Corre voce che il vincente Gravina, per se stesso senz’altro, abbia negoziato fino all’ultimo la buonuscita dalla Fgci con un seggio senatoriale sicuro (o incarico equipollente, insomma stessi soldi) con un partito di centrodestra prima di togliere il disturbo: e i maligni si chiedono, la Lega di Giorgetti o la Forza Italia di Tajani visto che i rispettivi figli sono transitati dal 2023 in Federazione? Chi lo sa, magari anzi sicuramente pettegolezzi a livello portineria, ma in questo Paese è vietato stupirsi di tutto.
Lo constatiamo quotidianamente, il potere si vanta, si mette in mostra e poi garantisce per se stesso, abusa di se stesso, minaccia ad ogni obiezione, insinuazione, così che sogni cosa che puoi pensare è vera e in ogni caso lo scopriremo solo votando, che non ci manca poi molto.
Corre anche voce, diffusa dal Napolista, ripreso da La Repubblica, ripreso da Dagospia, ripreso da noialtri, che al mercato mio padre comprò, che gli eroici ragazzi (li ha definiti tali Gravina ipse, ma forse si riferiva ai figli degli amici ministri) pretendessero un premio partita di 300mila euro solo per metter piede in campo con la Bosnia, che poi li ha umiliati.
Cosa talmente pazzesca, talmente indecente, ma tutto ciò che puoi pensare è vero, che il povero Gattuso ha cercato di farli ragionare. Gattuso, come gli altri, è, era un allenatore di cartone perché è noto che la formazione l’allenatore la subisce dai procuratori, questa metastasi che sta dappertutto, impone dappertutto, in Nazionale come al Festival di Sanremo come in certe trasmissioni dove bivaccano opinionisti odiosi, che nessuno sopporta, che non hanno lettori, i cui giornali affondano peggio del Titanic, ma son sempre lì.
E siccome i procuratori sono l’anello di congiunzione tra l’ambiente specifico – pallonaro, musicarello, ciarlatano – e la politica, ne discende che a fare definitivamente la Nazionale è la politica, sono i politici. L’allenatore è un povero ricco, ma disgraziato, costretto, anche questo abbiamo dovuto sapere, a rincorrere lui i convocati in giro per l’Italia se no quelli manco gli rispondono.
Come il Chiesa che aveva la bua, poverino, e il giorno dopo la disfatta nazionale, cui si è sottratto, era ad allenarsi ,più vispo di un puledro, col Liverpool. La Nazionale serve ai politici e ai mammasantissima per farsi belli, ai calciatori no. Questi pretendevano, se non l’avete capito, trecentomila euro, che poi suddivisi fanno la miseria di diecimila a capa, per giocare. Per perdere. Per farsi cacciare. Per coprirsi di ridicolo e coprire di ridicolo un Paese. Perché hai voglia a dire, una Nazionale sportiva, calcistica, rispecchia un Paese. Ma tutto nel Paese è considerato vacca da mungere, perfino la maglia azzurra, un tempo retoricamente sacra come la Costituzione.
Non deve stupire l’avidità di questi bambocci iperviziati, che se li intervistano sono più sdegnosi del Re Sole: strapagati come sono, sono sempre in bolletta, si mangiano tutto scommettendo sulle partite, comprese quelle che vanno a giocare, se si degnano. Gente capace di buttar via milioni, cui fan comodo anche i diecimila per tacitare gli strozzini o la mafia.
Dei sontuosi disperati, che a tutto pensano tranne che a giocare. Andate un po’ nei più notori casini per scambisti e privée per depravé della Capitale o di Milano (o in provincia, se del caso): li troverete tutti lì, le società sanno, tutti sanno, ma va bene così, e va bene, saremo moralisti noi, ma un minimo sindacale di decenza è proprio un delitto mantenerlo? E, in ogni modo, quando cazzo si allenano questi?
Quei bravi ragazzi stavano dentro anche la vergogna della “mafia di San Siro”, crimine organizzato da curva e da stadio che strozzava tutta Milano, e ci stavano dentro tutti, predatori, allenatori, maneggioni, funzionari. Un po’ di bufera mediatica e non se n’è parlato più, il Fedez, non indagato, non indagato, per la carità, che li frequentava, che li usava come guardie del corpo, ed erano pendagli da forca, ci ha fatto un motivetto vittimistico sanremese. Insomma il campionato lo decidono, altro segreto di Pulcinella, i soliti giri malavitosi molto organizzati.
Dopodiché ci stupiamo ancora di cosa? Di passare generazioni senza veder passare un mondiale? Qui altro che rifondazione, qui ci vuole la disinfestazione, tabula rasa e poi bonifica per cento metri sotto. Si è candidato in Fgci, per l’ennesima volta, uno che di calcio qualcosina ne sa, tale Gianni Rivera, con un preciso presupposto: ridimensionare la camorra dei procuratori, dare spazio ai ragazzini veramente dotati, e magari poveri, che non possono permettersi il procuratore, allevarli nei fondamentali, e non più di 3 stranieri per squadra, se no il bacino si secca.
Perché tutti sanno che conviene investire nella corruzione dei bidoni stranieri piuttosto che nell’allevamento dei pulcini nostrani. Terzo segreto non di Fatima ma di Pulcinella. Voi credete che Rivera, con quelle belle idee che ha per la testa, abbia uno straccio di possibilità? Hanno subito cominciato a fare e rifare i soliti nomi, dirigenza, presidenza e allenanza: sempre la politica, che non molla l’osso, che infila e ricicla. E poi Rivera è “novax”, figuriamoci avrà contro pure Vespa.
Avanti così, gattopardescamente, che i Mondiali da perdere saranno quattro cinque sei, diventeranno un reperto archeologico, un romanzo novecentesco come Pinocchio, un tempo bastava corrompere i balcanici, gli africani, beh, non funziona più perché hanno capito anche loro che un Mondiale è una vetrina, un indotto, un’occasione, almeno parteciparvi.
Mentre chi sta fuori raschia il barile del patetico, del ridicolo e dell’osceno: trecentomila euro per andare a perdere con una nazionale poco più che amatoriale. Chissà poi se i nostri eroici non si siano vendicati anche per quello, chissà se qualche mazzetta non sia circolata lo stesso. Tutto ciò che puoi pensare è vero. Ma niente paura, continuerà tutto come prima. Il merito è un ministero, e una presa per il culo.
Max Del Papa
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