Il problema è che tornano. Vanno in vacanza e poi tornano. Tornano sempre. Perché non sono proprio così scemi come sembrano i nostri goliardi “impegnati” ma più impugnati, spediti in gita a l’Avana a commemorare il centenario del Komandante, che non è Vasco ma Castro. Castrati, loro, di intelligenza, di conoscenza, di decenza. Quella bella piazzata come la nipote di Fidel. Quell’altro con magliettina Lacoste da 200 euro, ma forse l’ha trovata alla borsa nera, forse taroccata. Quell’altro ancora che ne sfoggia una con l’immarcescibile Guevara, il ma-Che-llaio di dissidenti e omosessuali.
Ma l’indottrinamento di questi universitari a fondo perduto è autorigenerante, li abbiamo conosciuti ai nostri remoti tempi studenteschi e si riproducono immutabili di generazione in generazione, da perfetti compagnucci della parrocchietta comunista, famiglie facoltose e ipocrisia a pacchi.
Matricole, ma di una ignoranza globale totale clamorosa, che non merita neppure compatimento, solo un auspicio: ci restassero, in quelle amene lande. Ma è garantito che non si troverebbero bene, farebbero una brutta fine, il popolo cubano cui sostengono di rivolgersi li prenderebbe a mattonate come per poco non faceva con Ilaler Salis e Mimmo ante-Lucano: il popolo cubano sa che questi cialtronelli, questi castristi immaginari non vengono per lui ma per la dittatura che da quasi settanta anni lo strangola.
L’armamentario propagandistico dei cretinetti è, anche quello, circolare, perenne come la stupidità: sarebbe, la dittatura caraibica, “la più solidale del mondo”, quella che esporta farmaci e medici, “e noi siamo qua per riconoscenza, per restituire qualcosa. Davvero? Allora sentiamo Federico Rampini nel libro “Grazie, Occidente!”: “Marx pensava che il socialismo sarebbe andato ancora più avanti, avrebbe fatto ancora meglio distribuendo in modo più equo i benefici di quel progresso capitalista. Purtroppo non è andata così, come sa chi vive a Cuba, in Venezuela o in Corea del Nord.
L’unico «comunismo ricco» della storia è in Cina. Ma il boom cinese avvenne quando i leader comunisti abbracciarono l’economia di mercato, copiarono la scienza e la tecnologia occidentali. Da quando Xi Jinping ha reintrodotto elementi di dirigismo socialista, la sua economia cresce meno”.
E ancora: “Da nessuna parte in queste campagne di vaccinazioni compaiono in posizioni di rilievo paesi come Cina, Russia, Cuba, che siamo soliti associare alla «medicina per i poveri» offerta al Grande Sud globale. Pechino, Mosca e L’Avana hanno saputo usare in passato i loro aiuti sanitari a scopi propagandistici, fino a dare l’impressione di essere i veri benefattori dell’umanità povera. Qualche tentativo si vide anche durante la pandemia del Covid. La verità è che il loro impatto è trascurabile, qualche volta negativo: vedi i flop dei vaccini cinesi e russi per il coronavirus. I grandi progressi nella condizione sanitaria delle nazioni in via di sviluppo hanno avuto origine in Occidente, oppure in paesi che da tempo si sono convertiti al modello occidentale come Giappone e Corea del Sud”.
Ed è chiaro che non ci interessa in alcun modo svegliare i rincoglioniti del woke filocastrista che le persecuzioni ai gay, ai dissidenti, la povertà criminale, non li vedranno mai così come i fessi o peggio del propagandismo putinista non vedono le navi ombra per il Mediterraneo, gli attacchi informatici ricorrenti, le minacce nucleari di Putin, la preoccupazione dalla Germania alla Finlandia, dalla Moldavia ai Balcani, la risacca panslavista e neozarista, insomma: le avvisaglie. È solo per amor di verità storica, di decenza storica. Gli apologeti della dittatura più illuminata del pianeta potrebbero scambiare due parole con Andy Diaz, l’atleta, il triplista che il salto triplo l’ha fatto rimbalzando da Cuba alla Spagna all’Italia, dove è rimasto, trovandosi benissimo e mietendo allori con la divisa delle Fiamme Gialle. Ma i nostri strazianti comunisti in erba, e si vede ne consumano molta, non oseranno, loro, come Peppone, vogliono “continuare a credere al comunismo che piace a me”. E che non mai esistito.
Allora noi non possiamo qui perdere tempo a scendere sul piano propagandistico di quattro ragazzini esaltati, ma idioti, spediti a giro con gli intenti più osceni (o scemi). Il nostro problema, casomai, è il seguente: chi vi manda, compagnucci? Perché è chiaro che non è farina andata a male del vostro sacco, c’è tanto di organizzazione che provvede, ci sono le strutture universitarie, i programmi, e dietro c’è la politica pubblicitaria.
Insomma chi ha immaginato, strutturato, allestito, e, soprattutto, pagato? A occhio potremmo ipotizzare l’AVS dei soliti noti, i citati Ilaler e Mimmo, i Bonelli&Fratoianni impresari del peggio. Questo ovviamente resterà segreto, ma un segreto di Pulcinella, mentre non lo è affatto, non è un mistero che l’Università italiana sia ancora e sempre monopolizzata e manipolatoria, che sforni legioni di fanatizzati a senso unico dalle nostalgie castriste alla frenesia pro Hamas.
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Cambierà mai la solfa? Sono processi incrostati e richiedono tempi altrettanto lunghi, lunghissimi, ma diremmo che in questi 5 anni quanti al governo, al relativo ministero non si siano impegnati affatto. Non certo per instillare tutt’altro memorialismo propagandistico, ma almeno per scrostare quei circuiti deliranti e mascalzoneschi quasi coevi del totalitarismo fideliano, che ad onta di tutte le sconfitte possibili continuano a rigenerarsi in una utopia evocativa che non ha più alibi, più ragion d’esistere, e che, del resto, gli strazianti viaggiatori da tour comunista neppure conoscono o sospettano, procedendo per semplice inerzia mentale, per deficienza storica, per nefandezza culturale, per indecenza morale.
Max Del Papa, 22 agosto 2026
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