Un particolare che non assolve Mario Roggero, che purtroppo non cancella le sentenze e non modifica ciò che è accaduto davanti alla sua gioielleria il 28 aprile 2021. Ma è un particolare enorme, perché permette finalmente di osservare l’intera vicenda senza fermarsi all’ultimo fotogramma: quello del gioielliere che esce dal negozio armato e spara contro i rapinatori in fuga. A rivelarlo è Ermes Antonucci sul Foglio. Due mesi prima dell’assalto alla gioielleria di Grinzane Cavour, i carabinieri di Alba avevano proposto alla procura l’adozione di una misura cautelare nei confronti di Andrea Spinelli, uno dei tre uomini che avrebbero poi partecipato alla rapina e che sarebbe stato ucciso da Roggero.
Spinelli non era finito sotto indagine per una sciocchezza. Era accusato di aver preso parte a un’estorsione ai danni di un imprenditore, rinchiuso in un garage, schiaffeggiato, minacciato con un bastone e costretto a consegnare denaro e a firmare alcune cambiali. I carabinieri ritenevano quindi necessario intervenire con una misura cautelare. La procura di Asti, però, scelse una strada diversa: ritenne che la perquisizione eseguita nell’abitazione di Spinelli potesse bastare a convincerlo a non commettere altri reati. Sappiamo com’è andata.
Poche settimane dopo, Spinelli entrò per primo nella gioielleria di Roggero insieme agli altri componenti della banda. Non era un personaggio marginale né il semplice palo rimasto ad aspettare fuori. Aveva un ruolo operativo nell’assalto. E proprio fuori dal negozio è stato raggiunto dai colpi esplosi dal gioielliere. Naturalmente nessuno può sostenere con certezza matematica che, se Spinelli fosse stato arrestato, la rapina non sarebbe avvenuta. La storia non si scrive con i periodi ipotetici e i processi non si celebrano sulla base dei “se”. Ma è altrettanto difficile fingere che questo retroscena non esista o che sia irrilevante.
Se fosse stata accolta la richiesta dei carabinieri, Spinelli non avrebbe potuto partecipare all’assalto. E senza quell’assalto non ci sarebbe stata la reazione di Roggero, non ci sarebbero stati i morti, non ci sarebbe stato il ferimento del terzo rapinatore e non ci sarebbe stato il processo che ha portato alla condanna del gioielliere. Il punto, dunque, non è trasformare una circostanza in una sentenza alternativa. Roggero è stato condannato in tutti i gradi di giudizio per il duplice omicidio di Spinelli e Giuseppe Mazzarino e per il tentato omicidio di Alessandro Modica. I giudici hanno escluso la legittima difesa per quanto avvenuto dopo la rapina. Questo è un fatto e tale rimane. Purtroppo, ribadiamo.
Ma anche il contesto è un fatto. E il contesto racconta che uno degli uomini arrivati armati nella gioielleria era già stato protagonista, appena poche settimane prima, di un episodio di violenza e intimidazione tanto grave da spingere i carabinieri a sollecitarne l’arresto. L’estorsione risale all’8 febbraio 2021. Spinelli era stato coinvolto da un’altra persona per recuperare del denaro da un imprenditore. Con la scusa di discutere alcuni lavori di ristrutturazione, convinse la vittima a presentarsi in un’abitazione di Bra. Una volta arrivato, l’imprenditore venne condotto nel garage, dove ad aspettarlo c’era il complice di Spinelli.
L’uomo pretendeva denaro per alcuni lavori che sosteneva di aver eseguito e di non aver ricevuto. Spinelli chiuse la vittima nel garage, impedendole di uscire, e la colpì al volto con due schiaffi. Poi prese un bastone e pronunciò una minaccia chiarissima: “Oggi ti rompiamo un ginocchio se non fai quello che ti diciamo”. Il complice si impossessò quindi del marsupio dell’imprenditore, sottraendo 600 euro in contanti, e gli ordinò di firmare alcune cambiali. Quando la vittima provò a opporsi, Spinelli rincarò la dose: “Non le firmi? Vuoi scommettere che le firmi? Se non basta il bastone vado a prendere una pistola e da qui non esci vivo”.
L’imprenditore, rendendosi conto di non avere possibilità di sottrarsi ai due, firmò. Ma la messinscena non era ancora terminata. Spinelli e il complice lo costrinsero ad andare a prendere un aperitivo con loro e a scattare alcune fotografie insieme, in modo da poter sostenere che non fosse successo nulla. Solo dopo lo lasciarono andare. Il giorno successivo la vittima denunciò tutto ai carabinieri di Alba. Il primo marzo la procura di Asti dispose le perquisizioni nelle abitazioni dei due indagati. Gli accertamenti confermarono il racconto dell’imprenditore: nella casa del complice furono trovati le cambiali, le fatture e il bastone indicato dalla vittima.
Gli elementi, insomma, non mancavano. Fu a quel punto che i carabinieri suggerirono di chiedere una misura cautelare. La procura non seguì l’indicazione, ritenendo che le perquisizioni potessero rappresentare un avvertimento sufficiente. Era una valutazione possibile. Si è però rivelata tragicamente sbagliata. Il 28 aprile, meno di due mesi dopo, Spinelli partecipò alla rapina nella gioielleria di Roggero. Il salto criminale fu evidente: dall’estorsione con minacce e bastone all’assalto armato a un esercizio commerciale. Dopo essere entrato nel negozio, venne ucciso in strada dai colpi esplosi dal gioielliere. Con lui morì Mazzarino, mentre Modica rimase ferito.
Il Foglio riferisce inoltre che un pubblico ministero di Asti, informato dal giornale dell’episodio precedente che aveva coinvolto Spinelli, ha dichiarato che avrebbe certamente chiesto una misura cautelare, soprattutto considerando la gravità dell’accusa di estorsione. Il magistrato che seguiva il fascicolo, invece, fece una valutazione diversa. Ed eccoci al paradosso. Il carcere o gli arresti domiciliari, strumenti abitualmente raccontati come misure esclusivamente punitive, avrebbero potuto salvare la vita allo stesso Spinelli. E, forse, avrebbero salvato anche Roggero dalla notte giudiziaria e personale nella quale è precipitato.
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Non significa assolvere il gioielliere per decreto giornalistico. Significa però rifiutare la rappresentazione comoda e parziale dell’uomo che, in preda a un impulso inspiegabile, avrebbe deciso di uscire dal negozio e sparare. Prima di quei colpi c’era stata una rapina. Prima della rapina c’era stato un rapinatore già accusato di un’estorsione violenta. E prima ancora c’era stata una richiesta dei carabinieri rimasta senza seguito.
La giustizia ha giudicato Roggero per quello che ha fatto. È legittimo, però, domandarsi chi abbia valutato fino in fondo ciò che Spinelli avrebbe potuto fare. Perché la repressione arrivata dopo è stata durissima e inevitabile. La prevenzione, invece, si è fermata a una perquisizione che avrebbe dovuto spaventare un uomo già accusato di aver chiuso un imprenditore in un garage, averlo schiaffeggiato e avergli prospettato una pistola. Non lo spaventò. Due mesi dopo entrò nella gioielleria. E da quel momento, per tutti, fu troppo tardi.
Massimo Balsamo, 24 luglio 2026
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