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La dittatura di Xi

Polizia cinese in Italia e nel mondo: così Xi spia i dissidenti all’estero

Rivelata l’attività capillare di controllo del regime cinese contro i dissidenti fuori dai confini del Paese. Governo olandese: “Sono illegali”

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È a dir poco clamoroso lo scoop lanciato da Il Foglio, nello specifico dalla penna di Giulia Pompili, che ha messo in luce la storia di un dissidente cinese a Rotterdam, perseguitato per tre anni dalla polizia di Pechino, a causa di alcune critiche rivolte al regime di Xi Jinping sui social. Nonostante il governo olandese gli avesse riconosciuto rifugio politico, la dittatura sarebbe riuscita a scovare l’oppositore anche fuori dai propri confini, attraverso l’operatività di numerose stazioni di polizia cinesi in tutta Europa. Il ministero degli Esteri olandese, riprendendo il rapporto pubblicato dall’organizzazione non governativa spagnola Safeguard Defenders, ha già dichiarato la chiusura dei due centri presenti nei Paesi Bassi, ma se ne stimano almeno 46 fuori dal territorio nazionale cinese.

“Controllare i dissidenti”

Sulla carta, tali stazioni avrebbero la finalità di contrastare il crimine organizzato e garantire alla popolazione cinese all’estero il godimento dei servizi amministrativi statali. Eppure, come si può già immaginare, la realtà è totalmente diversa: le stazioni di polizia fungono da mezzi per applicare un controllo orwelliano, mirato ad abbattere qualsiasi forma di dubbio, opposizione, critica nei confronti del leader maximo. La funzione, come specifica la giornalista Pompili, è quella di “controllare la fedeltà della popolazione all’estero, magari affidandole missioni operative e di raccolta informazioni, e controllare i dissidenti, costringendoli a rientrare in patria, minacciandoli e manipolandoli“. E neanche l’Italia si esimerebbe da queste attività illegali, che stanno diventando una vera e propria questione internazionale.

Il fenomeno in Italia

Nel nostro Paese, infatti, si contano almeno quattro stazioni di polizia, rispettivamente nelle città di Prato, Milano, Firenze e Roma. Anche in questo caso, la nostra polizia ha assicurato sulle operazioni svolte da tali centri, che risponderebbero a pratiche amministrative e di pubblica sicurezza; eppure, l’Italia rimane l’unico Stato ad aver “ospitato” forze dell’ordine cinesi in divisa, in carne ed ossa.

Come rileva Pompili, “non è stato mai concluso, né rinegoziato, l’accordo per i pattugliamenti congiunti tra forze dell’ordine italiane e cinesi firmato il 5 ottobre del 2015”. Nello stesso anno si è arrivati anche alla conclusione del Trattato di Estradizione, deliberato dal Parlamento italiano, in un’ottica di maggiore cooperazione giudiziaria con il regime comunista. Ma è da poco prima dell’avvento della pandemia che arriva la sterzata del regime: le operazioni orwelliane di Pechino cominciano a concentrarsi nelle città di Prato e di Padova, guarda caso centri abitati con fortissima intensità demografica cinese. Il tutto con la cooperazione omissiva delle istituzioni, locali e nazionali, che hanno lasciato fare, molte volte avallando e promuovendo il fenomeno, senza rendersi conto delle vere attività messe in atto.

Torsione autoritaria

L’iniziale presupposto dell’esercizio di semplici attività amministrative, in luoghi prevalentemente scelti dai turisti cinesi (per Milano, si ricordi, l’autorizzazione per queste operazioni arrivò nel 2018, quando prefetto era il futuro ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese), sembra essersi sostituito con le reali intenzioni di un controllo, capillare e sistematico, che rafforza ancor di più il carattere autoritario improntato dalla leadership di Xi. In tal senso, emblematica è stata l’immagine dell’allontanamento dell’ex presidente Hu Jintao (una delle pochissime voci dissenzienti rispetto all’operato di Xi) dal cerimoniale del XX Congresso del Partito Comunista, terminato pochi giorni fa.

La Cina ha il suo nuovo imperatore, che vuole allungare i propri tentacoli in tutto il mondo europeo. Il fenomeno, infatti, riguarda in modo esplosivo pure la Spagna – dove si contano ben nove centri di polizia – seguita da Portogallo e Francia (tre stazioni) ed una anche in Irlanda e Germania. Il governo olandese ha già proceduto a dichiarare illegali questo tipo di attività. Ora, tocca ai restanti Paesi del continente a fare altrettanto.

Matteo Milanesi, 27 ottobre 2022