Spuntano i negazionisti della protesta

Scrivo a caldo, all’una di notte, dopo aver seguito l’ultima puntata di Quarta Repubblica e scrivo perché uno come me, che non fa altro nella vita, se non scrive non si calma, non prende sonno. Scrivo per dire che sono ancora inquieto, preda di fantasmi: c’era questo Rinaldo Satolli, questo sindacalista per me indecifrabile, scorrevano le immagini dei tumulti, a Milano, a Napoli, a Torino, vetrine in frantumi e auto incendiate e cariche di polizia, corso Buenos Aires lampeggiante di blindati, camionette in assetto di guerra e il nostro eroe, imperturbabile, polemizzava, ridacchiava, forse ricordando l’odore del Napalm della gioventù dei formidabili anni.

Sindacalista lunare

Lo guardavo e non capivo come potesse non capire ma lui sembrava preoccupato solo di fare il suo show da sindacalista influencer finalmente strappato al grigiore del funzionariato, circolari, tavoli, brioscine, sigarette e rivendicazioni surreali come il buono pasto per quelli del pubblico impiego che stanno a casa. Daniele Capezzone perfido gli ha ricordato che ormai è una macchietta, il personaggio più malsopportato d’Italia e mi è parso di scorgere nei suoi occhi sindacali un lampo di soddisfazione, si capiva che più dell’amato Marx gli passava davanti Oscar Wilde: sì, ma intanto io ce l’ho fatta, sono famoso, poi possono dire quello che vogliono. E magari si vedeva proiettato alla Camera o in qualche ministero.

Questi davvero non capiscono. Questi davvero non si rendono conto. Sia nostalgia giovanile, irresponsabilità o cinismo, non gli passa per la testa che il paese, stremato e furibondo, si va avvitando per una spirale micidiale. Ma che dovrebbe pensare uno come me, cresciuto in via Monte Nevoso a Milano quando il commando del generale Dalla Chiesa irrompeva nel covo al pianoterra, di fronte alla mio balcone da cui vedevo in diretta la cattura dei nove brigatisti tra cui Azzolini e la Mantovani, che in preda al panico fuggivano stupidi infilandosi in trappola nel bar Franco d’angolo con via Porpora? E subito manine discrete mettevano le mani sul Memoriale Moro per farlo avere, prima che alla magistratura, ad Andreotti che ne purgava i passaggi più scabrosi come quello su Gladio.

C’era di tutto in quel quartiere, i brigatisti come i servizi segreti, il bandito Vallanzasca come i fascisti che ammazzavano inspiegabilmente Fausto e Iaio, due innocui ragazzini del Leoncavallo. E c’era, nell’aria, sempre, sapore di polvere e piombo, di sangue rappreso e Napalm, di rabbia e di paura; ogni sabato un corteo e sprangate e pistolettate e roghi urbani, cariche della polizia.
Adesso rivedo le stesse scene, risento lo stesso odore anche se vivo altrove, dore di Napalm, di qualcosa che non si capisce bene e penso che al governo ci stanno quattro avventizi che non hanno la minima idea di come fare; cercano di giocare l’unico gioco che conoscono, la distorsione dei fatti, della realtà: i contestatori tutti fascisti, tutti camorristi, ma a Torino ad assaltare le vetrine sono stati nordafricani in combutta coi balordi del famigerato Askatasuna che nessuno si decide a chiudere. Il solito modo degli struzzi per non vedere le cose come stanno, come si preparano. E non vogliono vederle perché non sanno come affrontarle. Anzi le causano e le aggravano, le complicano.

Piazze e cervelli in fiamme

Sapevano che con le loro misure tardive e velleitarie saremmo arrivati allo sbando sociale ma insistono, anche loro posseduti dallo spirito da influencer, dalla vanità suicida. Ma queste escandescenze sono solo un prodromo, non si spegneranno da sole e non si spegneranno presto. Qualcuno ha gettato il cerino acceso e la prateria ha preso fuoco. Anche i cervelli di molti sono in fiamme: la sinistra possibilista, complice morale delle barricate americane del Black Lives Matter contro Trump, vuole sparare sulla feccia, annuncia la militarizzazione dura e già i carabinieri si schierano con i dimostranti sapendoli brava gente disperata e infiltrata da facinorosi chissà quanto spontanei.

C’è, anche se nessuno lo dice, un pericolo nel pericolo, la potenziale saldatura della sovversione interna col radicalismo islamista che è l’antico sogno brigatista, terrorista. Il calcolo è chiaro: più casini scoppiano e più abbiamo il destro per imporre un coprifuoco, uno stato autoritario con la scusa della sicurezza pubblica e sanitaria. Ma, essendo dilettanti, non hanno calcolato la forza dei venti una volta scoperchiato o lasciato scoperchiare il vaso di Pandora.

