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Tav, l’asino di battaglia del M5S

Cosa resterà dell’esperienza di governo tragicomica del M5S? Un grande buco nei già fallimentari conti dello Stato e la consapevolezza che al peggio non c’è fine. Al buco si rimedierà mettendo, ancora una volta, mano alla tasca; mentre la consapevolezza non sarà di alcuna utilità proprio perché al peggio non c’è fine e l’Italia, come diceva Arbasino, è un Paese senza: senza storia, senza memoria, senza verità. Ma come siamo arrivati fin qui?

Purtroppo, c’è stata la ribellione delle élite le quali, per non essere impopolari e per non riformare sé stesse, non hanno governato e così, con una classica capriola della storia, c’è stata la ribellione delle masse: il cacio è andato sotto e i maccheroni sopra.

Il fenomeno della ribellione delle masse ha due caratteri di fondo. 1: lo Stato è individuato come la soluzione di tutti i mali e di tutti problemi. 2: l’uomo-massa crede nel diritto alla volgarità e, quindi, al capovolgimento di ciò che vale: al posto dell’intelligenza il trionfo del cretino; in luogo della conoscenza l’ignoranza; invece del limite la tracotanza.

Come se ne esce? Non senza difficoltà, se se ne esce. Infatti, nell’epoca  – come diceva Alan Sorrenti –  dei figli delle stelle c’è un nuovo capovolgimento che si narra nell’apologo dei cavalli e degli asini. Ora ve lo racconto.

L’altra sera dalla signora Gruber c’era una giornalista del quotidiano La Verità che diceva: “Il Tav è il cavallo di battaglia del M5S”. Il Movimento con questo cavallo di battaglia ha, nell’ordine: fatto ridere il mondo; isolato l’Italia; interrotto una delle vie di comunicazione più antiche in Europa che dal Rinascimento in poi ha fatto la fortuna della borghesia italiana; dimostrato che, come l’élite precedente, è al governo ma non governa con la differenza, però, che la nuova élite popolare è anche incapace di gestire l’esistente.

Si può dire, allora, che il cavallo di battaglia del M5S è, in realtà, un asino di battaglia.

Nel M5S l’asino di battaglia non è un’eccezione ma la regola. Eccone una lista incompleta: chiusura domenicale dei negozi e perdita di migliaia di posti di lavoro; chiusura in terra e in mare dei cantieri; decreto dignità con incentivo alla disoccupazione; fantasma del reddito di cittadinanza; primo boom economico recessivo della storia; il dittatore Maduro è un “sincero democratico”; il presidente Macron è un nemico e il vicepresidente del Consiglio, Luigi Di Maio, incontra a Parigi il leader dei gilet gialli che predica e pratica la rivoluzione e la violenza; Roma da quando è amministrata non solo da Virginia Raggi ma dalla classe politica dei grillini ha perso il titolo di “città eterna” e ha i giorni contati.

La sostituzione del cavallo con l’asino di battaglia ci fa capire che si è realizzata quella che Giovanni Sartori chiamò  – alla fine degli anni Sessanta, visto lo sfacelo dell’università -: asinocrazia.

Fino a quando durerà il potere dei somari? Fino a quando quel “dio mortale” che è lo Stato non collasserà dimostrando che, al contrario di quanto dicono gli asini di battaglia e tendono a credere per convenienza gli Italiani, il Leviatano non è la soluzione ma l’origine dei mali e dei problemi.

Giancristiano Desiderio, 15 febbraio 2019

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21 Commenti

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  1. Da liberale incallito, quale credo di essere anch’io – www.liberalismowhig.com -, non vedo dove ci sia una contraddizione dell’autore che, notoriamente, è assolutamente un noto liberale…

    Del resto, non mi pare che ci siano molti dubbi sul fatto che ai grillini, ormai, sia caduta la maschera, infatti, ogni volta che si manifestano con le loro più che stravaganti suggestioni, danno prova di non essere essere nient’altro che degli obsoleti conservatori provinciali ella nuova – ma vecchia – Sinistra, composta da individui impreparati, privi di una minima concezione cosmopolita.

