Politico Quotidiano

Perché chi espone oggi questa bandiera si deve vergognare

Il M5S a Torino difende le battaglie contro la Tav. Ma il Movimento è stato chiaro: "Rivendichiamo le devastazioni"

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Mentre in Val di Susa si continua a fare i conti con il bilancio pesantissimo degli scontri di Chiomonte, una parte della politica sembra ancora incapace di prendere realmente le distanze dal movimento No Tav. L’ultimo episodio è andato in scena nel Consiglio comunale di Torino, dove alcuni consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno esposto la bandiera No Tav durante la seduta, riaccendendo inevitabilmente le polemiche. Un gesto che arriva dopo una giornata segnata da oltre 130 poliziotti feriti e da danni ingenti provocati agli impianti del cantiere.

Il capogruppo pentastellato Andrea Russi ha ribadito la posizione del Movimento sull’opera, cercando però di distinguere la protesta dalle violenze. “La nostra posizione sulla Torino-Lione resta ferma. Agli agenti feriti va la nostra solidarietà piena e convinta. Le aggressioni contro le forze dell’ordine sono gravi e le condanniamo con fermezza. Ridurre l’intera lotta No Tav agli scontri di una giornata significa strumentalizzare quanto accaduto”. Una presa di posizione che appare difficilmente conciliabile con quanto dichiarato negli stessi giorni da esponenti storici del movimento, come Nicoletta Dosio, che hanno rivendicato apertamente quanto accaduto, e dalla stessa organizzazione che ritiene “responsabili” degli scontri tutti coloro i quali hanno partecipato al corteo. Anche quello “pacifico”.

È proprio questo il nodo della vicenda. Da una parte vengono organizzati assalti ai cantieri, si incendiano mezzi, si colpiscono le forze dell’ordine e decine di agenti finiscono in ospedale. Dall’altra, puntualmente, si apre il dibattito sulle definizioni: si parla di criminalizzazione del dissenso, si invita a non confondere il movimento con i violenti e si prova a circoscrivere gli episodi a una minoranza. Uno schema che si ripete da anni e che alimenta, tra gli operatori di polizia, la convinzione di essere lasciati soli proprio dalle istituzioni chiamate a sostenerli.

La vicenda torinese racconta anche le profonde contraddizioni del centrosinistra. In vista delle elezioni comunali del 2027, la Torino-Lione è tornata a essere uno dei principali terreni di scontro tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle. Poche settimane fa Chiara Appendino aveva rilanciato la richiesta di portare il “campo largo” a esprimere una posizione contraria all’opera, ribadendo pubblicamente il proprio no alla Tav. Eppure, quando il Movimento era al governo del Paese, la realizzazione dell’infrastruttura non venne fermata.

Le tensioni, però, non riguardano soltanto i Cinque Stelle. Anche all’interno del Pd, soprattutto tra diversi amministratori della Val di Susa, permangono posizioni contrarie o fortemente critiche nei confronti dell’opera. Sul fronte di Alleanza Verdi e Sinistra la linea resta quella del no alla Torino-Lione, pur accompagnata dalla condanna degli scontri. Il vicecapogruppo alla Camera Marco Grimaldi ha preso le distanze dalle violenze, ricordando però la partecipazione di “20-30mila partecipanti pacifici” alla manifestazione e puntando il dito contro il Governo: “Chi gestisce gli Interni, Topolino? Come è stato possibile per quelle persone entrare nel cantiere?”. Sulla stessa linea la capogruppo regionale Alice Ravinale: “Violenza e guerriglia ci fanno schifo”. Già, ma vale la pena ricordare quanto detto da Dosio e dal movimento No Tav: non bisogna dividere i “manifestanti pacifici” dai “Black Bloc” trattandosi di una falsa distinzione. Come possono M5S e Avs spacciare ancora la favoletta dei “manifestanti pacifici” quando loro stessi rivendicano di non esserlo?

Intanto il centrodestra continua a chiedere una risposta durissima contro i responsabili delle devastazioni, mentre il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio ha annunciato la costituzione di parte civile nei futuri processi. E a Torino prende forma anche una nuova mobilitazione Sì Tav, alla quale hanno già aderito alcune delle “madamin” che nel 2018 portarono migliaia di persone in piazza Castello a sostegno dell’opera.

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