Politico Quotidiano

“Una pagliacciata”. La candidata di Avs a Genova vuole cacciare gli Alpini

Bufera sul post di Lorena Lucattini contro l’Adunata: insulti, doppi standard e la solita indignazione a senso unico. Se danno fastidio loro, allora vietiamo anche cortei e Pride

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Genova si prepara ad accogliere l’Adunata degli Alpini, una manifestazione che ovunque arrivi porta con sé entusiasmo, memoria, volontariato e inevitabilmente qualche disagio organizzativo. Fin qui tutto normale. Meno normale, invece, è il tono con cui certa sinistra decide di affrontare la questione. A scatenare la bufera un post firmato da Lorena Lucattini –  già candidata al consiglio comunale per Avs alle ultime elezioni comunali nonchè funzionaria (Direttrice amministrativa, per intenderci) alla procura di Genova – che merita di essere letto per intero: “Ci siamo ereditati questa pagliacciata del raduno degli Alpini, che ci occupano scuole e palestre, almeno si pagassero gli alberghi! Bloccano una città per 3 giorni, la sporcano, bevono, fanno casino, ma a cosa servono questi raduni a spese della collettività. Non vedo l’ora se ne vadano ancora prima che arrivino”.

Ora, ognuno è libero di pensarla come vuole. Si può discutere dei costi, della logistica, dei disagi al traffico. Si può persino criticare un evento del genere. Ma definire “pagliacciata” il raduno di uno dei corpi più amati dagli italiani è qualcosa di più di una semplice opinione: è il solito riflesso ideologico di chi non riesce a distinguere tra polemica politica e rispetto istituzionale. Perché gli Alpini, piaccia o no, non sono soltanto una sfilata con il cappello e la penna nera. Sono quelli che arrivano quando c’è un’alluvione, un terremoto, un’emergenza. Sono quelli che spesso si rimboccano le maniche mentre altri aggiornano lo status sui social. E poi lamentarsi delle spese previste dopo aver ospitato un dj per decine di migliaia di euro…

Non a caso le reazioni sono state immediate. Ilaria Cavo, deputata e consigliera comunale di Noi Moderati, ha scritto: “Purtroppo non è un fake. Lo ha scritto davvero. Questo è il centrosinistra che non sa riconoscere il valore di coloro che sono sempre intervenuti, in ogni emergenza, a partire dalle alluvioni, quando ne avevamo bisogno. Non vengono a fare sfilate ma a portare valori”. Sulla stessa lunghezza d’onda Paola Bordilli della Lega: “Di solito non commento i post su Facebook ma queste dichiarazioni di una esponente di Avs sono davvero troppo! Che il Sindaco Salis, che il consigliere con delega ai grandi eventi (di AVS) e tutti coloro che riconoscono il valore degli Alpini prendano le dovute distanze da simili affermazioni”. E Mario Mascia, di Forza Italia, ha liquidato la vicenda con una battuta secca: “Per noi i pagliacci sono ben altri”.

La cosa più sorprendente, però, è arrivata dopo. Invece di correggere il tiro o spiegarsi meglio, Lucattini ha rincarato la dose: “Tutti gli Alpini o ex Alpini che mi stanno insultando sono la dimostrazione di quanto il mio post avesse ragione d’essere”. Traduzione: se mi contestano, allora avevo ragione. Un capolavoro logico. E purtroppo potrebbe non essere l’unica dalle parti di Avs a pensarla così. Ma stupisce che una persona che da anni lavora nelle istituzioni – da diversi anni lavora nella PA della Procura della Repubblica di Genova, senza dimenticare gli incarichi precedenti – si esponga con questi toni.

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E qui vale la pena fare una riflessione più ampia. Se il criterio per cancellare una manifestazione è che porta traffico, rumore, disagi e migliaia di persone in strada, allora dovremmo sospendere tutto. Sospendiamo gli Alpini? Bene, allora sospendiamo anche il 25 aprile, con cortei, strade chiuse e megafoni. Sospendiamo pure il Gay Pride, che mobilita folle oceaniche e paralizza interi quartieri. Oppure, più semplicemente, ammettiamo che nelle città vive esiste anche lo spazio pubblico, esistono gli eventi, esiste il confronto con qualche inevitabile disagio. Ma evidentemente il fastidio scatta solo quando a sfilare sono gli Alpini. Se per le strade di Genova si affollano bandiere arcobaleno e carri o striscioni alquanto discutibili, va tutto bene.

Intanto sulla manifestazione si addensano anche altre tensioni: Flc Cgil e Usb protestano per la chiusura delle scuole, gli ambulanti contestano lo stop a due mercati rionali, il centrodestra accusa la giunta di ritardi e allarmismo. Il Comune replica parlando di misure necessarie, con circa 400mila presenze attese e una città destinata a reggere un impatto eccezionale.

Tutto legittimo, tutto discutibile. Ma resta una domanda semplice: davvero il problema di Genova sono gli Alpini? O forse il problema è una certa classe politica che, pur di inseguire il proprio recinto ideologico, riesce ad attaccare perfino con chi rappresenta spirito di servizio, solidarietà e appartenenza nazionale?

Franco Lodige, 23 aprile 2026

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