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Tassare è bellissimo: l’ultima ideologia dei progressisti (e di qualche liberale) - Seconda parte

Questo statalismo, per definirlo impropriamente, definisce la sinistra italiana più di quella di altri paesi (se escludiamo Corea del Nord, ovviamente). L’elemento interessante però è un altro: a farle compagnia nella banda dei Tassatori vi sono anche molti che con la sinistra non si intonano e che si (auto) definiscono liberali. Ricordate Tommaso Padoa-Schioppa, ministro dell’Economia nel secondo governo Prodi, e il suo «le tasse sono bellissime»? Ebbene, egli certo con la tradizione di sinistra niente aveva a che fare. Era l’esponente massimo di quel liberalismo dirigista e pianificatore che, tra l’altro, ci ha regalato questa Unione europea dominata dalla tecno burocrazia.

E Mario Monti? Un liberale classico, direbbe di sé. Eppure non solo le tasse con il suo governo le ha alzate, ma ritiene che sia necessario farlo ancora, e che la sola idea di ridurle equivalga a una bestemmia. L’unica differenza tra la sinistra e i liberal-gabellieri, entrambi sostenitori di un ordine coartato che è l’opposto dell’ordine spontaneo, sta in questo: i primi in fondo non sono troppo preoccupati dal debito pubblico, mentre per i secondi la sua riduzione è un autentico feticcio, una fobia nel senso psicanalitico del termine.

Se le tasse si abbassassero, rischierebbero di impazzire, i progressisti e i liberal-tassatori: una ragione in più per tagliarle.

Marco Gervasoni, 27 giugno 2019

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9 Commenti

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  1. Le tasse più odiose sono le tasse ambientaliste, nessuno ne parla ma sono quelle che ci ammazzeranno prima del dovuto.
    I certificati verdi, le varie carbon tax, incentivi a pale eoliche, pellets, auto elettriche e balle varie, la tassa sugli imballi… la presa per i fondelli della politica del “chi inquina paga” che alla fine paga sempre il cittadino consumatore che non sta più consumando niente.
    Se gli ambientalisti si sacrificassero per prima dandosi in pasto agli orsi polari farebbero un gran bene all’umanità.

    • A volte sostengono che il pianeta si adatterà alle emissioni, altri ci dicono quotidianamente che stiamo procedendo inesorabilmente verso la catastrofe. A chi dobbiamo credere?

  2. Alla faccia di coloro che “stanno col popolo”,contro le burotecnoplutocrazie,ovviamente che ci hanno dato la UE. Ovviamente una UE declinata come male supremo! 🙂
    Leggere il Gervasoni e nn accorgersi di quanto potrà bruciare l’ano dopo una bella cura omeopatica fatta di flat-tax all’ombra di 190 miliardi di evasione,tutta in deficit oppure tagliando i 10 miliardi del bonus 80 euro che,ad oggi va a chi guadagna fino a 26mila euro all’anno(classe medio-bassa composta da 10 milioni di lavoratori prevalentemente impegnati nei settori privati),invece con la flat-tax si vanno ad agevolare coloro che guadagnano fino a 50mila euro(classe medio-alta).
    Se ci fossero le risorse sarebbe una bella cosa essere detassati in generale,ma come ha pure compreso un deficiente della materia economica come il Di maio riferendosi al gatto(o volpe,nn ho capito ancora bene 🙂 ),i “soldi devono essere freschi”!
    Oltremodo come disse il Padoa-schioppa in quell’intervista da cui si è estrapolata la frase sulle tasse bellissime,le stesse sono tali perché permettono la vera ugualianza di partenza. Il principio liberale per antonomasia da dove scaturisce la visione di una società meritocratica e sussidiaria.
    È ovvio che se ci fosse un tax gap paragonabile a Germania,Francia,UK di 10 a 100,invece che quello italiano(paragonabile ai Paesi dell’est europa)di 25 a 100 un riduzione di tasse nn si potrebbe procrastinare. Ma se si tagliano le tasse senza agire su una spending rewiev da 10 miliardi,almeno,annui nulla è toccabile.
    Purtroppo.
    Mi interrogherei anche sul perché nei paesi scandinavi dove la percentuale di tassazione è anche più alta della nostra,ci si trova con un tax gap di 8 a 100. Dove Stato e impresa privata si muovono l’uno in favore dell’altro.

  3. A me piacerebbe tanto che si ricominciasse ad utilizzare le accezioni corrette dei termini “tassa” e “imposta”. Come tutti dovrebbero sapere “tassa” é il corrispettivo di uno specifico servizio fornito dalla pubblica amministrazione (ad esempio la TARI, o la TASI), mentre “imposta” é un carico fiscale che la pubblica amministrazione applica su un qualsiasi evento genericamente imponibile (reddito, valore aggiunto, patrimonio, colore dei capelli… ecc.). Sarebbe utile agli effetti della chiarezza, che gli addetti adottassero i termini corretti abbandonando l’uso generico di “tasse” quando si parla di fisco, dato che – credo- l’obiettivo sia quello di quantomeno, avvicinarsi alla cosiddetta equità fiscale. Cominciare a distinguere i termini credo servirebbe ad affrontare razionalmente il problema.

  4. Sono state introdotte nel tempo sempre più tasse per le quali, per quanto ci si sforzi, non se ne capisce la logica, in questo senso non essendoci nessuna normativa che definisca le tasse la fantasia e la creatività non hanno limiti su cosa inventarsi per fare cassa. La distorsione é che l aumento continuo non ha prodotto un pari aumento dei servizi e benessere, ma una diminuzione anche rispetto al passato dove esistevano meno tasse e

  5. Il rdc è stato calcolato portera un giovamento del valore di 0,2% del PIL che fanno circa 6mld. Quando ci costa appena 6,7mld +1mld per i centri ricollocamento il primo anno, praticamente una misura a gratis! Poi se pensiamo che in tutti i paesi UE con sola eccezione di Grecia applicano questa misura di civiltà che ha salvato dalla strada gente che ha sempre lavorato, non si capisce perchè voi merdacce PDiote volete essere umani solo con le ONG che sequestrano gente dalle spiagge africane!

  6. faccio notare una cosa evidente ma del tutto sottovalutata:il potere politico si basa su chi deve pagare e chi deve essere ” aiutato” . Ergo piu’ alte sono le tasse + la politica ha potere . Non le abbaseranno mai veramente . Creano i bisogni ( ipertassazione , burocrazia assurad ecc) che danno loro POTERE .

  7. Bell’articolo. Faccio solo notare che quello che vuole fare la flat tax ci sta riempiendo di debito con RDC e prepensionamenti senza alcun taglio di spese. Chi ti riempie di debiti prepara solo il terreno per nuove tasse altro che flat tax per gonzi.

  8. Nella mia ignoranza faccio un ragionamento più basico:
    aumento delle tasse —> chi può se ne va —> restano solo i poveri

    E poi il debito pubblico chi lo paga? Chi paga stipendi e contributi agli statali? Già, perché bisognerebbe ricordare che i tanto odiati imprenditori, liberi professionisti e loro dipendenti si sono fatti carico di quasi 16 miliardi di debiti accumulati dall’Inpdap quando nel 2011 l’ente previdenziale del pubblico è stato assorbito dall’Inps. Buona parte di quel debito è dovuto ad uno Stato che non ha pagato i contributi ai propri dipendenti!

    Le tasse dovrebbero servire ad aiutare chi si trova in difficoltà e a fornire servizi utili e di qualità.

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