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Salvini, Di Maio e i mariti cornuti

Un esecutivo che non riesce nemmeno a riunirsi per (tentare) di governare, allora, a cosa serve? Un presidente del Consiglio che è una sorta di re travicello che, come si dice dalle mie parti, non conta e non accusa, che cavolo di capo del governo è? Sono domande per le quali già avete le risposte e tutte vi portano a dire che, purtroppo, è proprio il governo del vostro (nostro) Paese il pericolo da cui bisogna guardarsi. Perché  – vedete –  quando un governo inganna i cittadini e i suoi stessi elettori, può darsi che usi la realpolitik e, per quanto possa sembrarvi strano, è ancora un governo di cui “fidarsi”. Ma quando un governo inganna sé stesso, allora, diventa il più pericoloso dei governi perché viene meno quello che è il primo requisito di ogni decente politica: il senso della realtà.

Le giornate di Luigi Di Maio e di Matteo Salvini lo dimostrano ampiamente. Il grillino è impegnato a dire il contrario di quanto ha detto e di quanto ha fatto: ha esultato sul balcone di palazzo Chigi per la strepitosa conquista del deficit, cioè debiti, a 2,4 e ora dice essere il paladino dei conti in ordine; si è presentato come un democristiano della domenica in giacca e cravatta ma poi è andato a fare il rivoluzionario a Parigi con i gilet gialli e ora nuovamente veste i panni del bravo ragazzo che la domenica va a messa e porta le pastarelle a casa per il pranzo con mamma e papà. Il leghista è il primo ad essere stupefatto della svolta ora moderata ora antifascista militante del leale alleato che con i suoi voti gli permise di non essere processato dai magistrati per il “caso Diciotti” con gli immigrati fermi a bagnomaria ma è sempre Salvini che a giorni alterni rilancia la flat tax al 15 per cento e giura che fino a quando lui sarà ministro non vi sarà alcun aumento dell’Iva mentre la bellezza del 43 per cento degli italiani in questo anno che, secondo il professor Conte, sarebbe dovuto essere bellissimo, hanno semplicemente ridotto i consumi e hanno riscoperto l’austerità proprio quando il governo si è rimesso alla grande a fare debiti e leggi senza copertura di bilancio. La morale da trarne è banale e antipolitica: la realtà non interessa nessuno.

Il ministro dell’Interno si sta rivelando ciò che è: un leader inconcludente. Lo chiamano Capitano ma non sembra proprio che abbia senso della squadra e il suo ridicolo sovranismo è l’unico in Europa che rafforza la sovranità altrui. Il suo lealissimo alleato non ha perso tempo, appena è scoccata l’ora del solito ingresso della magistratura in campo, a usare l’arma del giustizialismo, della corruzione, dell’onestà-tà-tà perché loro sono gli Incorruttibili e gli altri sono una sorta di cancrena che va tagliata. Così il ministro degli immigrati ha scoperto nuovamente la virtù del garantismo anche se il corrotto giustizialismo ce l’ha nella sua stessa squadra di governo.

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