La sinistra che oggi grida al “governo di estrema destra” se Vannacci entrasse nel centrodestra è la stessa che da anni vive in un eterno stato di emergenza ideologica. Qualsiasi cosa non rientri nel loro perimetro diventa automaticamente un pericolo per la democrazia.
Parliamo di quella sinistra che ha normalizzato occupazioni illegali, cortei che degenerano in violenza, centri sociali che trasformano ogni protesta in un test di resistenza urbana. Una sinistra che si presenta come custode della legalità mentre tollera comportamenti che con la legalità hanno poco a che fare. È la sinistra che riesce a sovrapporre ogni causa del mondo, anche quando non c’entra nulla: bandiere palestinesi ovunque, slogan intercambiabili, indignazione a rotazione. Una sinistra che parla di inclusione ma spesso sembra includere solo chi ripete il loro copione.
E ora, dopo anni passati a definire “fascismo” qualsiasi cosa non sia un seminario di attivismo, scoprono che un’alleanza nel centrodestra sarebbe la fine del Paese. La verità è che non siamo davanti a un’estrema destra: siamo davanti a un’estrema narrazione. Una sinistra che usa l’allarme come strumento politico, che preferisce la paura al confronto, che scambia il dissenso per minaccia.
Questo atteggiamento non è solo esasperante: è pericoloso. Perché trasforma il dibattito pubblico in una gara a chi urla di più, svuota le parole, brucia la credibilità delle istituzioni e alimenta divisioni che il Paese non può permettersi. Se vogliamo serietà, dobbiamo uscire da questa logica dell’allarme permanente. L’Italia ha bisogno di responsabilità, non di etichette ideologiche usate come armi.
Beppe Fantin, 14 ottobre 2026
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