Quel silenzio vigliacco del governo sul reddito alla brigatista - Seconda parte

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Anche Toni Negri, per qualcuno ottimo maestro, lotta insieme a noi per la sua pensione che nessuno gli tocca a dispetto delle responsabilità, morali e penali accumulate nel tempo. C’è ancora una cosetta, il giudice padre della brigatista Federica, anche lui ha un profilo Facebook e indovina un po’? Un post sì e l’altro pure se la piglia con Salvini, con veemenza esemplare: la sua è “politica disumana e razzista”, finita in una “meritoria caduta”, data la sua “arroganza, sicumera, furbizia che celava tanta stupidità”. Una ossessione, il cofondatore di Magistratura Democratica. Ma state tranquilli, è tutta una manfrina in attesa dell’oblio, alla compagna Federica il sussidio non lo toglierà nessuno.

Max Del Papa, 1 ottobre 2019

Reddito di cittadinanza anche ai rom


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4 Commenti

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  1. Per coerenza, visto che questa donna ha combattutto lo Stato, non avrebbe dovuto neanche chiederlo il reddito di cittadinanza. Detto questo bisogna anche capire cosa fare nei confronti delle persone che si sono rese responsabili di reati anche gravi. Escluderli da queste agevolazioni? E’ possibile (credo). Confinarli in una dimensione di extracittadinanza?
    L’unica cosa che non si dovrebbe fare è attaccare per l’ennesima volta un governo strumentalizzando un singolo episodio. Esattamente come è avvenuto per il figlio di Salvini.

  2. Ma certo, la vergogna nazionale non è il reddito di cittadinanza alla figlia di un magistrato (?) e che questa sappia esercitare solo la professione del killer, ma il figlio di Salvini che sale sulla moto d’acqua della Polizia ! A proposito: a quale attività lavorativa cercherà di avviarla il suo navigator ? Farla assumere dalla camorra ? O dalla ‘ndrangheta ? E il papà sarà d’accordo ?
    P.S. Articolo di Max Del Papa da 30 e lode.

  3. DEJA-VU

    In Brasile grazie ai governi del buon Lula (attualmente in carcere) e della sua beniamina DILMA (ex terrorista – cacciata dalla poltrona presidenziale dal senato per imbrogli amministrativi), i cosiddetti combattenti, che rapinavano banche, sequestravano diplomatici e perfino uccidevano agenti pubblici, in premio, hanno ottenuto dai loro sinistri mancini “kompagni” – al potere – la pensione come resistenti ai governi militari che, fortunatamente, erano intervenuti per salvare il Paese dalla rivoluzione violenta che pretendeva imporre la dittatura del proletariato con l’aiuto dei buoni fratelli cubani Castro …

    È pur vero che la reazione dei militari ha prodotto fra i 300 e 500 vittime; invece, a Cuba che è l’ultimo paradiso del Comunismo reale, oltre a non aver mai ridotto la morsa totalitaria, le vittime sono state di decine di migliaia e continuano con le carceri piene di dissidenti politici… ma nessuno ne parla…

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