A scuola per imparare la storia o per sorbirsi una lezione di propaganda pro-Pal? In Belgio è scoppiata la polemica per quanto accaduto al KNMC Merksem, istituto cattolico di Anversa, dove alcuni attivisti di Antwerp for Palestine sono stati invitati a parlare agli studenti del conflitto mediorientale. Un’ora di lezione-indottrinamento, kefiah sulle spalle, bandiera palestinese in bella vista e una ricostruzione storica che – secondo quanto denunciato – avrebbe fatto sparire persino Israele dalle carte geografiche. Altro che pluralismo educativo: per i contestatori, il rischio è quello di trasformare le aule scolastiche in palcoscenici dell’attivismo politico.
L’episodio risale a mercoledì scorso. Secondo quanto riportato dal quotidiano belga 21News, un insegnante ha invitato alcuni rappresentanti dell’associazione Antwerp for Palestine a tenere un incontro di circa sessanta minuti dedicato a Gaza. L’iniziativa è stata successivamente rivendicata dagli stessi attivisti sui social, con tanto di ringraziamenti al docente e all’istituto per l’ospitalità. Il confronto con gli alunni? Naturalmente descritto come “aperto e rispettoso”. Peccato che i video registrati da alcuni studenti e circolato sui social abbiano sollevato più di qualche interrogativo tra i genitori.
Al centro delle contestazioni c’è soprattutto il contenuto dell’intervento. Ralph Pais, vicepresidente di StopAntisemitisme ed esponente dell’European Jewish Association, ha denunciato una ricostruzione a senso unico della storia mediorientale. Secondo Pais, durante la lezione sarebbe stata mostrata una mappa nella quale lo Stato di Israele non compariva affatto. Non proprio un dettaglio secondario quando si pretende di spiegare ai ragazzi uno dei conflitti più complessi della storia contemporanea. Ma c’è di più. Gli attivisti sono stati accusati anche di aver presentato il terrorismo sotto la veste rassicurante della “resistenza”, utilizzando una narrazione che rischia inevitabilmente di cancellare la distinzione tra rivendicazioni politiche e violenza contro i civili.
In Belgio fa discutere questo video girato in una scuola di Merksem, quartiere di Anversa. E’ stata organizzata una lezione per gli studenti sulla Palestina. Il docente è un’attivista dell’associazione Antwerp for Palestine che, ai ragazzi, parla di Kefiah come simbolo di… pic.twitter.com/VQdrw9w7y5
— Leonardo Panetta (@LeonardoPanetta) October 30, 2026
Il vero problema nasce quando il racconto rischia di diventare una versione confezionata da un’associazione militante, senza un contraddittorio. Perché una cosa è spiegare la questione palestinese, un’altra è affidarne la ricostruzione a chi porta avanti una precisa battaglia politica. E se davvero Israele è stato cancellato dalle mappe mostrate in aula, la domanda su quale storia sia stata raccontata agli studenti diventa ineluttabile.
“Ed è successo in una scuola cattolica, per giunta! È semplicemente inaccettabile”, il j’accuse di Pais, parlando apertamente di “indottrinamento”. Il rappresentante dell’associazione contro l’antisemitismo ha deciso di non fermarsi alla denuncia pubblica. Giovedì ha scritto al ministro fiammingo dell’Istruzione per chiedere chiarimenti sia sui contenuti dell’incontro sia sulle modalità con cui gli attivisti sono stati autorizzati a intervenire davanti agli studenti.
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21News evidenzia che scuola coinvolta appartiene alla rete dell’istruzione cattolica e comprende diversi istituti secondari riuniti dal 2021 sotto la sigla KNMC. Un contesto educativo nel quale ci si aspetterebbe un approccio rigoroso e documentato a questioni così delicate, soprattutto quando entrano in gioco identità religiose, terrorismo e conflitti internazionali. Ma resta una questione di fondo: dove finisce l’educazione e dove comincia la propaganda? Una cosa è cristallina: la scuola, prima ancora di insegnare che cosa pensare, dovrebbe insegnare ai ragazzi a ragionare con la propria testa. Anche perchè l’indottrinamento dovrebbe essere solo un lontano ricordo.
Massimo Balsamo, 31 ottobre 2026
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