Francesca Albanese ne ha sparata un’altra. E questa volta la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori palestinesi occupati si è spinta su un terreno che definire surreale è quasi un eufemismo. Davanti alla Commissione per gli Affari europei del Parlamento irlandese, l’esperta Onu ha sostenuto che i palestinesi detenuti nelle carceri israeliane verrebbero violentati da cani addestrati in Paesi europei. Non solo: secondo la Albanese, riporta l’Irish Times, ci sarebbero anche cittadini europei pronti ad arricchirsi attraverso la vendita degli animali utilizzati per queste atrocità. Accuse agghiaccianti, pronunciate con assoluta sicurezza, ma senza fare emergere elementi concreti a sostegno di una ricostruzione tanto estrema.
“Ci sono persone che sono state torturate, violentate, violentate da cani addestrati nei Paesi europei”, ha affermato la Albanese, rincarando immediatamente la dose: “Gli europei traggono profitto dalla vendita di cani che stupreranno delle persone”. Parole che lasciano interdetti. Perché una cosa è denunciare presunti abusi e violenze nelle carceri israeliane, vicende che meritano verifiche rigorose, un’altra è tirare in ballo una sorta di commercio europeo di cani destinati alle violenze sessuali senza accompagnare una simile accusa con prove verificabili. Quali Paesi sarebbero coinvolti? Quali aziende venderebbero questi animali? Chi avrebbe documentato un simile traffico? Domande elementari, alle quali non ci risulta alcuna risposta.
Francesca Albanese: “Israel has always killed children... torture, even rape... raped by dogs trained in European countries. European people are profiting from selling dogs that will rape people.”
— UN Watch (@UNWatch) November 5, 2026
Irish Sen. Chris Andrews: “Thank you for your ongoing advocacy. It's inspiring.” pic.twitter.com/eFqQi6EOWz
Il problema, evidentemente, non è la denuncia delle violazioni dei diritti umani. È il metodo. Soprattutto quando a parlare non è un’attivista qualsiasi, ma una figura investita di un mandato dalle Nazioni Unite. Un ruolo che dovrebbe imporre prudenza, precisione e rigore, non certo dispensare dall’obbligo di circostanziare accuse di una simile gravità. E invece la Albanese preferisce alzare ulteriormente i toni, rivendicando persino i rischi personali che correrebbe per le proprie dichiarazioni. “Sto rischiando la mia vita e quella della mia famiglia. Almeno lasciatemi dire la verità”, ha affermato, raccontando anche di persone entrate nella sua abitazione mentre i figli dormivano. Una testimonianza personale che, per quanto seria, non può naturalmente sostituire la verifica delle accuse rivolte ad altri.
Nel corso dell’audizione, Albanese ha poi accusato l’Unione europea di essere complice della colonizzazione israeliana dei territori palestinesi, invitando l’Irlanda a mostrare “spina dorsale” durante la propria presidenza di turno dell’Ue. Secondo la relatrice, il genocidio a Gaza continuerebbe nonostante il cessate il fuoco, mentre Israele avrebbe ucciso oltre 74.500 palestinesi, tra cui almeno 21.700 bambini: “Gaza è in rovina. Le famiglie vivono tra macerie, resti umani, insetti, roditori e malattie, mentre proseguono gli attacchi israeliani e le restrizioni all’accesso umanitario. E l’inverno è alle porte”. Non sono mancate le bordate contro Washington: Stati Uniti e Israele, a suo giudizio, avrebbero sostituito il diritto internazionale con la legge del più forte: “Negli ultimi tre anni, agli Stati Uniti e a Israele è stato consentito di smantellare il diritto internazionale, cercando di sostituire lo stato di diritto con un regime di illegalità. Sostenuti da potenti interessi, stanno plasmando un mondo in cui la forza prevale sul diritto”.
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Il risultato è l’ennesimo intervento costruito su accuse durissime e un linguaggio incendiario. Ma il passaggio sui cani europei rappresenta un salto ulteriore. Perché la gravità della situazione in Medio Oriente non può trasformarsi in un lasciapassare per qualsiasi affermazione, per quanto scioccante. E se davvero esiste un sistema di forniture europee collegato a simili atrocità, il dovere di chi lo denuncia è documentarlo, non limitarsi a evocarlo davanti a una commissione parlamentare. La Albanese rivendica il coraggio di dire la verità, ma sarebbe altrettanto importante dimostrarla.
Massimo Balsamo, 6 novembre 2026
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