Bombe carta, cassonetti incendiati, sassi e bottiglie contro le forze dell’ordine. Il “No Meloni day” porta nelle piazze la protesta degli studenti, ma anche scene di violenza che non possono trovare giustificazione nel dissenso contro il governo. E mentre dalle manifestazioni arrivano immagini di volti coperti e lanci contro gli agenti, a sinistra c’è chi sceglie la formula più comoda: solidarietà senza condizioni. Basti pensare Ilaria Salis, che la mette nero su bianco su X: “La meglio gioventù è quella che sciopera, blocca e manifesta. Siamo con voi senza se e senza ma!”. Sarebbe questa la “meglio gioventù”? E quei “senza se e senza ma” valgono anche quando qualcuno impugna un sasso?
La cronaca impone di uscire dalla retorica. A Torino, il corteo raggiunge piazza Castello e alcune centinaia di manifestanti si staccano dal resto degli studenti, si coprono il volto e lanciano sassi e torce di segnalazione verso le forze dell’ordine. “Questa è la Prefettura, quella che non ci voleva far arrivare qua in piazza”, urlano. Contro gli agenti arrivano anche bottiglie di vetro. La polizia risponde con idranti e lacrimogeni, facendo arretrare i manifestanti, con alcuni momenti di contatto.
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A Roma, in via Marmorata, alcune persone incappucciate lanciano bombe carta e petardi e fanno rotolare i cassonetti in mezzo alla strada per bloccare il passaggio. La protesta raggiunge anche il ministero dell’Istruzione, in viale Trastevere: petardi contro l’edificio e cori come “Noi da qui non ce ne andiamo” e “Valditara esci dal palazzo”. All’ingresso si schierano le forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Una sequenza che non ha nulla a che vedere con il confronto sulle condizioni degli istituti o sul diritto allo studio.
Il venerdì di mobilitazione comprende rivendicazioni contro il carovita, la cosiddetta “scuola caserma”, il tetto agli studenti stranieri e il degrado delle strutture. Due sindacati hanno annunciato la protesta del personale docente e non docente, mentre proseguono le occupazioni: una ventina di istituti superiori a Torino, una decina a Roma, tre a Genova, altri a Milano, Napoli e Bologna. Questioni e iniziative diverse, che non autorizzano a confondere tutti gli studenti con i violenti. Proprio per questo, chi sostiene le manifestazioni dovrebbe essere il primo a isolare chi le trasforma in un’occasione per aggredire e distruggere.
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Nella stessa mattinata, a Verona, vengono incendiati cinque cassonetti e un monopattino parcheggiato accanto. Secondo quanto riportato da TgCom24, i responsabili sarebbero un gruppetto di studenti dell’Istituto statale Giorgi, mobilitati attraverso una chat. Un episodio distinto: all’origine ci sarebbe la protesta contro i provvedimenti adottati dalla dirigenza dopo alcune risse nelle classi. Prima dell’inizio delle lezioni, i ragazzi avrebbero lanciato petardi e appiccato il fuoco. Sul posto intervengono vigili del fuoco e polizia: le indagini sono affidate alla Digos. Rispondere alle sanzioni per le risse incendiando cassonetti: una concezione della scuola nella quale persino il richiamo alle regole diventa un pretesto per nuove violenze.
A Padova, invece, la Digos interviene nei confronti di 14 ragazzi, con misure di prevenzione personali in relazione all’istigazione a delinquere. Gli investigatori ritengono che stessero pianificando azioni violente, tra cui incendi di cassonetti, e la partecipazione alle manifestazioni con passamontagna, petardi e fumogeni. TgCom24 riferisce di messaggi nelle chat dal contenuto esplicito: “Facciamo molotov e attacchiamo la questura”.
È davanti a questo quadro che le parole della Salis meritano una domanda politica precisa. “Gli studenti sono più saggi di chi ci governa, che invece aumenta le spese militari a scapito dei servizi pubblici”, scrive. Poi la celebrazione della “meglio gioventù” e quel sostegno “senza se e senza ma”. Il post non contiene un’esplicita approvazione delle aggressioni, ma la solidarietà incondizionata resta una scelta da contestare: una condizione dovrebbe esserci sempre, ed è il rifiuto della violenza.
Una certa sinistra continua invece a coccolare la piazza quando il bersaglio è il governo Meloni, celebrando blocchi e proteste senza sentire il bisogno di fissare quel confine. Salis lo dica chiaramente: chi lancia sassi contro gli agenti merita una condanna, non una patente di superiorità morale. Perché la “meglio gioventù” non si misura dall’intensità dell’odio per il governo. E un cassonetto in fiamme resta un cassonetto in fiamme, anche quando brucia sotto una bandiera politicamente gradita.
Massimo Balsamo, 16 ottobre 2026
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