Politico Quotidiano

Meloni-Schlein, che brutta la politica senza confronti

Erano belli i tempi dei duelli tv tra i leader come Prodi e Berlusconi, quel mondo oggi sembra preistoria

Immagine generata da AI tramite DALL-E di OpenAI
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Ieri sera, su La7, Enrico Mentana ha intervistato Giorgia Meloni ed Elly Schlein in vista del referendum costituzionale. Le due leader si sono susseguite sul palco, una dopo l’altra, senza incrociarsi neanche per un rapido scambio di domande. Così hanno dato vita a due monologhi distinti e separati. Eppure sarebbe bastato un pelo di coraggio in più per confrontarsi direttamente così da rendere il momento il più utile possibile ai cittadini chiamati a votare tra poche ore. Questo non è un caso isolato: è il sintomo di una pigrizia profonda che ha investito i frontman odierni della politica italiana.

Fino a una decina di anni fa il faccia a faccia politico era un elemento basilare e imprescindibile. Chi ha memoria televisiva ricorderà i duelli epici tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi: due ore di botta e risposta incalzanti dove i due segretari di partito si canzonavano senza riserve. E a dire il vero anche quando mancava il face to face tra due leader, i capi politici non rifiutavano mai di presenziare a trasmissioni tv con una direzione giornalistica antagonista. Sono storiche ad esempio le presenze del Cavaliere alle trasmissioni di Michele Santoro (Annozero su tutti) dove gli ospiti si scontravano in diretta, rischiando di perdere il controllo ma lanciandosi in delle invettive accese che diventavano estremamente preziose per l’elettorato che seguiva da casa. I leader insomma arrivavano preparati a difendere le proprie posizioni sotto il fuoco incrociato di giornalisti e avversari e non avevano alcuna paura di uscire dalla loro comfort zone.

Quel mondo oggi pare preistoria. Le interviste a compartimenti stagni sono diventate la norma. I leader scelgono solo palchi amici e platee compiacenti. Schlein, in particolare, ha fatto di questa strategia una regola: rifiuta sistematicamente i confronti diretti con Meloni o con chiunque rappresenti un contraddittorio forte. Ha declinato diversi inviti lanciati dalla Premier. Preferisce i comizi e i festival della sua area politica. Rifiuta persino i dibattiti nei new media (vedi Pulp Podcast di Fedez, che invece ha visto la presenza di Giorgia Meloni). Va detto a onor del vero che Elly Schlein non è la sola ad adagiarsi in questo atteggiamento: anche dall’altra parte si registra una crescente ritrosia a esporsi al rischio.

Perché questo appiattimento? Due motivi sono i più probabili: la scarsa dialettica della nuova classe politica e la paura che nell’era dei social, dei reel e dei TikTok un solo inciampo può diventare un meme eterno. Ma rifugiarsi nel controllo totale della propria comunicazione rischia sempre di più di apparire un sintomo di debolezza. Infine, questa chiusura a riccio conduce a una polarizzazione estrema: il contraddittorio vero rischia di apparire “troppo aggressivo” o “divisivo”. E il giornalismo rischia sempre più di diventare un ufficio stampa di questo o quel partito piuttosto che un organo imparziale che promuove il dialogo e l’informazione come principale fine della sua professione.

Alessandro Bonelli, 22 marzo 2026

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