Politico Quotidiano

Schlein smaschera il campo largo: su Kiev volano gli stracci

Il Pd conferma le armi all’Ucraina, mentre M5s e Avs chiedono lo stop. A settembre proveranno a scrivere un programma comune (senza politica estera?)

Schlein
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Il campo largo avrebbe trovato il suo programma. Come è possibile? Bella domanda. Forse la soluzione è semplice: non parlare di ciò che lo divide. Una strategia geniale, almeno fino a quando si resta all’opposizione, si organizzano fotografie di gruppo e si promette agli italiani che, prima o poi, arriverà anche il momento dei contenuti. Il problema è che chi si candida a governare non può limitarsi a condividere il palco, qualche battaglia contro Giorgia Meloni e una vaga nostalgia dell’Ulivo. Prima o poi deve spiegare che cosa intende fare. Soprattutto quando fuori dai confini nazionali c’è una guerra.

Elly Schlein ha assicurato che da settembre il campo progressista accelererà finalmente sulla scrittura del programma. Finalmente, appunto. Prima si è costruita la coalizione, poi si è rinviata la scelta del leader, infine si è deciso che le idee sarebbero arrivate dopo l’estate. Una curiosa inversione dell’ordine naturale delle cose: normalmente ci si mette insieme perché si condividono alcuni obiettivi, a sinistra invece prima ci si mette insieme e poi si prova a scoprire se esiste qualcosa da condividere.

C’è però una materia che, con ogni probabilità, verrà prudentemente confinata in qualche nota a piè di pagina: la politica estera. L’ultima intervista della segretaria del Pd al Foglio dimostra infatti che tra i dem, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra non esiste una semplice sfumatura. Esiste una distanza siderale. Schlein ha ribadito che l’Ucraina va aiutata anche attraverso l’invio di armi perché “è impensabile che qualcuno, in Europa, possa credere di riscrivere i confini con l’uso della forza”. E ha aggiunto: “Putin ha violato il diritto internazionale con un’invasione criminale, va cercata una pace giusta, e quando dico pace giusta non ci devono essere ambiguità, parlo di una pace giusta dal punto di vista dell’Ucraina, come ripete spesso Sergio Mattarella”. Una posizione chiara, persino sorprendentemente chiara per gli standard della segretaria dem: c’è un aggressore, c’è un aggredito e Kiev deve essere sostenuta con tutti i mezzi necessari.

Il guaio è che Giuseppe Conte sostiene praticamente il contrario. Il presidente del M5s condanna formalmente Putin, certo, ma chiede di interrompere il flusso delle armi, denuncia la presunta propaganda bellicista e accusa le élite europee di costruire la minaccia russa per giustificare il riarmo. A Napoli è arrivato a sostenere che qualcuno stia fabbricando il pericolo di Mosca per convincere gli europei ad armarsi fino ai denti. Nel Pd non l’hanno presa benissimo: persino esponenti vicini alla maggioranza schleiniana hanno ricordato che, dopo quattro anni di invasione, la minaccia putiniana non è esattamente un’invenzione dei produttori di carri armati.

E poi c’è Avs, che sull’Ucraina è ancora più vicina ai Cinque Stelle. Bonelli e Fratoianni contestano l’aumento delle spese militari, rifiutano la logica del riarmo e insistono sulla necessità di fermare gli aiuti bellici per privilegiare la diplomazia. Nicola Fratoianni ha ammesso apertamente che con il Pd esiste ancora “una differenza significativa”, assicurando però che prima o poi verrà trovata una convergenza. Come, non è dato sapere. Forse stabilendo che le armi vengono inviate dal lunedì al mercoledì e sospese nel resto della settimana.

La domanda, banalissima, è questa: se il campo largo andasse al governo domani, che cosa farebbe? Continuerebbe a sostenere militarmente l’Ucraina, come dice Schlein? Fermerebbe le forniture, come vuole Conte? Oppure denuncerebbe l’economia di guerra, come chiedono Bonelli e Fratoianni? Davanti a una riunione della Nato o a un Consiglio europeo non basta presentarsi con una mozione sul salario minimo. Bisogna votare. Bisogna scegliere. Bisogna assumersi una responsabilità.

Naturalmente ci verrà spiegato che le differenze esistono anche nel centrodestra. Verissimo. La Lega ha spesso posizioni differenti da Fratelli d’Italia su Russia, armi e sanzioni. Ma il governo, quando arriva il momento di decidere, esprime una linea e la porta in Parlamento. Nel campo largo, invece, non è chiaro neppure quale sarebbe il compromesso teoricamente possibile: il Pd considera irrinunciabile il sostegno a Kiev, mentre M5s e Avs considerano irrinunciabile interrompere la strategia fondata sulle armi. Non sono due strade parallele. Sono due strade che vanno in direzioni opposte.

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E l’Ucraina è soltanto il caso più evidente. Restano da sciogliere il nodo della leadership, il perimetro della coalizione e l’ingresso o meno di Matteo Renzi, sul quale Conte continua a mantenere il diritto di veto mascherato da discussione programmatica. Poi ci sono il fisco e la patrimoniale: Avs e una parte del Movimento la reclamano, i centristi la respingono e persino dentro il M5s Appendino, Conte e Patuanelli hanno posizioni differenti. C’è poi da stabilire che cosa significhi sicurezza, quanto spendere per la difesa, quale rapporto avere con gli Stati Uniti e quale collocazione assegnare all’Italia in Europa. Piccoli dettagli, insomma, per chi si propone di guidare il Paese.

A settembre, dunque, scriveranno il programma. O almeno così promettono. Probabilmente troveranno una formula abbastanza vaga da consentire a ciascuno di leggerci quello che vuole: sostegno alla pace, difesa del diritto internazionale, protagonismo europeo, diplomazia multilaterale. Parole bellissime, utili soprattutto a non rispondere alla domanda fondamentale: le armi all’Ucraina continuereste a mandarle oppure no? Schlein ha già risposto sì. Conte e Avs rispondono no. Il campo largo, invece, risponde settembre.

Massimo Balsamo, 23 luglio 2026

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