in

Porro, Sallusti, Veneziani: per la sinistra non devono parlare

Dimensioni testo

“Non tutta la cultura è cultura”. L’ha detto una consigliera comunale del Pd di Pistoia, Antonella Cotti, durante l’ultimo consiglio comunale. Cosa voleva dire? Molto semplice. Che c’è la cultura di sinistra, che è di origine controllata (da loro) e dunque è legittima. E poi c’è la cultura che non è di sinistra, che essendo incontrollata (da loro) non merita invece di essere riconosciuta.

A settembre, ho realizzato e condotto, insieme al collega Massimiliano Lenzi, un ciclo di incontri dal titolo “Italiani a Pistoia”. L’ha organizzato il Movimento Cristiano Lavoratori della città. Ogni venerdì sera, in piazza, abbiamo chiamato a parlare un personaggio del mondo del giornalismo e della cultura, tra questi Nicola Porro, Alessandro Sallusti, Mario Giordano, Marcello Veneziani e Paolo CrepetL’evento ha avuto un buon riscontro di pubblico.

Pistoia è una città che, storicamente, è stata governata dalla sinistra, come gran parte dei comuni toscani. Nel 2017, dopo oltre settant’anni di amministrazione rossa, è passata al centrodestra, con la vittoria di Alessandro Tomasi, attuale sindaco di Fratelli d’Italia.

Al posto dei soliti volti dell’album di famiglia, per una volta, hanno parlato giornalisti liberali (Porro e Sallusti), un pensatore di destra (Veneziani), un giornalista fuori dal coro (Giordano) e uno psichiatra non bigotto (Crepet). La consigliera Cotti, però, sostiene che queste figure non c’entrano niente con la cultura. Secondo lei “non tutta la cultura è cultura perché la Cultura ha un significato profondo”. Per profondo, intende la cultura di sinistra? Questo non l’ha specificato: è possibile l’abbia sottinteso.

Eppure, ci sono intere biblioteche di altre culture. Libri e libri che la consigliera Cotti o non conosce (glielo auguriamo) o, peggio, disconosce. Non solo, ha poi aggiunto che sarebbe stato opportuno non consentire sotto campagna elettorale lo svolgimento dell’evento: “Sicuramente le persone che sono venute – ha detto riferendosi agli ospiti – non sono l’esempio più calzante di una cultura giornalistica obiettiva e pacata, ma solo di parte”.

Insomma, secondo lei, Porro, Sallusti, Veneziani, Giordano e Crepet, durante i periodi di campagna elettorale, non hanno licenza di parlare in una pubblica piazza o di presentare i libri che scrivono.

E pensare che la consigliera Cotti fa parte di un partito che si definisce democratico. Democratico sì, ma a patto che nessuno la pensi diversamente da lei.

Marco Baronti, 29 settembre 2020