L’italico mammismo si evolve nella continuità del miserabile e le mamme coraggio, quelle che dicono “lasciatelo stare è mio figlio” dopo che il pargolo sui 42 anni ha appena fatto una strage, diventano mamme un bel coraggio. Tipo quella di Repubblica, what else? Che ne intervista un paio ovviamente di slancio alle rispettive gioie, non è chiaro se teppisti semplici o carrozzati maranza: una, animata da istinto protettivo, si slancia in piazza insieme al cocco suo, preoccupata “che trovi un poliziotto più che un delinquente”: si capisce, cane non mangia cane, della serie: la quercia fa la ghianda, e la mela (bacata) non casca mai lontana dall’albero.
Allertata, mamma un bel coraggio, ma anche fiera: di lui, di se stessa, del sindacato che convoca i mocciosi, gli affida la rivoluzione giocattolo in quanto minorenni e non punibili. E figurarsi se l’immancabile Mattarella si lasciava sfuggire l’occasione di coprire lo “siopero” ordinato da Landini, capo della Cgil i cui incaricati a Lodi sfilano con la “siarpa” che inneggia al 7 ottobre: blocco totale del Paese in uno svolazzare di stendardi pro Hamas e Meloni arsa viva, sebbene solo in foto, ma tocca accontentarsi. Lo spettacolo del corteo che paralizza la tangenziale est all’altezza di Lambrate e Cascina Gobba è quanto di meno democratico si possa subire, ma vabbè, ci siamo abituati, la nostra religione si chiama rassegnazione.
Un’altra mamma un bel coraggio si strugge per il piccolo guerrigliero che frigna, iiih, mammina, ho paura. Di cosa, amore de mamma? Degli sbirri, della guerra e del futuro. Vieni qui, amore, che mamma te abbraccia forte e te scrive col pennarello sul braccio il numero dell’avvocato, tante volte dovesse servì. E adesso vai, buona manifestazzione ma prima damme ‘m bascio a pugnetto chiuso. Prole/tariato all’italiana, viziatissimo, arrogante, cattivo, vile e con enorme voglia di fare un cazzo. Perché ci sono delle mammette che arrivano a farlo e se ne vantano su Repubblica. Bologna chiama, Roma risponde, s’ode a sinistra uno squillo di megafono, a sinistra risponde un petardo.
Siamo su scherzi a parte? Sì, scherzi gravi ma non seri perché questo è il Paese. Un Paese dove a comandare è un sindacato propal che fa uno “siopero” di sabotaggio, pieno di bandiere propal, affidato a minorenni, pseudostudenti e maranza, benedetto da un presidente propal in sostegno di una l’opposizione antagonista propal che subito ha lanciato la candidatura di Youssef, delicato poeta della rivoluzione propal liberato da una gip propal. Poi ci stupiamo se il mondo non ci capisce e invece quel pazzoide di Trump ci capisce benissimo.
A proposito, quanto ci scommettete (e con me è sconsigliabile, lo sapete), che l’utile Youssef è il prodromo, o, per dirla in modo più appropriato, l’innesco per una indagine annunciata, puntata dritta come un drone contro il governo e forse la stessa Meloni? Lo vedrete prima di quanto possiate immaginare. Ma torniamo a mamma un bel coraggio. Quale mamma manda nel vortice propal un figlio, tatuandogli addosso il numero del legale propal? Ma è chiaro: una mamma propal. E siamo tante, siamo triste, siamo tutte antagoniste. In effetti, il calcolo è più borghese che proletario: noi i nostri bambi li fiondiamo là dove fischia il vento, magari ce li accompagniamo pure, così all’occorrenza possono aggrapparsi alle nostre gonnelle, sniff sniff (in doppio significato), poi se ci scappa il bernoccolo, come auspichiamo, se no che ce li mandiamo a fare in quel casino, beh, sfruttato bene può portare i suoi frutti, che so: una intervista melodrammatica su Repubblica, un passaggio mammone da Formigli, un ricevimento al Quirinale, una candidatura con AVS, mai mettere limiti.
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Inutile stupirsi, la morale è questa e aveva ragione Longanesi in particolare su due cose: una è che gli italiani, e in particolare le italiane, le mamme un bel coraggio, voglion fare la rivoluzione coi carabinieri di scorta; l’altra è che il motto nazionale è “tengo famiglia”, ovvero tengo la mamma. Come cantava Edoardo Bennato: “Viva la mamma, affezionata all’intifada un po’ lunga, indaffarata e sempre così convinta, a volte un po’ pro Hamas”.
Anche Youssef è un figlio di mamma, oltre che di una moglie “palestinese nell’anima”, dunque sarà per questo diritto mammifero che è tornato a casina tra due ali di folla che urlavano – andate a vedervi i filmati – “Dal fiume al mare, viva Hamas, Israele genocida, sbirri di merda dovete crepare, giornalisti appesi” ed altre piacevolezze in un turbine di bestemmie dalla parte giusta, perché, oh, ce ne fosse mai uno che urla porkallah, sempre su quell’altro in croce infieriscono. Ma al cardinal Zuppi di sant’Egidio non disturba, lui trova che l’Islam sia religione di “pasce” e vada imposta nelle scuole, senza omettere un velato sospetto di rappresaglia coranica a chi obietta. A proposito di Paese ormai completamente andato, la candidatura per il poetico maranza tra Gramsci, Toni Negri e un imam a piazèr, avanzata dall’ex sindaco di Riace, finisce di comporre il dream nightmare di AVS alle prossime elezioni: Lucano, Salis, Albanese, Soumahoro, Youssef.
E una mamma, la prima che arriva in bagarre. Paiono gli Harlem Globetrotter, solo che invece del pallone da basket fanno giostrare un martello. Ma niente paura, ci stanno le mamme bel coraggio che vigilano, scortano e tatuano i numeri. Inshallah.
Max Del Papa, 31 ottobre 2026
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