    Non per niente, l’elenco delle oltremodo banali sciocchezze di cui tanto si vantano, e che l’autore giustamente mette in evidenza, sono la palese dimostrazione dell’interminabile pochezza di chi, attualmente, ahimè, ci governa…

    • Per parte mia ciò si estende paro paro alla Lega: quota 100, fondi – illegali peraltro – statali per rimborsare chi è cascato tra le grinfie delle banchette venete, aiuti agli allevatori sardi fuori da ogni logica di mercato, e si può continuare all’infinito. Tutto l’arco delle forze politiche italiane è fortemente statalista, assistenzialista, centralista e ‘costruttivista’ direbbero gli austriaci, e riflette peraltro e purtroppo forma mentis e modus vivendi della stragrande maggioranza degli elettori italici.

  2. Siete molto “succosi”!
    Il Desiderio è un’ottimo “acquisto” da parte di Nicola.
    La tav,aldilà di ogni sua valutazione(forse la sesta,o la settima…bho…),rappresenta plasticamente la nostra cara Italia.
    Chiedersi per anni cosa sia meglio fare,spendendo di continuo denaro, per rendere il Paese migliore è essenzialmente una deliziosa lotta dei burocrati per incrementare il propio potere di classe dominante.
    Nn esiste il concetto di “asinocrazia”,le élite sono avanzatissime e si fregiano delle migliori menti macchiavelliche che le nostre facoltà umanistiche sfornano.
    Le élite liberali che vengono rimpiante,quelle del primo periodo unitario,nn erano molto diverse da quelle attuali.
    Di differente avevano una,iniziale,predisposizione al parere tecnico che andò scemando quando davanti all’inchiesta raccolta da Sonnino e Franchetti ,di una realtà italiana degradata sul piano umano dove lo stesso vedeva nella riforma agraria una via di redenzione liberale…chiusero gli occhi per un predominio di classe alquanto poco liberale.
    Oggi il Ponti è ciò che rimane del concetto di tecnica in Italia.
    Un professore emerito,che si “vende” al miglior offerente.
    Con buona pace del progresso.

    Ps
    Vorrei che sia preso atto che nel recente passato ci fu un governo che ha cercato di sblindare i burocrati dalla loro autocrazia per riportare un brandello di liberalsocialismo nel nostro Paese.
    La classe politica si mosse togliendo pure la naftalina ai suoi passati “statisti” ,per aiutare i vari “grandi”costituzionalisti a preservare lo svolgimento,incostituzionale solo nei tratti da gli stessi preferiti,regressivo del Paese.
    Il popolo nn è stato ben informato nemmeno da chi si riteneva,e ritiene,liberale.
    Ora ricomincia il balletto dei tecnici “finto populisti” che,tra una telefonata e l’altra,con vertici alla gestione delle autostrade,si professano interessati alle sorti del Paese.
    Da notare il silenzio dei nostri “grandi” costituzionalisti,molto attivi negli anni passati.
    Questo deve essere propio un governo che rispetta i sacri dettami della Carta.
    Che si dia a Cesare,ciò che è di Cesare aldilà delle simpatie,caro Desiderio.

  3. Puobblicato il quaderno n. 13 dell’osservatorio asse Torino Lione guidato da Foietta, che contiene le osservazioni contro l’analisi costi benefici di Ponti, leggetelo e capirete.
    NO TAV = SI TIR, SI SMOG, SI CO2,
    Non capisco questa avversione per i mezzi pubblici, trinceandosi dietro il fattore economico, allora potrei dire, a che serve dare le medicine a un ottantenne che tanto prima o poi deve morire di vecchiaia, anzi, prima muore meglio e’ , ne gioverebbe l’inps e il SSN, lo afferma la mia analisi costo benefici.

  4. Stiamo tutti qui ad aspettare che il muro crolli su di noi. Non ho mai odiato nessuno, ma devo dire che questa volta, questi animali che prima non conoscevo hanno suscitato in me i sentimenti più vergognosi che si possano provare in politica: odio, rabbia totale, desiderio di cancellare, di rimuovere, vedere morire questi idioti.
    Ma è possibile che l’Italia, con i suoi tremila anni di storia, con la sua arte, col suo genio acuto ma diffuso e popolare, con la sua vocazione al sacrificio ed al successo, finisca così?
    La politica prevede i mezzi e i modi per far fuori (dico “fare” “fuori”) il nemico, quel nemico che può portarci via tutto:
    tu, o Romano, ricorda di governare i popoli,:
    queste saranno le tue arti, e d’imporre la civiltà con la pace,
    risparmiare gli arresi e sconfiggere i ribelli.»
    Muoviamoci finchè siamo in tempo, mano alle armi.

