Stato d’emergenza: persino i giallorossi vacillano

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Proseguirà fino al 15 ottobre il regime sanitario. La proroga dello stato d’emergenza l’aveva decisa il governo, ma stavolta Giuseppe Conte l’ha portata in Parlamento: ieri a Palazzo Madama, oggi alla Camera. Il Senato l’ha ratificata con 157 voti favorevoli. E già questo è un dato politico significativo: il premier ha incassato 4 voti in meno della maggioranza assoluta. In più, è la stessa coalizione che lo sostiene ad avergli imposto una serie di paletti: la proroga durerà 15 giorni in meno di quanto da lui auspicato, bisognerà evitare il ricorso ai Dpcm e coinvolgere il Parlamento nei provvedimenti.

Il presidente del Consiglio, a Palazzo Madama, ha dichiarato: “Il virus continua a circolare. La proroga dello stato di emergenza è inevitabile”. In sostanza il governo Conte bis, nato per impedire i “pieni poteri” invocati da Matteo Salvini, sta continuando ad avocare a sé ciò che voleva precludere ad altri. L’ennesima inversione a U della maggioranza giallorossa nega il presunto principio fondativo della sua formazione, riconoscendo a se stessa la licenza di sabotare libertà incise nel testo sacro della Costituzione. Che, evidentemente, omaggia con venerazione fittizia.

La proroga dell’emergenza contraddice, per giunta, la giaculatoria con cui Conte recita l’essenzialità di un percorso vincolato al quadro europeo: siamo gli unici a prolungare l’eccezionalità dello status giuridico che i Paesi Ue hanno interrotto da tempo. L’Europa è un concetto che il governo evoca solo per ammanettare gli italiani a opprimenti impegni di consolidamento fiscale. Conte pretende la ribalta dell’assolo di governo, in una sorta di torsione autoritaria che certifica la verticalizzazione monocratica dell’esecutivo. Ma soprattutto, sugli italiani incombe la minaccia di ulteriori limitazione degli spazi di libertà senza che qualificate fonti sanitarie avallino la recrudescenza di scelte restrittive.

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Un commento

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  1. Ruggero Leoncavallo.
    Ridi, Pagliaccio.
    Pagliacci, atto 1.
    Recitar! Vesti la Giubba.

    Recitar! Mentre preso dal delirio,
    non so più quel che dico,
    e quel che faccio!
    Eppur è d’uopo, sforzati!
    Bah! Sei forse tu un uom?
    Tu se’ Pagliaccio.

    Vesti la giubba e la faccia infarina.
    La gente paga, e rider vuole qua.
    E se Arlechin t’invola Colombina,
    Ridi, Pagliaccio, e ognun applaudirà.

    Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto
    in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor, Ah!

    Ridi, Pagliaccio,
    sul tuo amore infranto!
    Ridi del duol, che t’avvelena il cor.

    Ridi, Pagliaccio.

    Camera dei Deputati Desaparesidos, Italia, 29 luglio 2020.

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