Politico Quotidiano

“Quali saranno i ministri del campo largo?”. Ve li sveliamo noi in esclusiva

Il Corriere si domanda chi otterrà la poltrona dei dicasteri in caso di vittoria di Schlein e Conte. Ecco la lista riservatissima

Roncone sul Corriere fa la domanda delle mille pistole (o dei mille pistola): dovessero vincere le elezioni, questi del mucchio selvaggio del campolargo, poi chi ci mettono a fare i ministri? E quindi va giù duro coi paragoni dei governi di sinistra del passato, roba a sentir lui di primissima qualità, irripetibile, imparagonabile, che ci siamo persi, eh. Un dream team della politica altissima, purissima, piddissima: “Vent’anni dopo è ancora vivido il ricordo della squadra che fu creata per sostenere il Prodi I. Vado a memoria. Ministro dell’Interno era Giorgio Napolitano, agli Esteri avevano messo Dini, poi Andreatta alla Difesa, Visco alle Finanze e Flick alla Giustizia. Alla Sanità la Bindi e alla Solidarietà sociale la Turco. Anna Finocchiaro alle Pari opportunità. Bassanini alla Funzione pubblica, Maccanico alle Telecomunicazioni e Bersani all’Industria. Walter Veltroni era il ministro della Cultura. Carlo Azeglio Ciampi quello del Tesoro. Lo so cosa state pensando: sembrano i protagonisti d’un film di fantascienza”. Esagerato. O meglio, fantascienza sì, ma volendo sul distopico. Veltroni ministro culturale, e poi rompono sempre le balle con la Meloni che ha fatto l’alberghiero (manco le basi der mestiere: sarebbe l’istituto professionale “Vespucci” a indirizzo linguistico, non l’alberghiero, solo che quest’ultimo funziona meglio nel classismo denigratorio). Tutti gli altri ve li raccomando, e ve li lascio, solo che Roncone voleva dire probabilmente dell’autorevolezza, del prestigio, che, come noto, dipende per lo più dal tempo che è trascorso ovvero la dimenticanza: non pareva proprio, all’epoca, che quell’Italia avesse problemi diversi e minori di adesso.

Su una cosa però il corrierista ha ragione, pur senza dirla. Sullo scadimento, che poi è un decadimento, anzi una decomposizione della politica nel suo complesso. Non che vent’anni fa fosse tutto quel regno della compostezza e della sobrietà, anche se tutti se la mettevano in bocca (e poi la masticavano e la sputavano), certo è che oggi il politico è un influencer (e viceversa) e non si frena. Primum apparire, deinde invece pure. Contenuti zero, in compenso tanta, ma tanta, e poi tanta buffonaggine, parole vacue come mai, parole gassose, cialtrone, annunci a microfono retto, promesse di felicità che non nascondono il ridicolo, sparate da rapper vagamente strafatto, Nulli se dicit mulier mea nubere malle quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat. Dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti, in vento et rapida scribere oportet aqua e Catullo non aveva visto niente, queste non parole di poveri amanti, fedifraghi amanti sono, ma di paraculi del potere. Roba da realtà molto virtuale, da intelligenza artificiale, pochissima l’intelligenza, che “fanno crescere la violenza” come diceva, celiando ma non troppo, il maestro Battiato, purtroppo inopinatamente grilllino in limitar di vita. Allora, chi ci mettono ai dicasteri se vincono, le varie filiali del partito comunista islamico?

E qui si pone la tragedia. Perché Roncone, tra una malignità e l’altra con cui allude ai tanti sgomitanti che già si vedono sull’autoblu con codazzo di clientes e scorta di quegli sbirri che altrimenti vogliono abolire, o almeno far legnare, finge di non saperlo, noi invece lo immaginiamo benissimo: intanto tutti lor signore&signori delle segreterie: la Lella, statista sardina, il Conte di laboratorio, come un vaccino, un virus, la famiglia in Tesla dei Fratoianni, che pare brutto separarli, il Bonelli che ci tira un po’ di pietre, al-Tajani che poveretto gli hacker lo spiano; ma non potrebbero poi mancare, in ordine sparso (divertitevi voi ad assegnarli al ministero più adatto): Ilaria Salis, Francesca Albanese, Sigfridolo Lavitolo, Youssef Siher, Salim el Koudri, la nipote di Abderrahim Fakir, Hannoun, uno di Askatasuna, uno del Lambretta, un par de virologi, una mamma bel coraggio, una gip propal, Maurizio “Lando” Landini, Luca Casarini, almeno la smette di rompere le balle, riconvertirsi e convertirsi, Roby Desperanza redivivo, uno studente contro gli studentati senza sauna, una tendinara a piacere, un fuoricorso di 42 anni contro il carovita, una proprof propal precaria che fa tutti i giorni Innsbruck-Capo Passero in treno, tre maranza ma solo pregiudicati, i rapper Ghali, Baby Gang, Baby Gang, Baby Face, Baby Blue e Simba la Rue, uno di sant’Egidio, una manciata di onganari sparsi, due flotilleri, qualche bitini, alcuni divulgatori dei cambiamenti climatici, e il resto tutti fratelli musulmani.

Che ve ne pare? Chiaro che, per farci entrare tutti, bisognerà dilatare la compagine a governolargo (non ladro, sia chiaro), ma dopo i disastri di Meloni il Paese è tutto da rifare e le forze non bastano mai. Avanti popolo, che c’è da gemellarsi con Gaza; e non c’è dubbio che con un esecutivo del genere, l’operazione riuscirebbe oltre le più rosse previsioni, e alla svelta, anche. Il dissesto. Il baratro. Il comunismo irreale, quello che appena fiati ti spedisce a tso. E ti va ancora bene.

Max Del Papa, 7 novembre 2026

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