  5. Condivido certo cinquanta sessanta anni fa l’italia non era perfetta ma il lavoro c’era la scuola funzionava la sanità non era a cinque stelle ma ti compravi la casa ,la macchina pure avevi un solo stipendio e magari sorridevi.

  6. Ma ragazzi, un punto di vista liberale no tav non lo volete proprio dare?
    Ponti, Ramella e soci non sono pericolosi statalisti.
    Ramella è dell’Istituto Bruno Leoni.
    Ed il problema della tav che emerge dallo studio è fondamentalmente uno: il trasporto collettivo è molto costoso ed inefficiente rispetto a quello individuale. Quasi sempre.
    Mi sembra un concetto molto liberale, e credo economicamente del tutto corretto.
    Forse è ora di liberarsi di qualche pregiudizio, non trovate?
    PS: ricordarsi anche che i gilet gialli, iniziali e spontanei, nascono ribellandosi contro tasse, autovelox, e regole eccessive come l’abbassamento dei limiti di velocità. C’è del buono in questa ribellione. Bisogna saperlo cogliere ed indirizzare nel verso giusto, anzichè lasciarlo in mano agli statalisti e comportarsi come dei radical chic da salotto che prendono in giro gli “ignoranti”. La ribellione contro gli pseudo esperti è filosoficamente alla base del liberalismo, da sempre. Solo che la gente di oggi, cresciuta ed educata all’adorazione del dio stato, non ha gli strumenti culturali per capire. Percepisce che c’è qualcosa di sbagliato, ma deve fare i compiti. Meglio aiutarla che deriderla.

    • Posso ringraziarti/la? Credo sia un buon punto quello sui gilet gialli (sul TAV temo che anche in campo liberale non possano non esserci valutazioni differenti, fuor di furori ideologici). L’equilibrio, di giudizio e di azione, che spesso manca o cede di fronte alle divisioni politico-ideologiche contingenti, portando all’esaltazione movimentista acritica (a sinistra quanto a destra) da un lato, o allo snobismo eccessivamente elitista ed elitario dall’altro – fermo restando che, a mio avviso e non è niente di originale, esiste sia un problema di qualità delle élite che dell’elettorato (e fermo restando che, in ogni caso, da un punto di vista liberale è problema secondario il ‘chi comanda’ rispetto a quello dei limiti del potere).

      • Problema “qualitativo” sia di “elite” che di elettorato indubbiamente enorme (e così finisco a fare il radical chic anch’io).
        D’altronde questo è il mondo, e con questo dobbiamo fare i conti.
        Però mi viene spontaneo chiedermi: rispetto ai secoli scorsi, quando si sono elaborate ed introdotte le teorie liberali (di cui certamente ricordi il concetto più importante: limitare il potere), oggi sono peggiorate più le “elite” o la massa?
        Io dico le prime. La massa era sostanzialmente analfabeta. Ma le elite producevano appunto una filosofia liberale di prim’ordine, che ha permesso uno sviluppo impetuoso. Oggi cosa producono? Il QE? L’interventismo keynesiano? La Ocasio Cortez?
        Grazie a te per il riscontro. E diamoci del tu ovviamente.

        • Sono certamente d’accordo: questo è il mondo, e con questo dobbiamo fare i conti. Quanto alla domanda… mah? Come accennavo e come ricordi, non è certo un problema nuovo: la letteratura che riflette sulle élite e sulla ‘massificazione’ democratica si spreca, da Tocqueville ad Aron per non andare troppo indietro nel tempo e troppo lontano dal filone liberale. In regime di democrazia liberale a suffragio universale, con l’importanza che il consenso riveste, credo sia pacifico che i due corni della questione siano strettamente e inevitabilmente intrecciati. E non so se sia più ‘radical-chic’ addossare la colpa all’uno all’altro: se me la prendo soprattutto con le élite oltre un certo limite, implicitamente ammetto che, tutto sommato, conta quel che fanno e pensano loro di contro agli altri che non contano un caxxo. Ora, lasciando da parte tali oziosi giochini intellettualoidi, ammetto che personalmente, da qualche tempo a questa parte, tendo a convenire con le tue valutazioni… Ancora mi sfugge però una ‘via d’uscita’ convincente, efficace, realistica, pragmatica e fattibile/perseguibile, che non sia semplice – per quanto indispensabile – petizione di principio – tipo: ‘diffondiamo la cultura x o y’.

