Un semplicissimo attacco mediatico mal riuscito? No, decisamente no. Quella tra Roberto Vannacci e il giornalista di Repubblica Matteo Pucciarelli non è una banale scaramuccia ideologica, né l’ennesimo duello tra opposte visioni del mondo buono per alimentare qualche flame sui social. È qualcosa di più elaborato, più redditizio e, soprattutto, più rivelatore dei meccanismi reali dell’informazione contemporanea.
Dietro la pioggia di accuse, i battibecchi rituali, le stoccate ironiche e i toni beffardi — utilizzati con sistematicità per delegittimare l’avversario di giornata — si muove infatti un gioco ben più sofisticato. Un gioco fatto di visibilità, numeri, rendite mediatiche e reciproci benefici, che poco ha a che fare con l’indignazione morale sbandierata in pubblico.
Per cogliere la vera natura del rapporto Vannacci-Pucciarelli basta guardare ai fatti, non alle intenzioni dichiarate. Il primo dato è lampante: con l’articolo pubblicato nell’agosto 2023 su Repubblica, Matteo Pucciarelli accende la miccia di un dibattito nazionale che trasforma “Il mondo al contrario” da pamphlet di nicchia a caso editoriale. Nel giro di poche settimane il libro del generale vola oltre le 100 mila copie vendute, un traguardo difficilmente raggiungibile perfino da autori affermati. Un successo clamoroso per un saggista fino ad allora sconosciuto al grande pubblico.
Ma lo scambio non è certo a senso unico. Se Vannacci incassa notorietà e vendite, Pucciarelli — nonostante la posa da bersaglio sacrificale — raccoglie una crescita evidente in termini di visibilità personale e attenzione dei lettori. Nel settembre 2025 lo stesso giornalista rivendica, in un post su X, di essere stato citato 53 volte dal generale. Un dettaglio tutt’altro che marginale, considerando la platea digitale di cui Vannacci dispone oggi, una platea costruita anche — e forse soprattutto — grazie alla continua esposizione garantita dai suoi detrattori più zelanti.
E non si è trattato di un episodio isolato. Le citazioni sono proseguite con una regolarità quasi scientifica. Emblematico il sarcastico “ringraziamento” di Capodanno, con cui Vannacci include Pucciarelli nella lista degli avversari politici da salutare pubblicamente. Una carezza travestita da schiaffo, perfettamente funzionale alla narrazione reciproca.
Il punto di massima intensità di questa singolare simbiosi mediatica arriva però nelle ultime settimane, quando iniziano a circolare indiscrezioni sulla possibile uscita di Vannacci dalla Lega e sulla nascita di un nuovo soggetto politico. Tra il 27 gennaio e il 7 febbraio, in appena dieci giorni, Pucciarelli firma per Repubblica tredici articoli su quattordici dedicati proprio al suo presunto antagonista. Un’accanita attenzione monografica che difficilmente può essere liquidata come semplice dovere di cronaca.
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Numeri alla mano, il risultato è paradossale ma inevitabile: Pucciarelli finisce per assumere il ruolo di “vannaccista” involontario e Repubblica quello di cassa di risonanza privilegiata del generale. Una luna di miele mascherata da conflitto, in cui l’indignazione alimenta consenso e la critica diventa carburante politico.
Altro che scontro ideologico. Qui siamo di fronte a un meccanismo rodato, in cui nemici dichiarati si rivelano alleati perfetti. E, a giudicare dagli sviluppi più recenti, il matrimonio mediatico Vannacci-Pucciarelli è tutt’altro che vicino al divorzio.
Salvatore Di Bartolo, 8 febbraio 2026
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Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI


