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Se fossimo tutti spiati?

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Il cosiddetto scandalo Csm-Lotti, ultimo nato dopo una serie di scandali, i penultimi hanno riguardato Lega (Armando Siri) e Pd (Catuiscia Marini), chiude un cerchio purtroppo sempre aperto. Ormai tutti noi (magistrati compresi) abbiamo perso l’innocenza. Grazie al Trojan, ora ci sono e ci saranno (finalmente) le prove delle nostre nefandezze. Dire: però lo fanno tutti, non sarà più una difesa, sarà un’ovvietà. Se vogliamo salvarci abbiamo bisogno di un cambio radicale di paradigma.

Il caso CSM-Lotti in sé è banale. Le nomine nei consigli di amministrazione delle aziende private o pubbliche, delle grandi Istituzioni internazionali (leggi Commissione europea, BCE, FMI e così via), dei consigli di facoltà delle università, della stessa Chiesa cattolica, dell’ultima ASL di provincia, e in qualsiasi altro luogo di potere, avvengono nello stesso modo. Stessi riti, identici condizionamenti per chi occupa posizioni rilevanti, quando si scontra con decisioni o interessi superiori.

Mi rifiuto di fare comunicazione parlando dei massimi sistemi, sono uno che preferisce raccontare delle storie vere. Quella di oggi è di un mio ex collaboratore, inutile fare il nome. Costui, per essere stato un cittadino esemplare si ritrova essere uno sconfitto, peggio, un vinto. Fu licenziato, con ignominia, eppure era l’unico personaggio non inquisito in un noto scandalo, che risulterà propedeutico a questo. Ora, non la storia, ma la cronaca, finalmente lo rivaluta. Si laurea (con lode) in ingegneria alla Sapienza. Nel 1991, trentatreenne, viene scelto personalmente dal Ceo di New Holland (ero io) a far parte della squadra di vertice londinese della multinazionale nata dalla fusione di tutte le attività Fiat e Ford sul movimento terra. Rapida carriera fino a Vice President Industrial Governance. Nel 2004 accetta una proposta di lasciare il “privato” per entrare nel “pubblico”. Un atto che farà di lui uno sventurato. All’inizio ha grandi successi, al punto che va ad occupare una poltrona importantissima, su input addirittura del premier dell’epoca. I risultati della sua attività sono immediati, fin dal primo anno aumenta del 20% tutti i principali indicatori economici e di efficienza, con un risparmio per lo Stato di alcuni miliardi €.

Un giorno chiede a tecnici specializzati di fare una bonifica dei suoi uffici, dopo che personaggi importanti, in più occasioni, gli avevano prospettato questa eventualità. I tecnici trovano le microspie. Subito però arrivano i carabinieri che, su mandato dei magistrati, le avevano messe. Viene interrogato, prima dai carabinieri, poi dai magistrati. A tutti racconta una storia all’apparenza incredibile, che ripeterà tal quale ogni volta: “Ho appreso di essere intercettato in quattro differenti occasioni da … (fa i nomi, inattesi, tutti pezzi da 90) e consegna tutti i documenti in suo possesso. I personaggi indicati ricevono l’avviso di garanzia, vengono interrogati alla presenza dei loro avvocati e, con modalità diverse, negano, alcuni vengono inquisiti anche per falsa testimonianza. Però nessuno di loro lo denuncia per calunnia, come si dovrebbe fare in casi come questi se si è innocenti. Curioso, no?

Poco tempo dopo il suo destino di sventura si compie: mentre tutti gli inquisiti rimangono al loro posto, anzi uno viene promosso addirittura ministro, lui, unico senza neppure uno straccio di avviso di garanzia, quindi certificato innocente dai PM, viene licenziato, sia dal Parlamento (sic!) che dal Ministro del Tesoro (sic!). Un manager che lascia il “privato” per lavorare nel “pubblico” (dove ha successo) viene espulso con ignominia solo perché ha risposto con sincerità alla Magistratura. Un mondo che definire osceno è poco.

Perché sono tornato su questo argomento? Perché mi vergogno di essere élite, e perché mi sento in parte colpevole. Costui, prima di accettare la proposta di entrare nel “pubblico”, mi aveva chiesto un consiglio. Sbagliai a dirgli di accettare, un uomo limpido, di assoluta onestà personale e intellettuale è inidoneo in un mondo governato da questi birbanti della politica e dell’economia. E io lo sapevo, perché conoscevo lui ma pure, e perfettamente, quel mondo di birbanti del quale scrivo da anni. Lui ha dimostrato di essere un uomo d’altri tempi proprio nel rapporto con la magistratura: anziché comportarsi come fanno tutti (a domanda, risposta), fornisce un racconto dettagliato in punta di verità, senza sapere che ciò che nel vivere civile fra persone perbene è una norma, nel mondo della politica, dell’economia, del business, diciamolo, del losco modello del Ceo capitalism, è una tara. Se rispondi sinceramente alla Magistratura, e se di mezzo ci sono lor signori, a prescindere, sarai per sempre e comunque un “infame” (termine usato sia nei salotti bene che nelle cupole mafiose). Una persona normale e perbene (la maggioranza degli italiani) ha perso, con questo scandalo, la tutela dello Stato.