    • Il baco dello studio sulla Tav non è da ricercare nell’ orientamento politico dei componenti o dell’ appartenenza a think-thank di destra, centro o sinistra, ma nel merito dello studio stesso, bacato da una scelta pregiudiziale degli elementi da valutare. Le linee guida italiane ed europee per valutazioni costi-benefici sono in merito abbastanza concordi sul fatto, ad esempio, che non si possono inserire tra i costi la perdita di accise sui carburanti e i mancati pedaggi autostradali: se li utilizzi come costi è unicamente per ottenere valori che suffraghino una tesi evidentemente precostituita. Senza poi mettere in conto la spesa di ammodernamento della linea del Frejus, inevitabile se si rinuncia alla Tav e il cui costo andrebbe giustamente sottratto come risparmio sui costi totali. Banalizzando: se il mio barista fa pagare il caffè 2 euro perchè dice che abita lontano dal suo bar e deve inserire nei costi le spese sostenute per il carburante dell’auto, la cosa mi risulterebbe quantomeno discutibile se non sospetta, e di sicuro mi perderebbe come cliente, così come compromessa risulta a mio avviso la credibilità professionale di 5 dei 6 componenti la commissione. In sostanza la prova dei commissari non puo che essere bocciata per lo stesso banale motivo per cui un insegnante boccerebbe lo scolaro che afferma che 2 mele + 2 mele = 5 mele perché una se l’è portata lui da casa.
      Quanto alla concorrenzialita’ ed efficienza del trasporto privato rispetto al pubblico credo possa essere condivisibile limitatamente a ristretti contesti, in contesti più vasti non è così: basta ricordare i pionieri americani che dovevano attraversare le Montagne Rocciose coi loro carri per spostarsi a Ovest, finché non venne costruita la First Transcontinental Railroad. Che certo ebbe costi elevati ma benefici inestimabili e che sicuramente sarebbe stata bocciata se avessero dovuto decidere sulla sua convenienza i 5 della commissione “commissionata” dai 5s. Anche la Sanità “collettiva” ha costi enormi ma è immaginabile una sanità “individuale” (che è cosa diversa da una sanità privata) ? Quindi va benissimo essere liberali ma restare in equilibrio sul crinale del paradosso in nome di una purezza “ideologica” è esercizio puramente intellettualistico.

      • 1) Sulle accise hanno 100% ragione Ponti & c.
        Lo hanno spiegato bene su lavoce con questo semplice esempio:
        “Si immagini un progetto che riduce il tempo di viaggio da A a B di 10 euro, portando il costo generalizzato da 100 a 90 euro; il beneficio degli utenti, che assumiamo per semplicità coincidere con il beneficio collettivo, è evidentemente 10 euro.
        Si immagini però che lo stato, contestualmente, imponga una nuova tassa su quella relazione pari a 9,90 euro. Il costo generalizzato degli utenti dopo il progetto sarà 100 -10 (beneficio) + 9,90 (tassa) =99,90 quindi avranno un beneficio solo di 0,10.
        Tuttavia, è chiaro che il progetto dà un beneficio (10). Dunque, al surplus degli utenti, pari a 0,10 va aggiunto il surplus dello stato, che in questo caso è pari appunto ai 9,90 euro di tasse raccolte.”
        Economicamente non vedo come si possa sostenere qualcosa di diverso: i costi di una tecnologia sono indipendenti da quante tasse ci sono appiccicate sopra.
        2) I mezzi collettivi, in primis il treno, sono quasi sempre mostruosamente costosi. Probabilmente fa eccezione l’aereo, ma citare come esempio una ferrovia costruita prima che inventassero le auto non ha alcun senso, perchè l’alternativa erano i cavalli.
        Forse sarebbe il caso di svegliarsi e di cominciare a capirlo.
        Per capirlo, bisogna chiaramente considerare correttamente il punto 1): l’auto in genere è conveniente, pur essendo massacrata di tasse. Quindi genera utilità a chi la usa + un sacco di gettito fiscale. Il trasporto pubblico, al contrario, è largamente sussidiato. Quindi non solo è usato malvolentieri, ma chi lo usa ne paga solo una parte, perchè i costi reali (mascherati dai sussidi) sono molto più alti.
        Ci sono tanti articoli appunto di Ramella su questi argomenti, che consiglio a tutti caldamente di leggere.

