Quelli che bloccano la riapertura

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Ve lo ricordate il Procuratore generale Francesco Saverio Borrelli quando, all’inaugurazione dell’anno giudiziario, disse: «Resistere, resistere, resistere»? Ce l’aveva con le ipotesi di riforma della giustizia, con la proposta di separare le carriere. Il ministro di allora, Castelli, giustamente ribatté: «L’indipendenza della magistratura non è in discussione, ma non lo è neanche quella del governo». Mi viene in mente questa scena di quasi vent’anni fa, perché ora siamo pronti alla medesima invasione di campo.

Con un bell’appello televisivo a Burioni, Rezza e Ricciardi: resistere, resistere e resistere agli arresti domiciliari. Gli illustri scienziati oggi sono intoccabili come i magistrati ieri. Con una differenza drammatica: il governo attuale è loro docile vittima. Sono i teorici, di fatto, del rischio zero, e gli spacciatori delle prossime paure. Attenzione alla seconda ondata, ammoniscono. Poco importa che solo fino a gennaio avessero sottovalutato la prima. Poco importa che i loro istituti non avessero piani pronti all’uso non dico per affrontare la pandemia, ma almeno una direzione unica sull’uso delle mascherine. Poco importa che nel loro campo specifico, la ricerca di soluzioni mediche, brancolino nel buio. Poco importa che molti loro colleghi, molto meno televisivi, dicano che la prossima ondata è tutta da dimostrare. Poco importa che i loro stipendi, così come le loro strutture, siano pagati da quelle fabbriche, da quegli artigiani, da quei commercianti, da quei professionisti che oggi (e per loro anche domani) devono rimanere a fatturato zero.

Loro sono là, con il loro resistere, resistere, resistere. E se ieri chi era contro l’operato di una piccola ma esibita parte della magistratura era di fatto un corrotto, oggi chi si oppone alla trimurti, alla trinità indù dei santoni del virus, è uno sciacallo e adoratore del «Dio Denaro» (il ministro Boccia dixit). Come se poi quel denaro non servisse a tenere in piedi, per dirne una, ospedali e assistenza. La scienza, come ci ha insegnato Popper e non Paperino, «si muove per congetture e confutazioni», eppure per i nuovi eroi del virus, essa appare infusa, acquisita per dono di Dio.

Quella stagione di iper-giustizialismo ha compromesso la nostra competitività. Abbiamo talmente incasinato le regole amministrative, commerciali e fiscali da rendere complicatissimo fare affari in questo Paese: abbiamo legiferato sulla patologia della possibile ed eventuale corruzione, non ragionando sulla sua fisiologica presenza. Per il ladrocinio di pochi corrotti abbiamo messo le catene a tutti. Oggi rischiamo altrettanto con il giustizialismo sanitario.

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6 Commenti

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  1. Sempre condivisibile…dovremmo essere molto prudenti, diversificare in base alle zone geografiche e ripartire… Con calma, ma ripartire.

  2. Per me, basterebbero poche parole per far cambiare completamente idea a questi soloni:
    DA ADESSO, E NON SI SA FINO A QUANDO, NON PERCEPITE PIU’ UN EURO, DA NESSUNO!!!!
    Secondo me, cambierebbero idea immediatamente (vero Ministro Boccia? Il “Dio Denaro” smuove anche le montagne).

  3. Personalmente, ne ho le orecchie piene di questi discorsi pomposi da parte di questi signori. Anziché fare le Veline in TV, terrorizzando la gente, dovrebbero passare più tempo CHIUSI in laboratorio a trovare un cocktail di farmaci per curare il VAIRUS! Sono sicura che il vaccino non sara scoperto in Italia ma altrove, perdendo anche l’opportunità di farci soldi sopra e potere cosi, rimetterci in carreggiata. Anche perché , se lo trovasse un’altro paese, dubito fortemente che lo regalerebbe a noi. Gli avvoltoi sono sempre in agguato.

  4. che il rogo dietro le loro spalle li colga!Ciarlatani e stregoni della peggior risma sulla faccia della terra. Un ricordo e una menzione particolare al primo a sinistra. Sa solo dare certezze alla regolarizzazione degli immigrati clandestini. Ma prima o poi non solo voteremo ,ma uscire dalle nostte case……

  5. E’ da tempo che noto da parte di nostri rappresentanti in parlamento, l’uso di prestigiose auto estere, quasi abbiano vergogna ad usare le nostre produzioni, tra l’altro molto apprezzate anche da meccanici esteri, io mi chiedo perché noi italiani non cerchiamo di autopromuovere le nostre produzioni soprattutto quando si reclamizzano i nostri rappresentanti con immagini televisive.
    Si nota invece, da parte di capi di stato esteri, un’attenzione particolare, vorrei dire subliminale all’uso di auto della stessa nazione.

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