A furia di vivere sui social, sembra che sia maturata la convinzione distorta che il reale sia virtuale e che il virtuale diventi reale a tutti gli effetti; le immagini tendono a sfocarsi, e il gioci di ruoli prende drammaticamente il posto del gioco di potere, certo pericoloso, ma così drammaticamente e sostanzialmente concreto da generare storia e non cronaca, storia e non gossip..
Accade così che nel momento in cui terribili profezie (basti pensare a quali avrebbero potuto essere le conseguenze di un possibile attentato dal cielo su Tel Aviv) incombono sulle nostre teste, e che le attività economiche sono costrette a percorrere come acrobati assi di equilibrio precario, a Genova, città di mare e di porto si consumi la battaglia per il cerimoniale. Si. Proprio la battaglia per il cerimoniale.
La piece teatrale si recita dopo che si è aperto il sipario sul Salone nautico internazionale, occasione di eccellenza per evidenziare le eccellenze di una delle poche industrie del lusso, quella dei mega yacht e con maggiore fatica quella della nautica meno ricca, che continua a crescere in un mercato che, come tutti i mercati, è diventato precario, fragile, soggetto all’impatto di mareggiate improvvise e di fenomeni esogeni tanto incontrollabili, quanto non prevedibili.
La recita è consueta, quella del taglio del nastro che segna ufficialmente l’apertura del Salone nautico. A officiare il tutto un noto giornalista economico e radiofonico e sul palco, ovviamente il presidente di Confindustria Nautica, Piero Formenti. A tagliare il nastro è chiamata la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha scelto Genova per riconoscere ruoli e valore di questa filiera industriale, ma anche di un Salone che ormai da decenni è un’eccellenza. Tutto normale? E no. Sul palco insieme con la premier viene chiamato anche il Presidente della Regione Liguria, Marco Bucci, ma non la Sindaco di Genova, Silvia Salis.
Gelo. Il cerimoniale del Nautico per un momento sorpassa e quasi umilia quello del Quirinale. Chi ha suggerito al moderatore di non invitare la Sindaco, quando Bucci ammette che in qualità di Sindaco alle precedenti edizioni del Salone era sempre stato chiamato sul Palco? Da chi è arrivata, o non è arrivata, la parolina fatale? Come è stato possibile?
Mentre secondo voci poi confermate la premier si scuserà direttamente con la Sindaco, ormai la città è devastata dall’intreccio di dichiarazioni, che spaziano dall’offesa non alla Sindaco, bensì alle istituzioni e alla comunità tutta di Genova, per raggiungere vette di cirisi politica nazionale imminente.
L’errore forse c’è, ma le polemiche, a dire il vero non alimentate dai diretti protagonisti su palco e sotto-palco, diventano rapidamente lo specchio, e non acqueo, di una società in disfacimento che insegue le forme come se ogni evento fosse un invito a Corte; dove gli organizzatori (spesso banalmente concentrati sui successi o le crisi del loro settore) sono invece devastati dallo sforzo immane di distinguere abiti talari, gradi degli uomini in divisa, importanza dei politici presenti e quindi della “cadrega” – come avrebbero detto Aldo, Giovanni e Giacomo – da assegnare loro.
Nel piccolo Buckingham Palace del Salone nautico di Genova si consuma il peccato di lesa maesta, ma anche l’onda d’urto di una mareggiata di miseria istituzionale. Fortunatamente- come diceva l’eterna Orietta Berti – Fin che la barca va, lasciala andare.
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