        Il problema è proprio fare gli ideologizzati e dire “il trasporto pubblico è bello” senza rendersi conto di quale mostruoso sperpero rappresenti, salvo rare eccezioni.
        Oppure dire che i 5S hanno torto per definizione, anche se l’analisi la fanno liberali del tutto competenti ed in gamba.
        L’unica cosa che si può dire sulla tav è che, nel lungo termine, potrebbe dare benefici oggi non calcolabili, e cose del genere.
        Ma queste critiche su accise e simili sono davvero terribili, e mi fanno seriamente riflettere sulla buona fede dei soggetti che le fanno.

        • Punto 1) le analisi non si fanno coi “si immagini”. Punto 2) non vedo dal punto di vista metodologico come possa essere scorretto valutare il peso economico di uno strumento di mobilità, che può essere indifferentemente un cavallo, un mulo, un asino, una bicicletta o un’auto, forse c’è qualcun altro che dorme il sonno della ragione. Il trasporto pubblico è sussidiato in misura irrisoria, ma è comunque accettabile che non dia alti profitti, o sia addirittura in passivo in quanto servizio, peraltro di utilizzo non obbligatorio. Come la sanità pubblica che può tranquillamente essere by-passata da chi come lei ne vuole una individuale, le auguro di godere buona e lunga salute per non doversi attrezzare a casa sua di sala operatoria e sala di rianimazione, a meno che le sue finanze non siano all’altezza dei costi, chapeau ! Quanto alla conclusione mi spiace che lei concordi con soggetti come i 5s, non solo privi di coerenza, di cultura, ma soprattutto di istruzione.
          In conclusione, se la rivoluzione liberale non ha potuto aver luogo in questo paese forse non è solo colpa della “massa ignorante” ma di liberali elitari da salotto che si crogiolano nel loro narcisismo “intellettuale” e dai quali anche Benedetto Croce si sarebbe probabilmente tenuto alla larga. Ad maiora.

          • 1) Le analisi si fanno mettendo in pratica concetti teorici, come quello perfettamente spiegato da Ponti & c. Quanto leggo in giro sulla questione delle accise grida vendetta. Difatti anche lei non aggiunge nulla, nè ha mezza argomentazione economica per sostenere la sua tesi.
            Vede, forse gli ignoranti in questo caso non sono i 5S, ma gli pseudo esperti che pontificano dicendo stupidaggini.
            2) Il trasporto pubblico è sussidiato in misura enorme, altro che irrisoria. Coi biglietti quando va bene si pagano metà dei costi. Quando va bene. Spesso meno. Anche in questo caso, l’ignoranza non abita dove crede lei.
            Mentre l’auto ed il trasporto privato in generale generano decine di miliardi di imposte. Quindi praticamente siamo al contrario.
            In pratica, coi prezzi al pubblico, il rapporto è distorto di 4 volte.
            I biglietti dei trasporti pubblici dovrebbero costare 4 volte ciò che costano: così avremmo un pari trattamento per esplicitare la loro “efficienza” e capire di cosa parlaimo.
            Lo sapeva? Io dico di no, perchè la propaganda si guarda bene dal farlo presente.
            Per quello le suggerisco di leggere, anzichè inutili analisi ideologiche, gli articoli e le analisi di Ponti e Ramella, tra i pochi a non dire scemenze in materia.
            La predica sul pubblico e sul resto se le tenga pure per lei, grazie.
            Per fare la rivoluzione liberale la prima cosa è liberarsi dell’ignoranza spacciata per competenza, e studiare i fenomeni economici per quello che sono.

          • Che le posso dire, una replica un po’ differita tipo “l’esprit de l’escalier” ma segno comunque di caparbietà. I numeri hanno la testa dura ma ancora più dura è quella di chi non vuol capire che esiste una ragione per cui alcuni numeri hanno diritto di cittadinanza e altri non lo hanno quando si fa un’analisi, altrimenti tutti i gatti sono sempre del colore che vuole il padrone. Continui pure a cantarsela e suonarsela come vuole, quando si tratta di fede, indipendentemente dall’oggetto in cui si crede, non esistono argomenti capaci di far cambiare idea. Riuscirebbe a convincere un musulmano che Allah è solo una fantasia della mente umana ? E un cattolico che il papa parla in nome di dio (altra fantasia). Io no, e tantomeno voglio convincere lei della mia opinione. Continui pure ad immaginare uno stato senza servizi pubblici, quantomeno di trasporto, con milioni di automobilisti felici di passare la vita in coda sulla propria auto ed essere spolpati dal fisco per garantire magari il reddito di cittadinanza, grande minchiata sia dal punto di vista etico che da quello dell’incentivo allo sviluppo economico e che quanto a Oscar della stupidità non è da meno delle posizioni dei No-Tav. Detto ciò la polemica mi sembra ormai oziosa, se qualcuno ancora incerto su Tav sì-Tav no l’ha seguita si sarà fatto magari una sua idea, e questo può dare un senso alla reciproca logorrea. La saluto e vado ad occuparmi di cose molto concrete, l’acqua bolle e devo buttare la pasta.

