Qui al Bar non ce la siamo mai bevuta la fandonia che il woke sarebbe morto solo perché una ricca comunista woke ne aveva decretato la fine (in effetti la assurda, ma pericolosa, Alexandra Ocasio-Cortez invitava solo a ridefinirlo in un modo adeguato al tempo e ancor più pervasivo e stritolante). Il woke, ne restiamo convinti, non morirà mai come non muore il comunismo che più è balengo e più rinasce dalle ceneri delle sue aberrazioni: basti pensare a come la rivoluzione proletaria, fallita, ha lasciato il posto alla rivoluzione dei migranti, come teorizzava Toni Negri, fallita, che ha lasciato il posto alla rivoluzione dei piumini da cipria genderfluid, fallita, che ha lasciato il posto alla rivoluzione dei maranza, la più vile di tutta perché affidata ai minorenni non imputabili e facili da assolvere col pietismo perdonifero di stampo mattarelliano.
Per cui siamo colpiti, tramortiti, ma non stupiti scorrendo due notizie allucinanti, entrambi dal Regno Unito che ormai è ben oltre dall’essere fottuto. La prima viene dall’Irlanda, dove un programma sostenuto dal governo ha introdotto il divieto di abbracci dai nonni a nipoti, il che ha provocato la giusta protesta, ma sterile, di un politico conservatore, Gavin Pepper, il quale, poveretto, ha pateticamente invitato tutti a “mantenere un po’ di buon senso”. Che è precisamente ciò che il woke aborre come un diavolo l’acqua santa. Attenzione, non si tratta solo di deficienza istituzionale: il divieto di abbracci dai nonni è una lucida, demoniaca strategia per minare quello che resta della tradizione culturale occidentale fondata sulla trasmissione di esperienze e di affettività tra le generazioni. Il woke sa bene che, mentre i genitori sono tenuti (o sarebbero, anche se ormai è storia archiviata) a una giusta severità nell’interesse dei figli, i nonni sono tutto amore, tutta comprensione; i nipoti crescono meglio a misura dell’affetto che ricevono dai nonni, ed è questo che il woke satanico punta a distruggere.
Bravi, così li rendiamo tutti maranza, in ossequio a quell’altra religione che per i bambini, in particolare le femmine, nutre tutt’altro genere di attitudine.
Ma la morbosità, il woke la riserva solo al retaggio occidentale, bianco, patriarcale, come è noto. L’altra faccenda è se possibile ancor più manicomiale eppure vera: siamo sempre in quel che resta della Gran Bretagna, precisamente in Scozia, dove un museo ha rimosso le sue mummie, esposte in funzione storico-culturale, sapete perché? Perché non avevano dato il consenso a venire mostrate. Le mummie non erano state interpellate, non avevano lasciato la liberatoria. Per la precisione, trattavasi di una testa maschile, un piede, una mano destra (ahi!), frecuperate dalla Valle di Re a Luxor, Egitto, insieme ai resti di un sacerdote chiamato Nekt. Tsk, tsk! Fatto sparire tutto, perché, spiegano dal museo, è “una questione di dignità e di rispetto”. Per chi? “Per i resti umani”.
Ancora una volta, il woke sembra imbecille ma non lasciatevi ingannare: lo è davvero, però non lasciatevi ingannare: sa ciò che fa. E ciò che fa è impedire una volta di più la consultazione della storia, la conoscenza, la consapevolezza delle civiltà sepolte. “In sostituzione”, come avrebbe detto il prof. Guidobaldo Maria Ricciardelli quello di Fantozzi, una bella mostra di antifà palestinesi coi capelli verdeviola, rancidi, oversize, dai denti metallici, con buchi dappertutto, dall’aspetto satanico. Eccolo qua il woke che non muore, ma risorge. Dice l’organizzazione Glasgow Life, che ha imposto quest’altro delirio, che “quanto deciso riflette la pratica museale contemporanea”, insomma si fa così perché si fa così. La logica tipica del manicomio. Ma se tutto il mondo diventa manicomio, la follia non c’è più e il problema è risolto. Un caffè, signori?
Il Barista, 24 ottobre 2026
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