Milano si sveglia oggi, sabato 24 ottobre, blindata nei suoi punti nevralgici temendo un ennesimo assedio da parte dei maranza.
Piazza Duomo, via Torino, San Babila, Montenapoleone: le stesse strade che lo scorso fine settimana sono state teatro di saccheggi, vetrine frantumate, arredi urbani divelti e scontri con le forze dell’ordine sono già da ore praticamente deserte, con i negozi chiusi da pannelli di compensato.
Persino “La Rinascente” di Piazza Duomo ha annunciato una chiusura anticipata, dalle ore 15:00. È la realtà di una città che ha già smesso di funzionare normalmente.
E i tentativi di mettere toppe qua e là da parte dell’amministrazione comunale sono peggio dei buchi nelle vetrine: il sindaco Giuseppe Sala ha cercato timidamente di incoraggiare i commercianti, parlando della necessità di non cedere alla paura. Poi, però, ha aggiunto di essere consapevole che la situazione sia “molto delicata”. Non ha invitato i milanesi a restare in casa, ma ha ammesso che oggi sarà una giornata difficile. Una mossa pilatesca che non tranquillizza praticamente nessuno.
Un esercizio stilistico finito male, da parte di chi cerca di tenere insieme l’immagine di una città resiliente ma ha la triste consapevolezza che il controllo è già sfuggito di mano.
Saremo pronti dopo le violenze di sabato e domenica scorsa? Questo è ciò che si chiedono i cittadini. Il bollettino dello scorso weekend è ampio ma insufficiente: oltre 270 persone sono state portate in questura, la grande maggioranza minorenni, stranieri e di seconda generazione, molti arrivati dall’hinterland.
Questo è il conto che Milano deve fare con se stessa. Per anni il modello di integrazione è stato raccontato come commovente e necessario: l’accoglienza è stato il valore assoluto dei mandati di sinistra e si è portata appresso la sottovalutazione delle dinamiche di mancata integrazione, delle reti sociali parallele, della radicalizzazione islamista giovanile e della mancanza di educazione da parte dei genitori. E in questa dinamica il centro di Milano, quello che oggi si dice terrorizzato, sostanzialmente cadendo dal pero, ha le sue colpe: tanti per anni hanno fatto le anime candide dicendosi favorevoli ad accogliere indistintamente, credendo che gli eventuali effetti collaterali dell’immigrazione sarebbero rimasti nelle province e nelle periferie, che i giovani barbari descolarizzati e violenti non avrebbero mai raggiunto il centro. Oggi invece il centro è paralizzato proprio perché quei problemi sono arrivati.
Non si dica poi che questa sia una protesta contro il carovita. Questi ragazzi non sanno nemmeno quanto costa un litro di latte; fanno parte di una frangia organizzata che ha capito come usare le concessioni democratiche per devastare, saccheggiare e sfidare lo Stato. Il “Movimento 17 ottobre” ha addirittura annullato i punti di ritrovo annunciati e riferito che comunicherà i nuovi all’ultimo momento per eludere i controlli. Questi credono di vivere in un videogioco.
Ma i maranza stanno già vincendo. L’annichilimento mentale e logistico davanti a queste bande organizzate di piccoli criminali è già storia. Il cuore delle città bloccato nei fine settimana che iniziano ad avvicinarci al Natale costituisce un fatto tanto limpido quanto grave.
Oggi i milanesi e gli abitanti delle altre grandi città italiane misurano quanto sia diventato fragile il loro spazio pubblico. Che sia quantomeno la resa dei conti con anni di illusioni da parte di chi per mero tornaconto elettorale ha cavalcato fenomeni che rischiano di compromettere la nostra tenuta democratica.
Alessandro Bonelli, 24 ottobre 2026
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