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Rata Imu: salassano anche i poveracci

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Oggi si paga la seconda rata dell’Imu, la patrimoniale sugli immobili da 22 miliardi l’anno che colpisce case, negozi, box, uffici, capannoni, aree fabbricabili, terreni.

Cornuti e mazziati

Dovranno pagarla anche i proprietari ai quali lo Stato ha sequestrato, di fatto, l’immobile da dieci mesi, attraverso il blocco degli sfratti.

Dovranno pagarla anche i proprietari che non ricevono più l’affitto dagli inquilini e quelli che lo hanno ridotto o sospeso per venire loro incontro. Sono tanti, checché ne dicano i nostalgici di concezioni fuori dal tempo che vedono ancora nel proprietario il “padrone” ricco e cattivo e nell’inquilino il malcapitato povero e buono (ci sono situazioni e situazioni, ovviamente).

Dovranno pagarla anche i proprietari di immobili sfitti per assenza di inquilini o vuoti in mancanza di acquirenti. Anche loro sono numerosi, visto che il mercato immobiliare era in crisi già prima della pandemia e adesso versa in condizioni ancora più critiche.

Dovranno pagarla anche i proprietari che avevano investito nella locazione turistica, portando ricchezza all’Italia, e che si trovano senza reddito da quasi un anno. Si tratta dei nuovi cattivi, coloro che – secondo alcuni – hanno rovinato i nostri centri storici, escludendo da essi i residenti (senza che, chi fa questi ragionamenti, si chieda prima che cosa i Sindaci abbiano fatto per trattenere i residenti). Proprietari talmente malvisti che la legge di bilancio, invece di prevedere per loro forme di sostegno, li punisce con una norma che punta a limitare gli affitti turistici. Adesso, quando i turisti sono una chimera!

Dovranno pagarla anche i proprietari che avevano scelto la locazione a studenti e che stanno subendo le conseguenze della didattica a distanza. Niente studenti, niente contratti (molti non hanno ricevuto neppure i canoni loro dovuti per la seconda parte dello scorso anno accademico, interrottosi a marzo) e quindi niente entrate. Ma l’Imu sì.

Seconda casa come “colpa”

Dovranno pagarla anche i proprietari ai quali per molti mesi è stato impedito di trasferirsi in una casa secondaria e che in queste ore stanno cercando di capire che cosa potranno fare nel periodo delle feste. La motivazione delle limitazioni è la pandemia, ma davvero non si trovano convincenti argomenti che giustifichino una misura del genere ai fini della prevenzione del contagio. Anzi, il trasferimento in altre residenze in molti casi può essere un vantaggio per la collettività (fermi restando i divieti per i comportamenti considerati a rischio), visto che comporta una maggiore distribuzione delle persone e un minor affollamento nelle città.