Politica

Salis e Leoncavallo, facile okkupare col soldo in tasca

L'eurodeputata di Avs in piazza per la manifestazione a difesa del centro sociale. Povera Milano...

Ilaler Salis fa coming out anche se le scappa da un fianco: “Con quello che guadagnavo da insegnante (precaria) non potevo permettermi Milano”. E il non detto, ma chiaro, ma che non va detto, è: invece adesso coi 20mila mensili erogati dalla Bce posso permettermi il bosco verticale vicino alla collega Chiara Ferragni. E non va detto perché se no si rischia di perdere il target dei boccaloni che credono a questa imbonitrice politica, Banca europea e centro sociale, barricate e eredità, che nel solito filmatino oltre l’imbarazzo inconsapevole delira fino alle aperte minacce, le evocazioni non si sa se di rivolta sociali o peggio, di guerra civile, di lotta più o meno armata, con certi soggetti tutto quello che puoi pensare è vero.

Siamo alla oscena adunata da sabato rivoltoso delle mamme del Leoncavallo coi soliti del teatrino militante, i Rossi, i Bisio, gente che ha fatto i soldi matti e li ha investiti in case di sogno nella Milano impedita ai poveri, ai proletari. Come quei due Gino e Michele che hanno lasciato la Smemoranda al dissesto. Solito spettacolo patetico e immondo della rivoluzione conservatrice dei ricchi, la rivoluzione scortati dai carabinieri al grido dei nuovi muezzin: Milano è nostra, Milano siamo noi. Milano non è per i poveri? Verissimo, ma non esiste un diritto positivo, legale a fare come si vuole a maggior ragione nell’illegalità, esistono, in tutte le città, le leggi del mercato e se si vuole della speculazione, delle bolle, del censo, le leggi eterne del privilegio che non è giusto come non lo sono mai gli uomini e le società che costruiscono, esiste anche la sacra o pelosa indignazione e si può.

Si deve dire che nella Milano dei grattacieli e dei miliardari un loculo di 10 metriquadri sottoterra non può arrivare a costare le due, trecentomila euro, che sono cifre fuori dalla grazia di Dio, fuori dalla logica e dalla decenza, ma questo è un dato di fatto che non ha senso risolvere nella rivoluzione estetizzante, che non porta in alcun modo al diritto narcisistico, egoistico all’abuso. I parassiti cinquantennali del Leonkavallo che vogliono ancora? Continuare ad occupare roba non loro, facendoci affari totalmente in nero e spalmando i costi economici e sociali sui milanesi? Vogliono insistere nell’impunità fidando sulla protezione del Pd locale? Per questo tirano gli ovetti di giornata e le bombette alla sbirraglia? No, a Milano non c’è niente di giusto ma se regnasse la giustizia a questo mondo Ilaler Salis, tanto per cominciare, non starebbe ad imbonire i falliti e i bevuti ma in galera in ragione delle sue condanne definitive, dei precedenti se non degli appelli attuali, minacciosi, alla sommossa.

Se ci fosse una giustizia sotto il cielo di Milano, la banda del Leonkavallo sarebbe a tenerle compagnia in galera e invece le hanno lasciato gestire una industria fondata sull’abuso e sull’illegale. Ed è precisamente la Milano dei ricchi e dei privilegiati che ha reso una di loro questa precaria senza arte né parte. Milano è nostra, dicono le mammette antifà? E chi l’ha detto? E per quale motivo precisamente? Perché esiste l’abusocapione, l’abitudine all’impunità che diventa regola, diventa legge? Perché se non ci date, se non ci lasciate quello che vogliamo, per ladronesco che sia, noi facciamo la lotta armata? Milano non è la città dei padroni, è la città di chi può permettersela come tutte le metropoli del mondo, dentro il cuore nobile degli affari, degli intrighi, delle corruzioni virtuose, fuori, a cerchi concentrici, gli slum e le periferie disperate.

E allora? Allora la rovesciamo, la mettiamo a ferro e fuoco anziché perseguire una prospettiva sociale diversa, più matura, riformistica? Ma questo Salis non può dirlo perché il partito dei ricchi e dei padroni è quello che l’ha mandata in Europa e finché finge, illude i perdenti alla rivolta, male non le fa. C’è un’altra ragione, un’altra dimensione per cui Milano è invivibile ed è che è sempre più alla mercé dei compagni di Salis, di quelli che lei sostiene, maranza, clandestini, tagliagole; non è solo un contesto sociale, una emergenza sociale, è anche l’afflusso caotico e fluviale, da torrente in piena, di questi disperati o criminali ad avere drogato il mercato degli alloggi popolari, che la sinistra al potere ha sempre più riservato a loro e che i progressisti virtuosi. L’illegalità che i Leonka, che le Salis denunciano è quella che difendono, sulla quale prosperano.

L’altra sera uno a cena per provocarmi diceva che Hamas il 7 ottobre si è solo voluto divertire un paio d’ore ed è finita male, molto male, quella cena non se la dimenticherà più. E questi poi sono quelli che sfilano per Flotilla, per Hamas e dicono che Milano è ingiusta. Sì, è ingiusta, tutto è ingiusto a questo mondo, per questo inventano i santi millennials, per convincerci che poi da morti tutto andrà a posto. Ma per i vivi la faccenda più ingiusta di tutte, la più insopportabile è vedere, sentire i cialtroni e i ciarlatani denunciare le ingiustizie sulle quali prosperano. Noi da tempo insistiamo nel sostenere che a prescindere da reati che la magistratura deve tirar fuori, non evocare, e ci pare che duri le sue fatiche, il processo al potere di Milano è politico, per dire di gestione ideologica, di 4mila famiglie ostaggio dei cantieri, della bolla immobiliare, della Mediolanum dubaizzata, della resa sociale, della babele fuori controllo per cui non si contano gli omicidi, gli stupri, le violenze, le assurdità nella rassegnazione o acquiescenza generale.

Così hanno disarticolato, distrutto una metropoli nel giro di dieci anni. Ma un “diritto alla città” non c’è, la “Milano che appartiene a noi” è il solito berciare del teppismo infantile e lo Stato di polizia se davvero ci fosse non farebbe prigionieri, non si farebbe prendere a uova e petardi dai figli dei privilegiati che stanno lì a manifestare contro i privilegiati che sono, contro loro stessi. Lo stesso spettacolo immondo che ricordavamo, ragazzi, mezzo secolo fa, e che si ricicla e si riproduce identico in quanto immondo, sapendo che se c’è una cosa che neanche il Padreterno vuole e può risolvere è l’ingiustizia degli ingiusti, il privilegio dei privilegiati, l’impunità degli immondi, a Parigi come a Mosca, a New York come a Dubai come a Kinshasa come nella Milano delle mamme Leonkà soprattutto.

Max Del Papa, 8 settembre 2025

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