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Risparmiateci i pistolotti

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Gentile Claudio Baglioni,

consideri questa piccola (e vedrà, garbatissima) lettera aperta nulla più che un messaggio in bottiglia, velleitariamente abbandonato in mare. Non le arriverà, o forse sì, chi può dirlo.

Ma parte – mi creda – senza rancori, senza pregiudizi, senza preconcetti. Come se, per l’incantesimo di un’amnesia, ci fossimo tutti dimenticati il monologo dell’anno scorso di Favino e la sua conferenza stampa di dieci giorni fa.

L’appello che mi permetto di inviarle è questo. Ci sorprenda. Faccia una cosa inattesa. Punti sull’imprevisto. Su una cosa totalmente inaspettata: che Sanremo sia il festival della canzone e non l’occasione per comizi. Senza palchetti e senza sgabelli. Senza messaggi. Senza sorrisini e senza sopraccigli alzati. Senza farci capire tutte le sere che – per lei e i suoi compagni di lavoro – ci sono elettori di serie A e di serie B, gli accoglienti e i respingenti, i buoni-buonissimi e i cattivi-cattivissimi, i “restiamo umani” e i “resterete disumani”.

Riceverà, com’è giusto secondo le leggi del mercato, un alto ingaggio, pagato con i soldi dei contribuenti. Si ricordi pure di quelli che potrebbero pensarla diversamente da lei. E che non hanno pagato il canone per essere giudicati, additati, irrisi, sbeffeggiati.

Sono solo cinque sere. Può sembrare un tempo lungo, tipo congresso del partito comunista cinese. Ma in fondo è meno di una settimana. Lo dica a tutti: agli autori, ai comici, ai superospiti, a se stesso. Trattenetevi.

Cordialità, grazie.

Daniele Capezzone, 4 febbraio 2019