Due gioiellieri, due rapine finite nel sangue, due condanne per aver ucciso i malviventi. Ma per uno arriva la grazia di Sergio Mattarella, mentre l’altro resta in carcere. Perché? La risposta è meno scontata di quanto possa sembrare. E soprattutto la decisione del Quirinale su Guido Gianni non rappresenta affatto un riconoscimento della legittima difesa, né lascia intendere che Mario Roggero possa ottenere presto lo stesso trattamento.
Partiamo dai numeri. Gianni, gioielliere siciliano condannato a 12 anni e quattro mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nel 2008, ha già scontato cinque anni e tre mesi di pena. Non solo: ha problemi di salute, al cuore, tanto da trovarsi già ai domiciliari. Mattarella gli ha concesso una grazia parziale di tre anni e due mesi. Avete letto bene: parziale. Non gli ha cancellato la condanna, non lo ha assolto e non ha nemmeno disposto la sua immediata liberazione.
Il provvedimento, infatti, ha un effetto molto preciso: porta la pena residua sotto i quattro anni, consentendo al Tribunale di sorveglianza di valutare un eventuale affidamento in prova ai servizi sociali. Una possibilità, non un automatismo. Il Quirinale ha motivato la decisione richiamando il parere favorevole del magistrato di sorveglianza e gli anni di pena già espiati. Le condizioni di salute di Gianni completano il quadro personale, anche se non sono espressamente indicate tra le motivazioni del decreto.
E Roggero? Qui sta la differenza. Il gioielliere piemontese, condannato a 14 anni e nove mesi per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo nel 2021, ha visto diventare definitiva la propria condanna soltanto nel luglio scorso. Il suo percorso nell’esecuzione della pena è dunque ben diverso da quello di Gianni. Non ha alle spalle cinque anni di pena espiata, né risulta un analogo parere favorevole del magistrato di sorveglianza richiamato dal Quirinale.
Intendiamoci: questo non significa che Roggero non possa ottenere la grazia. Significa però che i due casi, pur somigliandosi per la dinamica generale, presentano condizioni differenti ai fini della clemenza presidenziale. E soprattutto che Mattarella non ha stabilito un principio secondo cui chi spara ai rapinatori merita di essere perdonato. Anzi. Se uno volesse essere maligno, dopo le richieste arrivate per Roggero anche dalla politica, potrebbe pensare che quello di Re Sergio sia un messaggio molto chiaro ai tifosi della “grazia subito”. La sintesi sembra essere: prima di ricevere una commutazione della pena, occorre almeno averne scontata un po’ in cella e non sarà comunque una grazia totale.
La grazia a Gianni arriva infatti dopo anni di detenzione, problemi sanitari e una richiesta avanzata dalla moglie già nel 2022. Quella per Roggero è invece diventata una battaglia pubblica e politica dopo la condanna definitiva, con richieste di intervento rivolte al presidente della Repubblica. A Gianni è stata ridotta una pena che stava già scontando da anni. Roggero, insomma, per trovarsi nella stessa situazione ne deve passare di tempo dietro le sbarre.
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).


