in

Snam, idrogeno e maxi-piano da 23 miliardi per crescere green

Dimensioni testo

Trasformare l’Italia in un grande hub dell’idrogeno. E’ un impegno di grande respiro strategico quello sottoscritto da Snam con l’ultimo piano industriale al 2025 ma già include la visione al 2030. L’amministratore delegato Marco Alverà si propone infatti di accompagnare la transizione del nostro Paese, valorizzando la sua posizione geografica di ponte naturale tra l’Europa e il Mediterraneo. Tutto questo sarà possibile grazie a 23 miliardi di investimenti  che Snam intende realizzare per trasformarsi in una “società di infrastrutture energetiche e green”. Per i non addetti ai lavori significa che in quella fitta ragnatela di tubature – Snam ne gestisce oltre 41mila chilometri tra Italia ed estero – in cui oggi transita solo il gas (con cui le famiglie cucinano e riscaldano, le imprese muovono i macchinari), domani transiterà anche l’idrogeno, insieme a quantità sempre crescenti di biometano. Un sistema di energia pulita che grazie alla strategia di Snam sarà a servizio di tutto il Paese in simbiosi con la sfida ambientale posta dal Pnrr elaborato dal governo Draghi. Con il nuovo piano al 2025 e la visione al 2030 acceleriamo levoluzione di Snam”, che ora si focalizzerà su “tre macro aree di attività: trasporto, stoccaggio e nuovi progetti nellidrogeno e nel biometano”, ha detto Alverà: “Svolgeremo un ruolo centrale in un decennio decisivo per la transizione energetica, con lobiettivo di cogliere nuove opportunità di sviluppo in Italia e allestero, facendo leva sul ruolo abilitante delle infrastrutture per raggiungere uneconomia a zero emissioni nette”. Il tutto con la massima sicurezza visto che “il 99% dei metanodotti di Snam” è già pronta al grande salto tecnologico e combattendo in prima linea la guerra contro l’emergenza climatica: il gruppo di Alverà, per primo in Europa nel suo settore, punta ad arrivare a zero emissioni nette al 2040 e a tagliare le emissioni di metano del 55% già entro il 2025. E ha fissato obiettivi di riduzione al 2030 anche per le proprie partecipate e per i fornitori.

 

L’amministratore delegato di Snam, Marco Alverà

Un nuovo “fiume” a idrogeno

Per coronare il proprio progetto sull’idrogeno, Snam investirà sia sulle reti di energia (fino a 15 miliardi)  sia sul fronte degli stoccaggi (fino a 5 miliardi), a cui si sommano fino a 3 miliardi di progetti green. Partiamo dalla rete: tre miliardi saranno da subito destinati a riconvertire 2.700 chilometri di rete da Mazara del Vallo a Passo Gries e Tarvisio per il trasporto di idrogeno dallItalia verso le aree del Nord Europa, a partire dalla Germania. Come se fosse un corso d’acqua, anche il “fiume dell’idrogeno” ha necessità di essere alimentato; così se il delta si ramifica tra l’Italia e il nord Europa, la “sorgente” è in Africa. Per questo Snam ha già firmato un accordo con Eni per acquisire il 49,9% delle quote detenute da quest’ultima nelle due società che gestiscono i gasdotti che collegano lAlgeria allItalia tramite la Tunisia e il Mediterraneo. In questo modo Alverà contribuisce alla messa in sicurezza degli approvvigionamenti attuali di gas e avvia la realizzazione di una tratta a idrogeno che attraversa il Mediterraneo. Sempre nell’ambito della rete, altri 12 miliardi saranno destinati al trasporto di gas naturale e biometano. Dei 5 miliardi stanziati per lo Stoccaggio, 3 miliardi saranno per gas naturale e biometano e 2 miliardi in nuovo stoccaggio di energia (inclusi idrogeno, anidride carbonica, gas naturale e biometano). Tra questi progetti rientra la recente acquisizione di una quota di minoranza nel capitale di dCarbonX, società attiva nelle geoenergie, volto a sviluppare soluzioni di stoccaggio di idrogeno e anidride carbonica in Irlanda e nel Regno Unito. Snam ha inoltre firmato un memorandum con Téréga per cooperare in iniziative di cattura e stoccaggio dellanidride carbonica in Francia: già individuato con il progetto Pycasso un intervento per decarbonizzare le industrie del sud della Francia e nel nord della Spagna tramite la cattura della Co2 e la riconversione degli impianti.

 

Traguardo emissioni zero già nel 2040 

Dopo essersi impegnata, tra i primi nel proprio settore, a raggiungere lobiettivo di zero emissioni nette di gas a effetto serra (emissioni Scope 1 e Scope 2) al 2040, Snam si è data dei target al 2030 sulle emissioni indirette Scope 3: si tratta delle emissioni al di fuori del diretto controllo dellazienda, per Snam riconducibili principalmente a fornitori e partecipate. A seguito di una serie di progetti e iniziative di collaborazione sviluppati negli ultimi anni, il gruppo guidato da Alverà si impegna a ridurre del 46% le emissioni relative alle partecipate derivanti dalla propria supply chain entro il 2030 rispetto ai valori del 2019. Con questi obiettivi, Snam diventa la prima azienda di infrastrutture energetiche allinterno dellUnione europea a stabilire dei target di riduzione delle emissioni Scope 3 relativi anche ai propri fornitori. Tali target sono in linea con l’obiettivo di contenimento del riscaldamento globale entro 1,5° C: insomma quello che chiede l’esercito ambientalista guidato da Greta Thumberg e che i 197 Paesi riuniti per la COP26 a Glasgow non sono stati in grado di assicurare.

 

De Nora va verso la Borsa

Snam studia la quotazione in Piazza Affari di De Nora, di cui possiede il 35,6%. Società specializzata negli elettrolizzatori – cioè un  dispositivo capace di rompere le molecole dellacqua tramite l’elettricità rinnovabile, separando lidrogeno dallossigeno – è leader globale nelle tecnologie sostenibili, con significative potenzialità di crescita sia nei componenti per la produzione di idrogeno verde sia nel trattamento delle acque. La società prevede di chiudere il 2021 con oltre 600 milioni di euro di ricavi (+20%) e conta una partnership con la tedesca ThyssenKrupp.

 

Più dividendi, apripista nella lotta alle emissioni

Ma quali saranno i risultati per gli azionisti attuali e futuri di Snam? Il piano strategico al 2025 e la visione al 2030 prevede che queste opportunità di investimento possano generare ritorni regolati (reti di energia e stoccaggio gas) o comunque simili (tramite un modello contrattualizzato in grado di produrre una crescita media annua tra il 6 e l’8% in termini di margine operativo lordo. L’Utile netto aumenterà del 3% medio annuo nel periodo 2022-2025, permettendo in parallelo al gruppo di premiare i soci con la promessa di aumento minimo annuo del 2,5% sul fronte del dividendi.

 

Contenuto consigliato