Qualcuno di voi ricorda, per caso, le polemiche scaturite ai tempi della cacciata degli immigrati irregolari operata da Donald Trump, con tanto di fotografia di persone in catene pubblicata sui social della Casa Bianca? Breve ripasso. Sandro Ruotolo, del Pd, si dimostrò indignato per quello scatto “atroce” e per la “terribile deportazione” di stranieri “incatenati, volutamente incatenati” e “imbarcati su un aereo cargo militare”. Scrisse Massimo Giannini: “La costruzione del nemico straniero”. Dichiarò Romano Prodi: “Foto disumana”. Eccetera, eccetera, eccetera. Beh: magari Pedro Sanchez non lo sbandiererà ai quattro venti, magari non farà vedere al mondo intero le catene con cui vengono tenuti gli irregolari da rispedire a casa… però a Ceuta il governo spagnolo sta facendo né più né meno quello che Donald Trump ha messo in atto negli Stati Uniti.
Lo riporta chiaramente El Mundo, che pubblica foto e immagini di soldati spagnoli che caricano i migranti sui furgoni e li riportano al confine con il Marocco. Respinti, senza tanti complimenti. Cioè rimpatriati. Cioè “deportati”, se vogliamo prendere per buona la traduzione (farlocca: lo spieghiamo qui) con cui erano stati raccontati i blitz dell’Ice negli Stati Uniti.
Secondo il quotidiano spagnolo, che a Ceuta ha diversi suoi inviati, i soldati e due agenti della Polizia nazionale stanno raccogliendo alcuni migranti vicino alla diga frangiflutti di San Pablo. I poliziotti controllano l’area, ma sono i militari a dare la “caccia” ai clandestini e a circondarli per impedire che scappino. Sono nordafricani, africani subsahariani e cittadini di altri Paesi. Sognavano la Spagna, altri l’Italia o la Francia. Non sono riusciti a ottenere accoglienza (spesso – denunciano – neppure acqua o cibo), non sono riusciti a salire su un barcone per raggiungere la penisola iberica (come hanno fatto altri loro compagni di sventura) e quindi verranno riportati lì da dove sono partiti quattro giorni fa.
Ad ammetterlo a El Mundo è il tenente al comando delle operazioni: “Potrei mentirvi, ma li portiamo al confine“. Teoricamente sarebbero tutti soggetti che avrebbero acconsentito “volontariamente” a tornare in Marocco, ma secondo i giornalisti sul posto “il concetto di volontarietà è a dir poco vago“. Uno di loro, proprio mentre i cronisti scrivono sui loro taccuini, rompe il cordone di soldati e scappa. Altri piangono e chiedono di non essere rimpatriati. Le immagini mostrano chiaramente i migranti “scortati passo passo” dai militari dopo questo o quel tentativo di fuga, per poi essere caricati sui furgoni. Destinazione: confine con il Marocco.
Ora: chi siamo noi per dire che il governo spagnolo faccia male a rimpatriare immigrati entrati illegalmente? Il punto è sempre l’ipocrisia. L’ipocrisia di un premier che in Parlamento sosteneva di voler trasformare la Spagna in un Paese accogliente e poi rimanda indietro migliaia di persone in un amen o costruisce un muro in mare per impedire loro di arrivare. Ma anche l’ipocrisia di chi, in Italia, dopo aver tessuto le lodi di San Pedro da Madrid, adesso tace di fronte al fatto che – magari in maniera meno palese o muscolare – Sanchez si comporta un po’ come Trump. Deportando migranti “volontariamente”.
Giuseppe De Lorenzo, 3 agosto 2026
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