Sì, uno come me, che scrive per riflettere, ricorda bene e sa che certi scenari sono inequivocabili, che certe derive sono inarrestabili e a questi scalcagnati Stranamore si sente di dire: state attenti, perché non avete idea di cosa state preparando. La situazione vi è già sfuggita di mano e chi deve saperlo lo sa. E mandare avanti i vostri fantocci con le solite provocazioni mediatiche non serve più, se continuate a dipingere morìe dove non ci sono, come in Svezia, se continuate a chiudere tutto, ad imporre veti e divieti demenziali, a prendere per il culo coi gerundi e con le furbate contabili dei bonus, dei crediti d’imposta chi non può pagare le imposte, perché sta perdendo pane e lavoro, e sono milioni, e non sanno perché, è la guerra civile.

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Emanuele
29 Ottobre 2020 12:09

Mentre ascoltavo Satolli durante la diretta passavo da risate sguaiate a rabbia profonda.

adl
adl
29 Ottobre 2020 11:33

Satolli, omen nomen è il personaggio che ci mancava per meglio definire anche in senso “cognonimo”, il perimetro della debacle italiana. Valanghe di Trplico strapagati tra Roma e Bruxelles, alcuni di questi sedicenti bellacciao, la Triplice sindacale in Italia, lo spudorato mega investimento in Smart Fun Katzing pubblico a carico di Pantalone, in contemporanea con l’evidente collasso della Sanità, i Rutte ueiani ed i loro paradisi fiscali, a cui bellacciao ossequiosi ed a stipendio triplice, chiedono l’elemosina a debito di Mes e dei Fondi Ricoveri, gli utili iperbolici dei giganti del Web in periodo di Covid, molti autonomi affamati e la progressività dell’imposta mista a redditometri spesometri e puttanometri per chi chiude le saracinesche è ridotto alla fame e non ha diritto ai buoni pasto per i satolli.
Se il Covid è opera di Belzebù, non si può dire che gli manchi il senso dello humor (nero) ed il sarcasmo realistico di chi si diverte a smascherare gigantesche bugie istituzionali. Quando mai gli evasori scendono in piazza a protestare ???

Laval
Laval
29 Ottobre 2020 9:04

Rinaldo Satolli è il coordinatore Generale FLP BAC, il nuovo sindacato dei dipendenti pubblici nato nel 1999 con 10 comparti singolarmente rappresentati.
Nel 2014 Brunetta ha ridotto i comparti riducendoli da 10 agli attuali 5, ma come si sa per le zucche vuote occorre trovare un impiego e la F.L.P. ha dato vita ad una ulteriore confederazione, denominata C.G.S. (confederazione generale sindacale).
Dalle zucche vuote di sinistra riempite con slogan e frasi fatte ecco la grande soluzione al pubblico impiego di cui tutti conosciamo gli scandali.
La grande soluzione per migliorare i tentativi del non fare nulla a parte il votare, durante lo Smart working i BUONI PASTO STATALI.

fabio d'alessandro
fabio d'alessandro
28 Ottobre 2020 21:10

Satolli è la versione sindacalista e antipatica di Librandi

Fabio Bertoncelli
Fabio Bertoncelli
28 Ottobre 2020 20:58

Dobbiamo proprio occuparci di questo Satolli? Dobbiamo proprio portare in televisione questo Satolli? Dobbiamo proprio regalargli visibilità?

Carlo
Carlo
28 Ottobre 2020 20:37

Io non mi fermerei agli anni 70. Io andrei un pò piu indietro nel tempo e precisamente alla fine della prima guerra mondiale. Le condizioni ci sono tutte: gente che si arricchisce e gente che viene ridotta alla fame, gente che ha il ristorino o che va alla caritas per mangiare, gente che non avrà più un futuro. Al momento manca solo un capo, un soggetto forte, carismatico, capace di coalizzare la miseria e la democrazia, come quella che conosciamo, finirà.

wisteria
wisteria
28 Ottobre 2020 19:02

L’Infiltrazione di facinorosi nei cortei porta acqua al mulino governativo e mette nell’angolo l’opposizione dei moderati.
Che fare? O si smette di protestare o si va in piazza (se non ora quando?) pronti e disposti a picchiare certi compagni di strada.

Maurizia piva
Maurizia piva
28 Ottobre 2020 18:23

E Cottarelli,che è una persona intelligente,rideva.Peccato,non ho visto la risposta.Questo figuro è imbarazzante