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Quote rosa, se oggi ci fosse la Thatcher…

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Come Nicola Porro, anch’io ho constatato con sgomento una prima surreale richiesta al governo da parte delle opposizioni (anche in luoghi che teoricamente dovrebbero essere immuni al politicamente corretto…), e cioè la sollecitazione a dedicare metà delle future nomine alle donne, in nome delle mitologiche “quote rosa”.

Vi prego, immaginate cos’avrebbe detto la signora Thatcher se qualcuno le avesse invocate a suo favore, per garantirle un posticino. Mi correggo, non so cos’avrebbe detto, ma so cos’avrebbe fatto: avrebbe preso a borsettate il malcapitato o la malcapitata! La Thatcher ha spezzato le ossa a schiere di maschi, tanto avversari quanto colleghi di partito: ma semplicemente perché era più brava, più determinata, più forte. Non certo grazie alla “doppia preferenza di genere” o ad altri meccanismi “protettitivi”.

Da allora sono passati trent’anni. Ma è proprio così difficile, nell’anno di grazia 2018, uscire dalla logica del “salvate il panda” applicato ai generi? È proprio impossibile – per alcuni e alcune – puntare sul merito, sulle capacità, indipendentemente dal fatto di essere maschietti o femminucce? È possibile che forze che si definiscono liberali ancora ci ammorbino con queste cantilene piagnone e vittimistiche? È possibile che i grandi media organizzino campagne su questo tema? Pensate solo agli articoli che i giornaloni hanno dedicato al nuovo governo spagnolo, centrando titoli e giudizi politici solo sul numero di donne nominate ministro!

Niente: merito e meritocrazia sono concetti troppo complicati, pare. È il caso, allora, di ridare la parola alla Thatcher, ma alla Thatcher bambina, all’età di poco più o poco meno di dieci anni. Sapete cosa disse la piccola Margaret ricevendo un premio scolastico? Disse così: “Non sono stata fortunata: me lo sono meritato”. A dieci anni, era già Lady di Ferro.

Daniele Capezzone, 11 giugno 2018