Clima di altissima tensione tra Tel Aviv e Teheran. Secondo quanto riportato da CBS News, funzionari statunitensi sarebbero stati informati dell’intenzione di Israele di lanciare a breve un’operazione militare contro l’Iran. Una notizia che ha immediatamente riacceso le preoccupazioni a Washington, dove cresce il timore di una possibile rappresaglia iraniana contro obiettivi americani nella regione, in particolare in Iraq.
Proprio in questo contesto di crescente tensione, il Dipartimento di Stato ha ordinato l’evacuazione del personale governativo non essenziale dall’Iraq, mentre il Pentagono ha autorizzato i familiari dei militari statunitensi a lasciare volontariamente le proprie sedi in tutto il Medio Oriente. Un funzionario della Difesa ha confermato le misure, spiegando che si tratta di una risposta precauzionale al deterioramento della sicurezza regionale.
A confermare il clima di allerta è stato lo stesso Donald Trump, intervenuto in nottata dal Kennedy Center: “Stiamo riposizionando il nostro personale perché l’area potrebbe presto diventare pericolosa”, ha dichiarato l’ex presidente, sottolineando i rischi crescenti di un’escalation militare.
La tensione è nucleare, termine perfetto. A Vienna, infatti, il Consiglio direttivo dell’Aiea — l’Agenzia internazionale per l’energia atomica — ha approvato una risoluzione di censura nei confronti dell’Iran, accusandolo di non rispettare gli obblighi previsti dall’accordo sul nucleare (Jcpoa). La decisione potrebbe aprire la strada al ripristino delle sanzioni ONU sospese nel 2016, dopo la firma del Jcpoa, dal quale Washington si è però ritirata unilateralmente nel 2018 sotto l’amministrazione Trump. Teheran ha respinto la risoluzione come “politicamente motivata” e ha accusato l’Occidente di applicare doppi standard.
In risposta, le autorità iraniane hanno annunciato nuove misure: l’avvio di un sito di arricchimento «in un luogo sicuro» e il potenziamento delle centrifughe a Fordow, uno degli impianti più sensibili del Paese. Una mossa che rischia di aggravare ulteriormente la crisi e compromettere ogni possibilità di intesa. Negli ultimi mesi, cinque round di colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran non sono riusciti a ridurre le distanze. Washington insiste affinché l’Iran interrompa ogni forma di arricchimento dell’uranio sul proprio territorio, ma Teheran rivendica il diritto a proseguire per scopi civili e medici. Il punto critico resta il livello di purezza raggiunto: 60%, ben oltre il limite del 3,67% previsto dall’accordo, e vicino alla soglia del 90% necessaria per un’arma atomica. L’Aiea ha stimato che l’Iran possiede già una quantità di uranio sufficiente per produrre da sei a nove ordigni, pur precisando che sarebbero necessari ulteriori passaggi tecnici.
Israele, da tempo allarmato dalle ambizioni nucleari iraniane, non crede alle rassicurazioni di Teheran. Come evidenziato da Repubblica, il primo ministro Netanyahu preme da anni per un’azione militare contro gli impianti nucleari iraniani. Ma l’amministrazione Trump, pur mantenendo una linea dura, ha finora escluso un intervento diretto.
Dall’Iran è arrivato un chiaro segnale di preparazione militare. Secondo quanto riferito da un funzionario iraniano al New York Times, il governo e l’esercito avrebbero già messo a punto un piano di risposta immediata nel caso in cui Israele dovesse colpire gli impianti nucleari del Paese. Il contrattacco prevederebbe il lancio di centinaia di missili balistici contro Israele, in un’operazione simile a quella condotta nell’ottobre 2024, quando Teheran lanciò circa 200 missili, costringendo milioni di civili israeliani a rifugiarsi nei bunker. Il Medio Oriente si trova così sull’orlo di una nuova, potenzialmente devastante crisi.
Inoltre, il maggiore generale Mohammad Bagheri, capo di stato maggiore delle forze armate dell’Iran, ha ordinato l’avvio di esercitazioni militari nazionali note come ‘esercitazioni dell’autorità’, con la frase in codice ‘Ya Ali ibn Abi Talib (PBUH)’. Come reso noto dall’agenzia di stampa iraniana Meh, secondo Bagheri, lo scopo di queste esercitazioni è quello di migliorare la forza difensiva, la prontezza operativa e le capacità di deterrenza delle forze armate iraniane: “Le esercitazioni di quest’anno sono state programmate con modifiche al calendario militare regolare e sono state concepite per rispondere alle minacce regionali in evoluzione e ai movimenti degli avversari”.
La strada sembra tracciata: Israele resta determinato a impedire che l’Iran acquisisca la capacità nucleare. Teheran promette di rispondere colpo su colpo. E gli Stati Uniti si preparano a ogni possibile scenario.
Franco Lodige, 12 giugno 2025
Nicolaporro.it è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati (gratis).
Da oggi puoi aggiungere Nicolaporro.it alle tue fonti preferite su Google visitando questa pagina e spuntando la checkbox a destra
Immagine generata da AI tramite DALL·E di OpenAI



