Progresso: dieci motivi per guardare al futuro con fiducia (Johan Norberg)

Si tratta di un incredibile paradosso, ma ogni anno, puntualmente, si verifica. Durante l’incontro degli uomini più ricchi e più potenti della terra, rimbalza l’ossessione di un mondo sempre più disuguale. Proprio loro che sono più disuguali degli altri ammoniscono il resto del mondo delle iniquità mondiali, quasi a farci sentire in colpa. All’entrata delle inutili conferenze di Davos, converrebbe piazzare un libretto appena pubblicato da Ibl e scritto da Johan Norberg, Progresso. Come scrive nella sua interessante prefazione Francesco Giavazzi si tratta di un bel saggio su come si debba essere ottimisti sull’evoluzione della nostra società e su come si formino dei fenomenali pregiudizi. Ma se vi fermate alla sola introduzione, temo che cogliate poco il senso del libro.

Leggete il capitolo sull’uguaglianza. Prende in considerazione tre obiettivi che oggi sembrano poco rilevanti, ossessionati come siamo dal 23 megamiliardari che controllano chissà quale fetta della ricchezza globale. Ebbene Norberg ci ricorda cosa fosse il razzismo, parola che tanto va di moda oggi, solo qualche decennio fa. Ci ricorda come il mercato, la ricchezza, il commercio lo abbiano in gran parte sconfitto, o comunque relegato in un salotto ai margini della società. Battagliamo tanto contro la globalizzazione, ma già Voltaire aveva capito tutto: “Alla borsa di Londra l’ebreo, il mussulmano e il cristiano facevano affari fidandosi l’uno dell’altro, e chiamavano infedeli solo quelli che andavano in bancarotta”.

Nella civile America l’omosessualità era un reato in molti stati fino a qualche decennio fa e la sua accettazione è cresciuta di pari passo alla crescita economica. Le donne secondo il Global Gender gap index hanno ridotto del 96% le differenze di trattamento sanitario, del 95% il divario di istruzione e solo del 59% il divario economico e addirittura di un misero 23 quello politico. Quali pensate che siano i paesi in cui il gap tra uomo e donna è maggiore? “i paesi a sviluppo umano basso” per lo più i paesi dell’Africa subsahariana, quelli meno coinvolti dalla crescita economica globale.

Capitolo, straordinario, è quello che riguarda la povertà. Ci ricorda come Adam Smith, il padre del liberismo, si scontrasse duramente contro la teoria mercantilistica all’epoca in voga. Quest’ultima considerava la povertà, motore fondamentale del progresso: “l’unico modo per incentivare gli uomini a lavorare di più”. Se volete il marxismo sviluppa e mantiene questo terribile pregiudizio: solo da un punto di vista mercantilistico Marx poteva infatti sostenere che i capitalisti avrebbero reso i poveri sempre più poveri. E se ci pensate questo è quanto contiuano a sbandierare gli economisti e pensatori alla Davos e alla Oxfam.

Smith spiegò loro “che soltanto i salari più alti avrebbero spinto le persone a lavorare di più e che nessuna società può essere fiorente e felice se la maggior parte dei suoi membri è povera e miserabile”. E lo scriveva quando il 90% degli uomini delle terre più ricche era esattamente così: miserabile. Come dimostra Norberg il capitalismo e il suo recente contagio asiatico, hanno reso il mondo non solo molto più ricco, ma anche molto meno disuguale. Ma non va di moda dirlo.

Nicola Porro, Il Giornale 27 gennaio 2019

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wisteria
wisteria
29 Gennaio 2019 14:59

Felice di apprendere che il mieloso mantra bergogliano dei poveri sempre più poveri e e dei ricchi sempre più ricchi è contraddetto dai numeri, mi chiedo: l’accentuata povertà delle ex-classi medie europee – che sta provocando la crescita della destra populista – nasce forse da una falsa impressione? Non sarà che la diminuzione globale della povertà è andata di pari passo con il dissanguamento di ceti che poveri non erano mai stati?

Nuccio Viglietti
29 Gennaio 2019 14:44

Progresso ineluttabile processo evolutivo tecnologico inarrestabile compiuto segnatamente ultimi secoli no ha variato di microgrammo nostra joie de vivre…minimamente scalfito nostra angoscia di esistere…poiché neppure impercettibilmente cambiato nostri basici meccanismi cerebrali di bipedi idioti.
https://ilgattomattoquotidiano.wordpress.com/

Pierpaolo Di Gennaro
Pierpaolo Di Gennaro
29 Gennaio 2019 12:52

Prendo per buono il suggerimento, ma ritengo che la lettura di “i limiti dello sviluppo” attesti la realtà.

L’Umanità è un treno che corre a mille orari verso un treno e nessuno è capace di tirare il freno.

Valter
Valter
29 Gennaio 2019 9:59

Il capitalismo è un sistema economico come lo è il socialcomunismo, con la differenza che il primo produce ricchezza e quindi benessere diffuso mentre il secondo diffonde solo miseria, i cinesi lo hanno capito e si sono lasciati quantomeno, come dice Porro, “contagiare”. Ma un’altra è la differenza forse più importante: il capitalismo può funzionare, e funziona meglio, nel rispetto delle libertà civili e dei diritti umani. Al contrario del socialcomunismo che, per funzionare, li deve negare.

leonello Tardani
leonello Tardani
29 Gennaio 2019 9:08

giustissimo!!!