Politico Quotidiano

“Non è vero!”. Meloni scrive alla Stampa e smentisce la bufala

E Giorgia punzecchia Matteo sui cartelli di Iv sui ritardi dei treni: "Dopo che c’è stato ‘lui', quasi nessuno lo ha più votato"

meloni retroscena la stampa Immagine generata da AI tramite GPT Image 1.5 di OpenAI
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Giorgia Meloni prende carta e penna e replica direttamente al retroscena che la voleva irritata per la campagna di Italia Viva sui treni in ritardo. La premier, con una lettera pubblicata da La Stampa, smentisce seccamente di essere stata “furibonda” per i manifesti lanciati dal partito di Matteo Renzi e, anzi, rivendica di averne apprezzato l’efficacia comunicativa.

“Non è vero che la campagna di Italia Viva mi ha irritato, così come non è vero che qualcuno a Palazzo Chigi abbia chiesto spiegazioni al Mit”, scrive la presidente del Consiglio. Secondo quanto ricostruito nelle ultime ore, infatti, da ambienti politici e giornalistici era trapelato un forte fastidio della premier per i cartelloni comparsi nelle stazioni italiane con lo slogan “Quando c’era lei”, riferito ai ritardi ferroviari e al governo Meloni.

La leader di Fratelli d’Italia, però, ribalta completamente la narrazione. “Devo dire che ho trovato la campagna molto efficace dal punto di vista comunicativo e l’ho detto direttamente a chi l’ha ideata, cioè MatteoRenzi”, afferma. Poi l’affondo politico, in perfetto stile polemico: “D’altronde, ‘c’era lui’ perché dopo che c’è stato ‘lui’, quasi nessuno lo ha più votato. Ma questa, ovviamente, è un’altra storia”.

Meloni affronta anche il tema delle presunte pressioni esercitate per modificare o limitare la campagna pubblicitaria di Italia Viva. “Non so se sia vero e non ho gli elementi per dirlo, perché mi occupo di tante cose ma grazie a Dio non degli spazi pubblicitari nelle stazioni”, scrive. E aggiunge: “A scanso di equivoci mi permetto di suggerire a chi ha questa responsabilità che la campagna di Italia Viva non dovrebbe essere toccata e dovrebbe proseguire così com’è”.

Per la premier, gli italiani “sono molto più intelligenti e consapevoli di quanto si pensi” e sanno “distinguere perfettamente tra la propaganda di partito e la realtà delle cose”. Un passaggio che si trasforma immediatamente in un nuovo attacco alle opposizioni e in particolare ai governi precedenti guidati dal centrosinistra e da Renzi: “Ricordano bene che, quando al governo ‘c’era lui’ e c’era il Pd, l’Italia era in condizioni tutt’altro che rosee”.

Nel finale della lettera, Meloni rivendica il proprio rapporto con le critiche e con il dissenso politico. “Sono tra le persone più criticate e contestate nella storia d’Italia e non mi ha mai spaventato la critica di nessuno”, scrive, sottolineando di essere stata all’opposizione “per decenni” e di avere “profondo rispetto per chi legittimamente tenta di far valere le proprie idee”.

Da qui la conclusione, con una stoccata finale ai governi del passato: “La Meloni non è furiosa, non si occupa dei manifesti nelle stazioni, non chiama Ministri e Ministeri per lamentarsi di sciocchezze di questo tipo. Sono cose che facevano altri prima di me. Io mi occupo dei problemi concreti delle persone, e continuerò a farlo”.

La replica di Matteo Renzi non si è fatta attendere. Il leader di Italia Viva ha accolto con soddisfazione la presa di posizione della presidente del Consiglio: “Mi fa piacere che anche Giorgia Meloni abbia apprezzato la campagna ‘Quando c’era lei’”. E ancora: “Mi auguro che dopo l’autorevole intervento della premier sia consentito a Italia Viva di continuare la campagna – compresa quella sui treni in ritardo – senza alcuna censura”.

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