Politico Quotidiano

Sinistra impazzita: che bella la remigrazione, se la fa Sanchez

La Spagna rimanda indietro 48mila migranti in poche ore. Pedro li chiama "rimpatri ordinari", il Pd esulta. E l'umanità dell'accoglienza?

La sx esulta per Ceuta
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Le conseguenze delle politiche scellerate della sinistra immigrazionista le abbiamo viste: sono le orde barbariche. In 24 ore 60.000 clandestini hanno sfondato i confini Ue a Ceuta, il 75% della popolazione residente. Come se domani ne arrivassero in Italia 40 milioni tutti insieme. E oltre la potenza delle immagini di un’invasione in piena regola (che l’orda barbarica sia stata o meno deliberatamente accompagnata al confine con l’Europa dal governo del Marocco in un attacco di guerra ibrida, non attenua le colpe di un governo che ha nel Dna le porte spalancate come pratica acefala) molti non vi hanno detto che è iniziata la devastazione. Scene di invasione sfrenata: non profughi, non migranti allo stremo delle forze ma virgulti ben vestiti che assaltano una città.

L’Europa è l’Eldorado dei migranti, dice Nicola Porro. Di più: è terra di conquista. Arrivati a nuoto, giovanissimi, in forma e su di giri, hanno mostrato il migliore dei bagagli culturali: auto date alle fiamme, sassaiole contro le forze di polizia, scippi a dire basta, effrazioni di domicilio e tentativo d’occupazione abusiva, saccheggi nei negozi. Effetto: commercianti barricati, cittadini sotto shock.

La giungla che un certo tipo di globalismo in chiave buonista ha portato in Europa negli ultimi 20 anni e che vediamo nelle grosse città italiane del centro nord. Perché noi Ceuta ce l’abbiamo in casa da diverso tempo, il risultato di una reiterata demonizzazione dei confini, delle frontiere nazionali e di tutti quei principi che rendono tangibile il costrutto della statualità. Se le responsabilità del Marocco sono enormi, quelle della Spagna ancor di più: figlie di politiche migratorie viziate dell’allucinazione ideologica, le porte spalancate, l’accoglienza come dogma. Pedro Sánchez ha fatto esattamente ciò che la sinistra italiana fa da trent’anni, ma aggiungendo la benzina: la regolarizzazione di cinquecentomila clandestini. Permesso di soggiorno, diritto al lavoro e libero accesso allo spazio europeo.

Ceuta non è solo Spagna, come Lampedusa non è solo Italia: le frontiere esterne sono europee. E la difesa delle frontiere esterne è una responsabilità comune dell’Unione: se l’Europa non governa il confine esterno, tornano i confini interni. La linea portata avanti dal governo Meloni oggi è condivisa da un numero crescente di Paesi europei. Italia e Danimarca hanno infatti promosso una lettera sottoscritta da altri 22 Stati per chiedere un’azione comune sulla gestione dei flussi migratori: nel testo si sollecitano misure per rafforzare le frontiere esterne, contrastare l’immigrazione irregolare, rendere più efficaci i rimpatri e combattere i trafficanti di esseri umani. L’Italia è anche il primo Paese UE ad interrompere Schengen per gli arrivi dalla Spagna. Giusto così, al di là delle ironie da quattro soldi di chi accusa il governo di non conoscere la geografia sottolineando che da Ceuta non ci sarebbe stato modo per gli immigrati di arrivare in Europa e che l’Italia in ogni caso non confina con la Spagna (anche perché a questo ritmo, con i centri per il rimpatrio di Ceuta ormai saturi, il governo spagnolo sarebbe stato costretto a trasferire i migranti irregolari nella Spagna continentale, che fa invece parte dell’Area Schengen).

Ve la ricordate la storiella della Spagna presentata come il modello perfetto dell’accoglienza, l’esempio migliore per la sinistra europea? Bene, quando si è trovata davanti all’invasione la risposta è stata quella di lasciare i clandestini senza cibo e senza acqua. Provate a immaginare cosa sarebbe accaduto se una scelta del genere l’avesse fatta un governo di centrodestra. La sinistra avrebbe parlato di disumanità e scandalo.

In ogni caso, neanche il tempo di metabolizzare l’ondata d’odio che la cittadinanza gli sta riservando in Spagna, Pedro Sanchez ci ripensa: impacchetta 2/3 dei clandestini arrivati a Ceuta e li rispedisce indietro al mittente. 40.000 personaggi entrati clandestinamente rimpatriati in Marocco per direttissima; circa 150 al minuto enfatizzano alcune fonti governative guardando al numero delle partenze dei mezzi in direzione territorio africano. Il pugno duro degno degno del miglior sovranista, la giravolta dell’idolo della sinistra immigrazionista che solo adesso parla di attacco all’integrità territoriale della Spagna. Pedrito ha dribblato tutti: li chiama “rimpatri ordinari”, cosmesi linguistica per fare lo slalom tra le eventuali accuse di discriminazioni. Puoi stare tranquillo, Pedro: sei del colore giusto. L’allontanamento coatto e sistematico eseguito da un governo di sinistra è considerato una virtù istituzionale, legittima difesa della sacralità territoriale; se invece la stessa rigidità la invoca un governo di centrodestra, quella è una pratica fascista.

E puntualmente, infatti, sono arrivati gli incensi all’idolo del progressismo per aver riportato nel loro Paese, con la forza, 50mila disperati, tra l’altro trascurando il fatto che 100 di questi siano morti in mare. “Ieri i ‘fasci da tastiera’ hanno passato la giornata a scrivere che il modello Sanchez era un disastro – scrive sui social la dem Alessia Morani -. In 24 ore il governo spagnolo ha risolto il problema. Ma non vi sentite un po’ presi per i fondelli da Meloni Salvini e Tajani che in 4 anni di governo non hanno rimpatriato nemmeno la metà di quelli che Sanchez ha rimpatriato in un giorno?”. Questa è una notizia: la sinistra è a favore della remigrazione e del pugno duro. Non ci stanno giudici che tengano: nemmeno la tanto chiacchierata sentenza della Corte Suprema spagnola, che ha vietato il respingimento automatico degli arrivi illegali perché il mare non sarebbe un elemento di contenimento frontaliero – la cryptonite che ha fatto impennare esponenzialmente il flusso degli arrivi.

Valzer progressista: la remigrazione, se la fa Sanchez, si può fare.

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