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La guerra in Ucraina

Putin alle corde: Erdogan lo scarica, lui punisce i disertori

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Alcuni Paesi che finora erano stati disposti a tollerare l’invasione russa dell’Ucraina, come la Turchia, l’India e la Cina, stanno perdendo la pazienza con lo zar russo. Un chiaro segnale sarebbe la loro risposta piuttosto fredda all’annuncio che quattro regioni ucraine occupate stanno pianificando dei referendum per unirsi alla Federazione russa. In particolare la Turchia, al centro delle mediazioni tra l’Occidente e la Russia, ha ammonito severamente Mosca, dicendosi preoccupata per il tentativo di indire referendum unilaterali, come riportato dal britannico The Guardian.

“Questi illegittimi fatti compiuti non saranno riconosciuti dalla comunità internazionale. Al contrario, complicheranno gli sforzi per rivitalizzare il processo diplomatico e favoriranno l’instabilità”. La dichiarazione turca prosegue con parole che non lasciano molti dubbi e suonano come una conferma del voler “scaricare” Putin: “Rinnoviamo il nostro supporto all’integrità territoriale, all’indipendenza e alla sovranità dell’Ucraina, che sosteniamo dall’annessione illegale della Crimea nel 2014 e ribadiamo la nostra disponibilità ad estendere tutta l’assistenza necessaria per risolvere la guerra in corso… attraverso negoziati di pace”.

Lo stesso presidente turco Erdogan, da New York, ha dichiarato di aver sempre sostenuto l’integrità territoriale dell’Ucraina. Lo scorso lunedì Erdogan, in un’intervista con l’americana Pbs (Public Broadcasting Service), si era detto ottimista sull’atteggiamento russo: “In Uzbekistan, ho incontrato il presidente Putin e abbiamo avuto estese discussioni. Egli ha dimostrato di voler finirla il più presto possibile. Quella è stata la mia impressione, perché per come stanno andando le cose la situazione è piuttosto problematica”. Tuttavia, appena due giorni dopo, Erdogan è apparso invece abbagliato dall’annuncio di Putin sulla mobilitazione delle truppe. Il presidente turco, del resto, non è il primo leader a finire un meeting con Putin con un’impressione totalmente fuorviante. Non va dimenticato che le banche turche sono sotto la pressione di crescenti sanzioni da parte degli Stati Uniti per distaccarsi dalla Russia. Anche se la Turchia non interromperà mai i rapporti commerciali con la Russia, il “business as usual” è finito.

Il presidente russo, Vladimir Putin, intanto, ha firmato oggi una legge che inasprisce le pene per renitenti e coloro che si rifiutano di andare a combattere. Nei giorni scorsi il leader del Cremlino ha annunciato la mobilitazione parziale nella Federazione per la guerra in Ucraina. Da allora migliaia di russi hanno abbandonato il Paese e alla frontiera con la Georgia ci sono lunghe code per uscire dalla Russia. L’agenzia Ukrinform ha riportato le dichiarazioni alla tv ucraina del governatore del Lugansk in esilio, Serhiy Gaidai, riprese dal Corriere della Sera. “Durante il referendum-farsa in Lugansk vengono rilasciati passaporti russi alle persone che votano e contestualmente avvisi di mobilitazione agli uomini”. I metodi sono brutali e certamente non democratici, il clima punitivo e di terrore che stanno instaurando i russi lascia forse presagire come Putin si senta messo all’angolo.

“Il referendum – continua Gaidai – è anche una specie di sondaggio sociale, anche se il sondaggio è condotto sotto la minaccia delle armi. Perché se qualcuno entra nel tuo appartamento e se non apri, minaccia di sfondare la porta…. Quando apri, entrano e ti danno una scatola di cartone. Ti nascondi e metti un segno di spunta, ma ci sono uomini armati e se scrivi ‘contro’ mettono il tuo nome su una specie di quaderno. Invece se metti una crocetta a favore scattano le congratulazioni. Poi viene rilasciato anche un passaporto. Se sei un uomo, il passaporto viene rilasciato insieme a un avviso di mobilitazione”.

Il governatore in esilio ha aggiunto che “lo pseudo-voto è più che altro finalizzato alla mobilitazione, non ci sono seggi elettorali preparati e semplicemente non ci sono osservatori. Inoltre, le città sono state chiuse all’ingresso e all’uscita“. “Gli impiegati pubblici sono stati immediatamente informati: se non venite al referendum o non partecipate, sarete licenziati, e poi forse qualcosa di peggio”.

Andrea Gebbia, 24 settembre 2022