Mi piacerebbe sapere come il campo largo avrebbe affrontato le dieci sfide del quadriennio 2022-2026. Nutro il fondato sospetto che le sue divisioni, sottoposte alla verifica dei fatti, sarebbero esplose. E noi con loro. Un esercizio di fantapolitica, certo. Ma la fantapolitica, a differenza dei programmi elettorali, ha almeno il pregio della coerenza interna, pertanto passo ad elencare i macigni, ereditati e quelli sopraggiunti, per chiedermi (retoricamente) quale dei quattro quadrunviri avrebbe spinto per primo il suo masso prediletto giù dalla collina.
MACIGNI EREDITATI
• Debito e deficit. A fine 2022 il debito viaggiava al 138% del Pil, con un deficit all’8,1% maturato prima dell’insediamento. Oggi il deficit è sceso al 3,1%. Tre anni di disciplina contabile che nessuno, nel campo largo, ha mai avuto il coraggio di chiamare con il suo nome.
• Il Superbonus con 170 miliardi a carico dello Stato, circa quattro volte le previsioni iniziali. Il padre putativo della misura siede oggi al tavolo del quadrumvirato e la rivendica come un successo. Immaginarlo ministro dell’Economia di è un esercizio di fantasia ai confini della realtà.
• Il Reddito di cittadinanza. Ancora 6,69 miliardi nel 2023, dopo un calo del 16,8%. Riformarlo significava toccare il totem identitario del M5S. Il Reddito non era solo una misura ma la ragione sociale di un partito. Con Conte al governo, la riforma si sarebbe interrotta riaprendo i rubinetti.
• La fragilità energetica. Dipendenza dall’estero al 79,2% nel 2022, nessun nucleare, gas quasi tutto d’importazione. E qui il quadrumvirato si sarebbe incagliato subito: chi dice no alle trivelle, chi dice no all’atomo, chi dice no ai rigassificatori. Tre no non fanno un piano energetico ma un blackout.
• L’inflazione al 8,1% nel 2022, il dato più alto dal 1985, con un picco all’11,8% tra ottobre e novembre, e ancora 5,7% nel 2023. Una tempesta che richiedeva scelte selettive, non la distribuzione a pioggia che è l’usus scribendi della sinistra italiana. Il caro bollette non si combatte in assemblea.
• La guerra in Ucraina. Qui l’abduzione è elementare: se tre soci su quattro contestano gli aiuti militari a Kiev, la politica estera diventa una tenzone permanente, e l’Italia un alleato inaffidabile agli occhi di Washington e Bruxelles. E ogni vertice NATO si sarebbe trasformato in un esame di riparazione.
MACIGNI SOPRAGGIUNTI
• Il Medio Oriente. Dal 7 ottobre 2023 fino alla guerra con l’Iran, ogni scossa ha minacciato i prezzi di petrolio e gas. Una coalizione in cui ogni socio ha la sua personale lettura del conflitto avrebbe prodotto comunicati, non una postura.
• Mar Rosso e Hormuz. Noli e assicurazioni alle stelle, rotte allungate, margini compressi per un’industria che vive di export. Serve presenza navale e credibilità diplomatica: merce rara per chi considera la Difesa una spesa voluttuaria.
• I tassi BCE. Il rialzo proseguito fino al settembre 2023 ha reso più costoso ogni euro di debito. Con un rapporto sopra il 130%, lo spread non perdona le coalizioni garrule: nel novembre 2011 superò i 500 punti. Oggi oscilla sotto quota 90. Un dato che il campo largo preferisce ignorare, perché certifica la fiducia dei mercati in quella che loro chiamano deriva.
• La procedura per deficit eccessivo. Finanziare le emergenze restando dentro i vincoli europei richiede una maggioranza tetragona. Quattro leader che si contendono la leadership sono l’esatto contrario. Basta uno scostamento, e i mercati presentano il conto con gli interessi.
Il punto non è se il governo del centro-destra abbia fatto tutto bene. Non l’ha fatto e la qualità di alcuni elementi della compagine governativa non era all’altezza del compito. Il punto è che l’alternativa proposta è un’alleanza che non concorda sull’energia, sulla guerra, sul debito e sul welfare, cioè su tutto ciò che conta davvero. Governare dieci crisi con due o tre linee diverse non è pluralismo ma un’aporia senza vie di scampo.
Chi oggi chiede un cambiamento radicale candidandosi alla guida del paese, farebbe bene a spiegare prima con quale programma intende farlo chiarendo cosa si intende raggiungere. Parrebbe che questo elementare prerequisito non sia ancora all’ordine del giorno.
Giulio Galetti, 21 settembre 2026
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