La sinistra da cattedra ha un talento speciale: trasformare ogni discussione concreta in una lezione morale contro l’avversario politico. E quando si parla di cittadinanza, sicurezza, immigrazione e Costituzione, il riflesso è sempre lo stesso: non entrare nel merito, ma scomunicare chi osa porre il problema. Stavolta il protagonista è Tomaso Montanari, rettore dell’Università per stranieri di Siena, che a margine di un incontro a Firenze per presentare il suo ultimo libro ha commentato la proposta di Matteo Salvini sulla cittadinanza dopo i fatti di Modena.
E lo ha fatto con la consueta sobrietà da cattedra militante: “La revoca della cittadinanza era una proposta di Casapound, l’ha fatta legge il Conte I con Salvini, l’ha confermata e aggravata il governo Meloni. Io penso che bisognerebbe, lo dico per scherzo ma non tanto, revocare la cittadinanza a Matteo Salvini, visto quello che pensa della Costituzione della Repubblica…”. Ecco il punto. Montanari dice “per scherzo ma non tanto”. Formula perfetta: si lancia una provocazione pesantissima, poi si pretende pure l’assoluzione preventiva. Il vicepremier propone di intervenire sulle regole della cittadinanza? Apriti cielo. Invece di discutere nel merito, Montanari butta tutto nel tritacarne ideologico: Casapound, Salvini, Meloni, la Costituzione. Il pacchetto completo, buono per ogni stagione.
Il rettore si è poi spinto oltre, accusando il governo di usare due pesi e due misure dopo la tentata strage di Modena, compiuta da un italiano di seconda generazione figlio di genitori marocchini, e dopo l’omicidio del migrante maliano a Taranto, accoltellato da un minore italiano. Secondo Montanari, “ci sono vite di serie A e di serie B. In fondo è sempre lo stesso discorso di Gaza: se la Flotilla qualcosa smuove, poco ma smuove, è perché sono vite di bianchi, di occidentali. C’è una gerarchia delle vite. Judith Butler scrive che ci sono vite che non sono degne di lutto, la persona che è stata uccisa a Taranto non è ritenuta da tutti una persona come le altre. E questo è il problema”.
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Il problema, semmai, è trasformare ogni fatto di cronaca in un manifesto ideologico. Modena, Taranto, Gaza, Judith Butler, la Flotilla: tutto finisce nello stesso calderone, purché serva a dimostrare che il governo sarebbe moralmente colpevole prima ancora che politicamente criticabile. Nessuno nega la tragedia di Taranto. Nessuno può considerare una vita meno degna di un’altra. Ma proprio per questo il giochino di Montanari è pericoloso: invece di chiedere giustizia per tutti, divide il Paese tra illuminati e barbari, tra chi avrebbe il monopolio della compassione e chi sarebbe sospettato di disumanità solo perché non recita il catechismo progressista.
Quanto alla cittadinanza, si può discutere di tutto: revoca, limiti, garanzie, automatismi, casi estremi. È materia delicata, certo. Ma liquidare ogni proposta come deriva autoritaria o fascistoide è il modo più comodo per non affrontare il tema. Perché il nodo esiste: che cosa significa essere cittadini? È solo un timbro burocratico o comporta anche un legame sostanziale con la comunità nazionale? Montanari preferisce la predica. E così, nel tentativo di impartire lezioni di Costituzione a Salvini, finisce per offrire l’ennesimo esempio di quella superiorità morale che pretende di decidere chi può parlare, chi può governare e, a quanto pare, persino chi meriterebbe simbolicamente di restare cittadino italiano. Altro che lezione democratica. È il solito tribunale politico travestito da indignazione civile.
Franco Lodige, 20 maggio 2026
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