformeremo quei rilievi in un provvedimento ad hoc, perché non c’erano margini di tempo sulla conversione del decreto per correggere la norma. Ma la norma rimane, perché è una norma di assoluto buon senso e francamente mi stupisce quello che ho sentito dire dalle opposizioni in questi giorni”.

Il punto è proprio questo. Ovvero che all’improvviso, un po’ dal nulla, la legge già passata da Palazzo Madama si è trasformata in una legge – stando a sentire Pd e opposizioni – in grado di mettere a rischio addirittura la tenuta democratica e giuridica del Paese. Si sono opposti anche Avvocatura e Anm. Ma Meloni non fa passi indietro. “Non mi è chiara”, spiega, “la ragione per la quale noi che riconosciamo il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante che fa ricorso contro un decreto di espulsione, non dobbiamo invece riconoscere il lavoro di quel professionista che assiste un migrante quando volontariamente sceglie di essere rimpatriato”. In effetti, al netto dei vari ragionamenti che si possono fare (leggete qui le opinioni di Lorenzo Maggi, del nostro Barista e di Giorgio Carta), fa strano. “Mi pare che sui rimpatri volontari assistiti siamo d’accordo – insiste Meloni -, è uno strumento che l’Europa ci chiede di intensificare, è uno strumento che continuiamo a portare avanti e sul quale stiamo lavorando per rafforzarlo. Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo, ora scopro che non lo siamo ma andiamo comunque avanti”.

Intanto l’attenzione è altissima verso quello che potrà accadere oggi pomeriggio a Islamabad, dove sono previsti i negoziati tra Iran e Stati Uniti per la riapertura totale dello stretto di Hormuz. C’è il rischio di ulteriori aumenti sul prezzo del petrolio, e quindi della benzina. “Ci sono importantissimi negoziati in corso che sosteniamo, sia quello di Islamabad sia il negoziato diretto Israele-Libano per noi molto importante, vediamo sulla base di quello che uscirà da questi negoziati le priorità che ci dobbiamo dare”, ha spiegato la premier che non esclude ulteriori proroghe sul taglio delle accise.

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L'inferno è pieno di buone intenzioni