  7. Sintesi efficace e condivisibile – bellissima la prima parte. Tuttavia, non vedo perché limitarsi al M5S. Non vedo nella Lega di governo, ad ora, meno paternalismo statalista. Le chiusure domenicali sono cavallo di battagli anche leghista, quota 100 ha lo stesso carattere del cosiddetto reddito di cittadinanza, idem le ultime uscite a proposito della situazione – senz’altro difficile – dei produttori di latte sardi, e così via.

  8. Per capire cosa sono i NO TAV e cosa li spinge a tale contrarietà, basta osservare, come è capitato di fare a me, una loro sede e cosa propagandano. I NO TAV avevano occupato un cinema in disuso e ne avevano fatto una loro base. Tutti ragazzini molto giovani e i loro manifesti esposti fuori da deto cinama rivelano i loro pensieri e i loro scopo. Vi lessi: “NO TAV, più di una lotta, uno SCOPO DELLA VITA”, oppure ” un giorno potremo dire che c’eravamo anche noi tra quei boschi e quei monti” scritto sotto una immagine di guerriglia tra fumi e scoppi.
    Io credo che questi erano ragazzini che cercavano emozioni forti al di là del fatto contingente che gliele procurava. Ragazzini che hanno bisogno di sentirsi vivi ed eroici e, casomai, fare anche colpo sulle ragazze. Visto che nessuno sa quale sia lo scopo della nostra vita, può anche darsi che le loro motivazioni hanno una qualche validità, ma, in questo caso allora la vita è proprio un cavolata.

  9. Io intervenivo sul blog di Grillo fin dalle sue origini ma poi ne sono stato cacciato per “ECCESSO DI COMMENTO INAPPROPRIATO”. Mi battevo per un punto di vista unico con cui valutare i problemi; rilevavo le contraddizioni e gli infantilismi dei loro DOCUMENTI E PROPOSITI.
    Sono stato cacciato. Per quanto riguarda la TAV credo si tratti di una impuntatura esistenziale. Una bambinata che spesso si fa nell’infanzia e che consiste nel voler imporre agli altri il proprio volere egemonico a tutti i costi e con tutti i mezzi. La TAV andrebbe fatta per non darla vinta ai violenti che in questi anni hanno attaccato le forze dell’ordine e imbrattato i muri delle citta con le loro scritte no TAV. Io ho anche assistito d una manifestazione NO TAV a Roma e ho visto chi sono i no Tav. Tra scoppi di bombe carta si aggiravano, tra i fumi, esagitati con birre in mano e fumatori di strane sigarette. Anche se avessero ragione va impedito loro di prevaricare gli altri. Loro non possono decidere di far risparmiare il popolo italiano anche contro la sua volontà. Il Popolo italiano non ha bisogno di trattamenti sanitari obbligatori. Se il popolo italiano vuole buttare via i suoi soldi, per via della Democrazia, deve poterlo fare e se, nel caso, ne pagherà le conseguenze.
    Quello che impressiona è sentire persone come Travaglio che hanno sempre affermato che “LA TAV NON SI FARA'”, una vera e propria imposizione, un ordine, un comando che non ammette repliche. Ricorda il Papa quando paragone Gesù e la Madonna agli immigrati, una totale assurdità visto che tra di loro ci sono assassini e stupratori di bambine ma tantè, lui è il Papa e nessuno ci si deve opporre. Ma Travaglio è come il PAPA?

    • Egr. Ferdinando,
      sono pienamente d’accordo, la TAV si DEVE fare, altrimenti qual’e l’investitore straniero vorrebbe investire in Italia sapendo che cambiando i governi i contratti firmati sono tutti da ridiscutere? Nessuno vorra piu investire un centesimo in Italia dovremmo averlo ben chiaro questo. Piuttosto, se vero che le passate compagini politiche hanno fagocitato il progetto per mero interesse di parte e/o per incapacita, e il caso di portarli in giudizio, giusto per fare passare il concetto che chi sbaglia paga, e ora d finirla che paga sempre Pantalone!!!!

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